VERACRASH – My Brother the Godhead

Ritornano a due anni di distanza dall’album di debutto, “11.11”, i milanesi Veracrash. Lo fanno in grande stile con un album prodotto niente meno che da Niklas Kallgren (Dango) dei Truckfighters. Il sound di riferimento è quello: Fu Manchu, Kyuss, QOTSA, uno stoner ruvido, a tratti psichedelico ma che in quest’ultimo lavoro, intitolato “My Brother the Godhead”, sfoggia anche qualche velleità goth, sopratutto in alcune linee vocali e nel lavoro delle chitarre. Apre “Lucy, Lucyfer” e qua l’accostamento ai sopracitati Fu Manchu ci sta tutto. Segue “Kali Maa”, un riff di chitarra folgorante per una canzone che è adrenalina pura, e svolge anche il ruolo di primo singolo dell’album. La title track cambia pelle, si tinge di scuro, ci mostra il lato sinistro dei Veracrash, con atmosfere pregne di psichedelia dark che sfociano in un finale magniloquente in pieno stile post-metal.”A Blowjob from Yaldabaoth” parte sparata a mille, la frenesia scema a metà canzone lasciando spazio ad un mid-tempo atmosferico. “Obey the Void” sorprende un attimo, già, perché il ritornello così enfatico, così gotico, lascia quasi irretito l’ascoltatore e rimanda ai finlandesi Him. “Remote Killing” ci riporta su binari più propriamente stoner, canzone tiratissima trascinata da una batteria poderosa. “Exit Damnation” con i suoi incastri di chitarre e batteria ricorda in una certa maniera i mai troppo conosciuti The Fucking Champs, mentre “Allies from the Megaverse” ha solo il titolo di notevole, dato che il pezzo risulta piuttosto anonimo. Dopo l’intermezzo “Trees Falling Upwards” e “We Own You Bitches”, pezzo energico ma scontato, si chiude con “_”, dove si sente tutta l’influenza di John Garcia e soci sui ragazzi milanesi.
I Veracrash non deludono: dimostrano di avere personalità anche se a volte non riescono a non cadere nei cliché del genere, oppure a spingere troppo oltre la loro vena gotica, lasciando qualche dubbio sulla riuscita delle loro intenzioni. Insomma, sono promossi ma continuiamo a preferirli quando sono più stoner o più post-metal.

Giuseppe Aversano