WALL OF DEATH – Main Obsession

Tre ragazzi francesi che suonano pura psichedelia, oscura, malinconica e senza speranza? No, non può essere: non sono per caso dei biondi vichinghi scandinavi sballati dall’infinita oscurità invernale o magari dei giovani californiani troppo fumati per scorgere il riverbero accecante della luce nel deserto o sull’oceano? No, niente di tutto ciò: i Wall of Death (nessun riferimento al violento “mosh” heavy metal) sono un trio proveniente dalla metropoli parigina attivo già dal 2010 ed il loro debut album,”Main Obsession”, è stato pubblicato in Europa nel 2012 dalla Born Bad Records e negli States nel 2013 dalla Reverberation Appreciation Society (l’etichetta dell’Austin Psych Fest). Il disco si compone di dieci brani per oltre cinquanta minuti di sonorità cupe, minimali, circolari, stratificate ed eteree: una psichedelia estremamente essenziale ma assolutamente coinvolgente, suadente, a tratti anche dolce e luccicante, ammiccante e magnetica. I maestri ed i riferimenti musicali a cui i ragazzi attingono sono ovviamente i primi Pink Floyd ed i Velvet Underground più oscuri, passando per Spacemen 3, Loop e tanti altri fino a giungere, ai giorni nostri, ai Black Angels, loro veri padrini e mentori, presenti in alcune tracce dell’album e con i quali hanno intrapreso recentemente un tour nordamericano.”Main Obsession”, la title track, con il suo refrain ossessivo («Tell me Jesus, tell me Death, tell me why i’m in so deep»), “Away”, “Tears of Rainbow”, “Marble Blues” e “Darker than Black” sono i brani migliori, ma tutto il disco è ben amalgamato (ottima la produzione) ed assolutamente fluido e fresco, nonostante un genere ormai inflazionato (ciononostante qualcuno potrà trovarlo stucchevole, prolisso o già sentito, ovvio); una sezione ritmica lenta e sinuosa, chitarre a volte stratificate, quasi impalbabili, altre volte distorte e piene di riverberi, un cantato mai sopra le righe, suadente e melodioso ma allo stesso tempo anche cupo e angosciante. Già, le voci: soffuse, maliziose e decadenti, ricordano da vicino proprio i Black Angels (e non potrebbe essere altrimenti), e in alcuni momenti persino un certo Ian Curtis (anche nelle liriche); del resto, terminato l’ascolto dell’album, non può non riecheggiare in testa proprio quel ritornello cupo e ossessivo che fa «Tell me Jesus, tell me Death, tell me why i’m in so deep»…
Insomma, “Main Obsession” è un gran disco, di quelli che non ti aspetti e che colpiscono nel segno, ed i complimenti per i tre ragazzi parigini sono davvero meritati!

Alessandro Mattonai

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