VALIS – V.A.L.I.S.

Valis è un acronimo che sta per Vast Active Living Intelligence System. Già da queste premesse il nostro immaginario ci porta a pensare ad un viaggio intergalattico intorno al cosmo. Quando però si va a sbirciare la formazione di questo intrigante quintetto si scoprono delle notizie davvero succose: Valis non è nient’altro che il progetto, peraltro attivo dal 1996, messo in piedi da Van e Patrick Conner (rispettivamente membri di Screaming Trees e Kitty Kitty), Kurt Danielson (direttamente dai TAD), Sean Hollister (altro ex Kitty Kitty/Screaming Trees) e Wes Weresch, nella veste di Brian Eno della situazione.
Da una line up del genere non ci si poteva che aspettare un gran disco ed infatti “V.A.L.I.S.” non delude le aspettative: si tratta di dodici pezzi di puro hard&heavy rock, con numerose sfaccettature provenienti dallo space rock e dal Seattle sound. Le esplosioni interplanetarie e gli strani aggeggi cibernetici presenti nel booklet contribuiscono ulteriormente ad alimentare un clima folle intorno a questa band, perfetto per intraprendere una gita intorno a Saturno in compagnia di una musica coinvolgente e vorticosa. Molti brani affrontano la materia heavy rock con una disinvoltura da cult band: l’iniziale “Indian giver” o la fumosa “Kill the ones you love” (introdotta dai bizzarri rumori di “Yakima preacher”) evidenziano una carica ritmica trascinante, un ottimo senso della melodia ed una potenza psicotica arricchita dal tocco allucinato dei sintetizzatori, pur conservando una verace base rock di fondo.

Le stesse “All phase” e “Love loader” risentono di questa “lucida follia” compositiva, soprattutto la seconda, dove la carica stonata del gruppo esplode in un finale deviato come non mai. Sorprendono inoltre i richiami a certo space rock d’annata (i riferimenti sono soprattutto gli Hawkwind e i primi Monster Magnet), che si sviluppano in pure cavalcate oniriche come “Universe” (con la sua controparte “Universe 2”) e la magmatica “Paper doll”. Se tutto ciò mostra un lato diverso della personalità d’origine di questi cinque personaggi, una song come “Pass me by” rimette la cose a posto, così carica di melodia, ruvide armonie e sapori pop da richiamare subito alla mente i fasti di un decennio fa in quel di Seattle. Non manca una sterzata verso contorti lidi noise (esempio ne è “Mealworm”), tuttavia sono presenti anche elementi che fanno subito pensare alle radici dei due Conner: “Transmuter” e la conclusiva “Pilots house” sembrano provenire dal repertorio degli Screaming Trees, con il piccolo ma non trascurabile particolare di aver subito un trattamento che le ha rese più grezze, dirette ed inacidite.

Tutto questo sono dunque i Valis, una realtà parallela eterogenea ed eclettica oltre i soliti canoni del super gruppo o del side project. Abbiamo aspettato sei anni per avere un disco gustoso come questo (senza considerare lo split con i Kitty Kitty per la defunta Man’s Ruin), speriamo solo di non dover attendere ancora così a lungo per il secondo capitolo di questa saga cosmica…
Have a nice trip!

Alessandro Zoppo

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