VOODOO SHOCK – Marie’s Sister’s Garden

Quando si dice che un prodotto di genere vale più di mille, pretenziosi lavori d’autore. È il caso di “Marie’s Sister’s Garden”, secondo ottimo disco dei tedeschi Voodooshock. Un po’ di storia per chi ignorasse di chi stiamo parlando. Uwe Groebel (voce, chitarre) è in giro da parecchio, da quando Lee Dorrian rimase rapito dalla musica dei Naevus e li mise sotto contratto per Rise Above. Classico scioglimento e nuovo progetto per Uwe, Voodooshock appunto. Due uscite (un full lenght e un ep) su PsycheDOOMelic e ora nuova linfa alla line up, con la sezione ritmica del favoloso duo Beehoover a dettare tempi e trame sonore (Ingmar Petersen al basso, Claus-Peter Hamisch alla batteria). “Marie’s Sister’s Garden” è il risultato, un disco che trasuda DOOM da ogni microsolco.Attenzione però, la sensibilità artistica di Groebel non si limita a riproporre i canoni stilistici dei vari Saint Vitus, Cathedral, The Obsessed e Revelation (ripresi comunque in diversi episodi densi e soffocanti come “Funeral farewell” o “Miserable mercy”). I Voodooshock sono autori di un sound emozionale, affascinante, per certi versi delicato, avvolgente. L’iniziale “Please let all truth in your heart”, le travolgenti “Truth” e “I need a rest”, l’intensa “Warm knives cut deeper” sono in proposito più che eloquenti. È il mood che caratterizzava anche i Naevus, fuso in questo caso con un songwriting intelligente, attento a diverse sfumature (blues, heavy, groove rock). Un doom paradossalmente ‘solare’, come se si volesse lasciare un barlume di speranza, far trasparire un raggio di sole in un buio che ci attanaglia dentro. E forse la vera essenza del doom è proprio questa, prezioso segreto che “Marie’s Sister’s Garden” ci rivela in punta di penna, con accorata passione.

Alessandro Zoppo