Void Generator – Prodromi

Quattro lunghi pezzi registrati dal vivo e con un solo microfono. Non importa se si sentono le voci di sottofondo, non importa degli orbital mistakes e dei cosmic noises: l’importante è far defluire la musica dalla propria mente in totale libertà, sperando che incontri le sinapsi di chi suona insieme a te.

Gianmarco Iantaffi è la mente che si muove dietro i Void Generator, attivi dal 2006 con We Have Found the Space (ma il debutto omonimo risale al 2004). Edito da Phonosphera Records, Prodromi è il loro quarto album e a differenza degli altri è un lavoro non mediato, non provato, non elaborato. È un disco di quattro pezzi lunghi circa quindici minuti ognuno, totalmente jammato. La materia grossa è ovviamente il suono degli Hawkwind, sempiterni guerrieri dello spazio a cavallo delle supernove. La materia fine è invece la miriade di ascolti trans generi che permettono di tirarla per le lunghe senza annoiare. Per farci catapultare nel loro studio qui e adesso e per permetterci l’immedesimazione massima con i musicisti ci sono anche le dissolvenze in entrata e in uscita: come a dire, questo sta succedendo e questo è ciò che senti adesso.

Nessun strumento prevarica gli altri, nessuna prima donna vuole spuntarla. Ovviamente quando il terreno è pronto ad accoglierlo, Gianmarco si lancia in lunghi assoli acidi (Sleeping Waves). Altre volte, dolcemente, delicatamente, le keyboards di Enrico ricamano paesaggi fioriti. Ma nel complesso emerge la voglia dei nostri di rilassarsi e godersi la gioia di suonare. Alla maniera di Da Captains Trip, Prehistoric Pigs e Tuna de Tierra, ci sono delle band in Italia che nella via strumentale, totale o parziale, stanno cercando di trattare l’ispirazione del momento come la miscela che accende la passione del suonare. Da qui nasceranno altre albe cosmiche.

Void Generator Prodromi

Void Generator

 

Eugenio Di Giacomantonio