WICKED MINDS – From the purple skies

Un vero e proprio tuffo nel sound degli anni ’70. E’ questa l’essenza che si respira ascoltando il monumentale “From the purple skies” dei piacentini Wicked Minds. Una storia ormai lunga la loro, portata solo oggi a compiuta realizzazione grazie all’appoggio della sempre attiva e oculata Black Widow. Una full immersion nei magici seventies, evidente già a partire dall’artwork, dal look dei cinque ragazzi e dal loro armamentario strumentale: chitarre acustiche ed elettriche, flauto, organo hammond, mellotron, moog, sintetizzatori. Non a caso l’ossatura del gruppo ruota proprio intorno alle figure del chitarrista Lucio Calegari e del ‘keyboard wizard’ Paolo Negri, autentici perni sulle cui traiettorie si gioca il songwriting della band.Al resto ci pensano una sezione ritmica affiatata (Andrea Concarotti alla batteria ed Enrico Grilli al basso) e la voce profonda e graffiante del nuovo acquisto JC. Il tutto funziona alla perfezione e da questa miscela scaturisce un suono carico di groove ed immenso feeling: puro hard rock imbevuto di psichedelia e tinto di progressive. Viene da pensare alla grande tradizione firmata Atomic Rooster, Velvett Fogg, Bram Stoker, Deep Purple, Warhorse, Uriah Heep (non a caso tributati con la cover della storica “Gyspy”, alla quale si aggiunge il dazio pagato ai Pentagram con la riproposizione della splendida “Forever my queen”).
I nomi potrebbero essere davvero tanti. Ma poco importa. La proiezione indietro negli anni non è mai fine a se stessa, è solo il segno di un atto di devozione verso un periodo aureo che merita di essere ricordato e celebrato nel migliore dei modi. E la passione che i ragazzi ci mettono giustifica ampiamente qualche sbavatura derivativa…
La ‘liquida aggressività’ dell’iniziale title track, gli inserti acustici che scalfiscono le colate di hammond in “The elephant stone”, le fughe psichedeliche di “Across the sunrise” che esplodono in un chorus d’annata. Sono tutti episodi ricchi di classe, energia e grazia. Tasselli che compongono un mosaico affascinante e variegato dove a fasi aggressive si alternano pennellate sognanti, in un insieme di chiaroscuri che si ricompone nella precisa identità vintage della band. Ecco come spiegarsi la contemporanea presenza di delicate composizioni progressive (le toccanti “Drifting” e “Space child”, impreziosite anche da morbidi inserti di flauto) e di bolidi heavy psych (trascinati dall’organo e dalle ritmiche nell’onirica “Rising above” e dai riff assassini della chitarra nell’acidissima “Queen of violet”).
“From the purple skies” si rivela un contenitore di sensazioni uniche e preziose. Un collage sonoro che culmina nella conclusiva “Return to Uranus”, 18 lunghi minuti che esprimono al meglio le varie sfaccettature che animano il gruppo: chitarra acustica e flauto, apoteosi di hammond pastoso e struggente moog, guitar solos lisergici, vocals suadenti e melliflue trame psichedeliche.
Insomma, un must per tutti gli amanti di queste sonorità!

Alessandro Zoppo