WALLRUS – The wind blows witches from the sky

L’ennesima piacevole sorpresa arriva dall’Olanda, si chiama Wallrus e ha confezionato un dischetto che una volta entrato nel vostro lettore faticherà non poco ad uscirne. La band si è formata a Rotterdam nel 1999 intorno alle figure di Rob Rietdijk (voce, armonica), Conrad Freling (chitarra), Paul Van Schaik (basso) e Joeri Rook (batteria) e dopo aver girato tutti i locali olandesi è giunta all’esordio con questo “The wind blows witches from the sky”. Il sound proposto è fresco e possente, trasuda hard rock settantiano, sonorità di Seattle, fiammate stoner e piacevoli venature blues.
Su una sezione ritmica molto affiatata si innestano infatti chitarre rocciose e cariche di groove, mentre le vocals di Rob donano un incredibile tocco di forza ed eleganza: il suo timbro è strepitoso, ricorda a tratti quello di Chris Cornell ma è capace di variare a seconda delle esigenze, passando senza problemi da parti ruvide ad altre più soul e passionali. Per rendersene conto basta ascoltare due gioielli come le splendide “Stray white iron Jim” (chiara matrice “zeppeliniana”, torrida slide guitar e un chorus da brividi per un mix micidiale!) e “Moanin’ at midnight”, cover di Howlin’ Wolf resa in modo spettacolare grazie agli intrecci di voce, chitarra e piano.

Se sono riff tirati e costruzioni dannatamente coinvolgenti a prevalere (la title track, “Mean shit”, “In my pocket”), altrove ci pensano focose variazioni bluesy a rendere il piatto ancora più ghiotto (“No mistake”, “Blue tales”, con tanto di armonica da delta del Mississippi). “Slow river” concede un’ampia divagazione psichedelica (fermo restando un finale accelerato da infarto…), mentre “Plastic corrective” e “Little Johnnie Doe” viaggiano sui binari sghembi e contorti del nuovo rock targato Queens Of The Stone Age.

Se tutto ciò non vi bastasse sappiate che il sigillo conclusivo posto all’opera da “Charlaine” è l’ennesimo modello di classe e raffinatezza, questa volta portato avanti con una pop song da antologia corredata da una incantevole base di fiati. Poche storie insomma, quello dei Wallrus è rock ai massimi livelli.

Alessandro Zoppo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *