WITCHE’S BREW – Against the Grain

La fronte madida, le mani gonfie intorpidite dal lavoro. Il rombo confortevole di un trattore, ovattato dalla calura arida, sfibrante. Nella destra stringi la sudata lattina di Coors, imperlata di condensa, l’indice della sinistra indugia sull’apertura un attimo ancora, prolungando l’attesa beatifica.Un motore in avvicinamento. Pick-up. Il polverone s’alza in lontananza dalla strada secca, stracca. Qualche istante e ti sfreccerà davanti incurante, lasciandoti finalmente solo con il tuo sacro graal di Coors. E invece no – brusca frenata, frenesia di polvere, portiere che sbattono. Tre brutti ghigni, stivali d’ordinanza, cappello da vaquero, sulle braccia storie di zuffe da bar e sordide sveltine, smontano nel solleone.
Sul retro scoperto del furgone un’accozzaglia di cassoni, manici di chitarra e tamburi ha raccolto la polvere di chilometri tra i campi. I tre, in tacito accordo, cominciano a scaricare. “Che diavolo…?”. Da chissà dove, sbuca un generatore. “Ehi, ma dico…!”. Niente. Imperterriti. Assurdo. Troppo sole? Neanche ho il tempo di riavermi che la distorsione di una chitarra elettrica mi penetra le orecchie come una locomotiva che imbocca un tunnel.
I Witche’s Brew sono di nuovo in città, baby, e sono incazzati. Una smerigliatrice nella calma piatta di un pomeriggio estivo in Alabama, i postumi di un weekend di paura e delirio alla bettola di paese. La Les Paul di Mirko Bosco latra, l’ugola di Demis Bianchi è una zampata di coyote, nella batteria di Frankie Brando pulsa il bicilindro di una Harley. Dopo il viaggio cosmico di “Superspeedfreaks” che s’è portato via Mirko Zonca e Ricky Dal Pane, la band comasca impatta violentemente terra per abbracciare la causa dell’hard rock intransigente, sporco e zotico. Insomma, meno Hawkwind e più Lynyrd Skynyrd in questo “Against the Grain”. Il riff portante di “Lord Depression” sembra strappato dalle mani di Bill Steer nell’era Firebird, la rivisitazione di “Bad Motor Scooter” dei Montrose è una presa di posizione netta, riassunta nella schiettezza ubriaca del manifesto “Can You Dig It”: “Lots of friend, lots of beer, lots of fucking Rock and Roll!”. E così, tra una pacca sulla spalla ai Motörhead e una strizzata d’occhio agli Outlaws, il pick-up dei Witche’s Brew attraversa “Against the Grain” senza scossoni né imprevisti. Liscio come l’olio, ma meno rinfrescante di una lattina di Coors gelata. O di un album dei Dixie Witch. Mezzo punto in più se in voi batte un cuore sudista, mezzo in meno se da piccoli sognavate di fare l’astronauta.

Davide Trovò

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