VIBRAVOID – Delirio dei sensi

Devono aver avuto un’infatuazione per il french pop Anni 60 se i Vibravoid hanno deciso di piazzare a recinto del loro ultimo “Delirio dei sensi” una bellissima versione di “Poupee de Ciree Poupée de Son” di France Gall (scritta da Serge Gainsbourg, nella sua più alta dimostrazione di psycho pop!) spinta sull’acceleratore fuzz e “La Poupée qui fait non” di Michel Polnareff che nel 1966 descriveva i pruriti e le frustrazioni di un’adolescenza esplosa. Altra strana circostanza per la band tedesca risulta il titolo in italiano (“Acid – Delirio dei sensi” è un film del 1968 di Giuseppe Maria Scotese), puro rinvenimento della nostra stagione cinematografica Anni 70, durante la quale una serie di autori e registi indagavano l’aspetto più esoterico e occulto della società con titoli come “Angeli Bianchi, Angeli Neri” (Luigi Scattini, 1970), “Tutti i colori del buio” (Sergio Martino, 1972) e “Svezia, Inferno e Paradiso” (Luigi Scattini, 1968).Questo nuovo album dei Vibravoid respira proprio la dualità di queste influenze, anche se nel mezzo c’è la solita summa di improvvisazione/dilatazione a cui i nostri di Düsseldorf ci hanno abituato, mescolata a delle ‘interruzioni’ del viaggio cosmico come pillole psychedelic beat di straniante bellezza. “Optical Sounds” (The Human Expression), “Magic Mirror” (Aphrodite’s Child) e “Colour Your Mind” (Tyrnaround), i titoli parlano da soli, sono splendide gemme acide. La sintesi di un amore genuino verso i Mid-Sixties viene dichiarato in pezzi di 3, 4 o 5 minuti dove il fuzz è il padrone indiscusso, anche nelle battaglie con i tasti d’avorio che qui, rispetto ai precedenti album, si fanno più presenti. Il controcanto è rappresentato da ritmi lenti, effetti space, sound quadrofonico di pezzi come “Nearby Shiras” (Kalachakra), “The Golden Escaletor” (avete nostalgia dei primi Monster Magnet? Eccoli!) e “Listen Can’t You Hear”, monolite intergalattico mandato a sondare l’universo sconosciuto.
I Vibravoid hanno sempre avuto la grazia di pubblicare album bellissimi, ma questa volta si sono davvero superati. Come si diceva un tempo: buy or die!

Eugenio Di Giacomantonio

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