W.I.N.D. – Hypnotic dream

Un mix di blues, hard rock, soul, improvvisazione e psichedelia. Tutto questo e molto altro troverete nel secondo disco dei friulani W.I.N.D., trio dedito ad un recupero totale del suono “vintage” del passato. Siamo in presenza di un vero e proprio gioiello, uno scrigno che rivisita a tutto tondo la tradizione classica del rock. Non si tratta di una riproposizione giurassica e sterile che segue canoni ormai fuori moda, qui ci sono tecnica, feeling e capacità compositive da far invidia a qualsiasi uscita che abbracci rock o blues.
La versatilità di Fabio Drusin (vocalist eccezionale nonché ottimo bassista), Jimi Barbieri (chitarrista dal tocco ora delicato ora aggressivo) e Sandro Bencich (drummer possente e preciso) viene impreziosita dall’hammond infuocato di Johnny Neel, storico tastierista di Gov’t Mule e Allman Brothers Band. Ed è proprio a questi ultimi che i W.I.N.D. sembrano richiamarsi con maggior frequenza, basta ascoltare due brani coinvolgenti ed accattivanti come “Can you feel me” e “I can’t live it anymore” per rendersene conto. Pura adrenalina scorre nelle loro vene, l’organo di Neel è un fiume in piena, vorticoso e torrenziale, mentre gli innesti di slide guitar aggiungono quel tocco di pathos che ci trasporta direttamente alle radici del blues.

Si tratta di un suono ricco di sfumature, per certi versi unico in Italia: il blues nero (penso a John Lee Hooker, Muddy Waters e Willie Dixon, di cui viene riproposta in maniera trascinante la storica “Hoochie coochie man”) incrocia il blues bianco (tanto per fare qualche nome direi John Mayall o Eric Clapton del periodo Cream), l’hard rock degli anni ’70 (spesso sbucano riferimenti ai primi Whitesnake e ai mitici Free) e lunghe divagazioni psichedeliche liquide e fatate.

Non si può davvero resistere alle bordate hard blues dell’iniziale “Going lazy” o della travolgente “Taste it”, mentre attimi più ragionati e riflessivi vengono trasposti in una ballad carica di vibrazioni soul come “Tomorrow never comes”. Tuttavia è proprio nei momenti più tirati e al tempo stesso onirici che la band dà il meglio di sé: ascoltare il boogie selvaggio di “Boogie man” lascia senza respiro, così come le lunghe jam inacidite che rispondono ai nomi di “Moon blues (part 1)” e “Hypnotic dream”. Pura arte psichedelica filtrata attraverso il blues e l’heavy rock, che raggiunge il suo apice assoluto nel capolavoro dell’album, “Dance with the devil”: oltre otto minuti cesellati da vocals abrasive, chitarre mesmeriche, ritmiche ipnotiche e un organo hammond da brivido continuo lungo la schiena…

Non si avverte mai un segno di cedimento o di stanchezza: nonostante la durata abbastanza lunga dei brani si percepisce dal principio alla fine una sensazione di magia sonora difficile da trovare nel mercato discografico di oggi. E allora, come se non bastasse, arricchisce questa favolosa uscita un secondo dischetto composto da quattro brani: si tratta di chicche come la versione acustica di “Over the sun”, l’hard blues di “Keep on livin'” (colto per l’occasione dal vivo) e le jam tuonanti e jazzy “Spoonful” e “Jammin’ with Johnny”.

Sono incredibili la passione e la spontaneità che trasudano da questo disco: i W.I.N.D, pur non inventando assolutamente nulla di nuovo, sono riusciti nell’impresa di proporre un’ora e mezzo di musica ad alto tasso emotivo, ripescando dal passato senza correre il rischio di venirne risucchiati. La loro dovrebbe essere una lezione per molte altre band…
Un solo consiglio: immergetevi in questo meraviglioso sogno ipnotico.

Alessandro Zoppo

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