WINDHAND – Windhand

Alberi scheletrici ed una lugubre vegetazione cresciuta intorno ad una casa vittoriana, abbandonata e diroccata, su di un angosciante sfondo viola. Questa è la cover dell’omonimo album di debutto degli statunitensi Windhand, un’immagine che richiama subito alla mente la vivida cupezza della copertina di “Come My Fanatics” degli Electric Wizard ma soprattutto quel crepuscolare ritratto di tetra vegetazione intorno alla strega demoniaca con la casa in riva al fiume che ha contribuito a rendere leggendario il primo album dei Black Sabbath. Manca la famosa strega, ma un demone nero femminile è comunque presente, non temete.E se mai ci fossero dubbi sui riferimenti dei Windhand, basta premere il tasto “play” per ritrovarsi in un’atmosfera fatta di cupi tuoni e nera pioggia scrosciante che introduce e chiude ogni singolo brano: proprio il debut album dei Black Sabbath di oltre quarant’anni fa iniziava esattamente così. Cinque lunghi brani di opprimente e claustrofobico doom che avvolgono e stringono come un enorme mantello nero l’ascoltare, senza lasciargli via d’uscita, senza concedere possibilità di liberarsi. Non c’è un solo spiraglio di luce, solo angoscia. E a tale stato d’animo contribuisce la scelta di una registrazione sporca e grezza: sembra quasi che l’album sia stato inciso proprio nella cantina di quella casa diroccata.
Quello dei Windhand (a proposito, “Libusen”, “Summon the Moon” e soprattutto la conclusiva “Winter Sun” sono i brani migliori del disco) è un doom in pieno stile Electric Wizard, non ha niente di originale ma è assolutamente ben fatto: non è tuttavia corretto, almeno per il momento, annoverare la band tra i cloni o emuli di Jus e soci. L’impressione è che questi ragazzi di Richmond abbiano voluto sì portare tributo ai propri idoli e maestri, ma che il loro percorso musicale sia solo all’inizio. Menzione a parte per la cantante Dorthia, la cui voce nitida, evocativa e potente viene a sorpresa registrata in secondo piano e deformata fin quasi a sembrare un lamento, un angoscioso e demoniaco lamento. Già, perché è proprio lei la strega nera e malefica che manca sulla copertina dell’album…

Alessandro Mattonai