Weird Bloom – Blisstonia

Weird Bloom è il nuovo progetto del musicista romano Luca Di Cataldo, già voce e chitarra degli Holidays. La sua creatura ha vissuto una prima incarnazione a nome Weird Black, con un disco, Hy Brazil, pubblicato nel 2016 via We Were Never Being Boring Collective, co-prodotto con Giampaolo Scapigliati ed il contributo di Matteo Caminoli, Edoardo Castroni ed Elia De Benedictis.

Controcorrente e contronatura, Luca ha mutato pelle e, con il fidato Matteo, è diventato Weird Bloom in occasione di Blisstonia (titolo simpsoniano: ricordate il leader è buono! il leader è grande! arrendiamo la nostra volontà in quest’istante?). Ovvero The Stunning Story of the Escape From Hy Brazil. “In Blisstonia troverete molti più accordi che in Hy Brazil, molte più backing vocals, molte più sigle anni 80, molte più atmosfere fiabesche, situazioni farsesche e ambientazioni grottesche o volutamente goofy”, ha spiegato.

Una dichiarazione d’intenti evidente sin dalla realizzazione stessa di questo album. La post-produzione è stata affidata a Richard Formby, l’uomo che ha registrato Spacemen 3, Herman Dune, Archie Bronson Outfit e Wild Beasts, tanto per citare i più noti. Blisstonia accentua così la sua componente eccentrica e trasognata, impastata com’è di melodie asciutte ed ipnotiche, trame lisergiche e surreali, marcette docili e ammalianti.

Weird Bloom è un curioso amalgama di psychedelic pop, indie folk e Canterbury sound in chiave minimalista e lo-fi. Se proprio dobbiamo fare qualche nome, vengono in mente Captain Beefheart e The 13th Floor Elevators, Bobby Jameson e Daniel Johnston, Doug Tuttle e Ariel Pink. Meri riferimenti per inquadrare un sound “rotondo e fluido”, più pop rispetto all’esordio.

Riverberi e flanger la fanno da padroni, le atmosfere lennoniane di Cretans Are Liars scorrono via che è un piacere, come la psichedelia libera e selvaggia dei tre Bloom (la splendida 2nd Bloom in particolare è una traccia che merita futuri approfondimenti). Luger’s Shadow e The Moose, The Devil and the Wolf suonano gioiose e bambinesche nella loro sfiziosa innocenza, mentre l’ammaliante nenia – chitarre acustiche, voci intrecciate e percussioni prima di aprirsi in una coda da sballo – di My Dear Elena Summer’s Vudun diventa quasi minacciosa.

Li preferiamo quando accentuano le componenti trippy, come nel caso di Quae Carcaju. Ma al netto di ciò che si crede sul revivalismo, il fascino di un disco come Blisstonia è innegabile. La chiara sensazione è però che Weird Bloom possa fare ancora meglio, espandendo ulteriormente i propri universi. Insomma, è ora di tornare al buon vecchio voodoo.

 

Alessandro Zoppo