VERACRASH – 11.11

Sono già in studio per il nuovo album, ma nello scorso anno “11.11” non è certo passato inosservato e sta permettendo ai Veracrash di godere i frutti della loro tenacia. Il debutto sulla lunga distanza è arrivato difatti dopo un po’ di anni dalla loro formazione (2003), ma va ricordato che il gruppo milanese è stato tra i primi a raccogliere il testimone dell’heavy rock ‘robotico’ in maniera competente, depurandolo cioè di ‘derive’ alt-rock di maniera (precedendo così nella missione altri nomi meritevoli come Fleven, Loudnine e Temple of Deimos), materializzatesi come un informe spauracchio nelle stagioni successive al successo globale dei Queens of the Stone Age.I nostri invece tengono fede all’originale, sfocata filosofia dadaista della loro musica, grazie soprattutto a pezzi vincenti come “Beyond the Grave” e “Broken Teeth, Golden Mouth”, che ibridano bene space punk e stoner, passando per le più classiche (nel loro genere) “Miseducation” e “Santa Sangre”, sofisticate e vaporose.
Le escursioni più puramente psichedeliche di “Jeeza” e “Russian Roulette” (quest’ultima influenzata parimenti da Dead Meadow e Blonde Redhead) evidenziano un’ulteriore raffinata gamma sonora che è da considerarsi patrimonio genetico dei Veracrash, e anche l’ultimo strumentale “Snakes for Breakfast” si rivela una chiusura solida e trasognante.
First Class Heavy Psychedelic Ambient Robot Post Punk Rock’n’roll? Dopo l’ascolto di “11.11” non possiamo che confermare.

Rob Mattei