WITCHE’S BREW – Supersonicspeedfreaks

Da Como, i Witche’s Brew sono attivi da oltre un lustro. Il power trio guinge al terzo lavoro in studio dopo un mini ed il full-lenght “White Trash Sideshow”. “Supersonicspeedfreaks” è un album che segna una svolta nell’economia della band che si era fatta conoscere grazie ad un robusto hard blues mischiato a stoner e southern rock. Il sound proposto in quest’ultima fatica suggella un’avvenuta maturità ed una maggiore apertura verso esplorazioni e soluzioni che conducono dal rock psichedelico allo space rock, passando dall’hard 70 e dal progressive. Ne consegue un ragguardevole percorso sonoro fatto di hard fuzz, emanazioni lisergiche, wah wah e sensazioni ipnotiche.Altro elemento cardine dell’evoluzione è il grande afflusso di ospiti che hanno partecipato alla realizzazione del disco. In primis Ricky Dal Pane, già voce dei Buttered Bacon Biscuits e qui lead vox in 4 dei 7 brani: ottima la prova del singer, per tonalità vicino a Mike Patton. Poi, Nik Turner voce e flauto nella riuscitissima rilettura del classico degli Hawkwind “Children of the Sun”; Steve Sylvester voce in “Make Me Pay”; J.C. Cinel (ex Wicked Minds) voce in “Magic Essence”; Paolo Negri (Wicked Minds) hammond in “Vintage Wine”, synth in “What d’You Want from Me” e moog in “Magic Essence”; Martin Frederick Grice (Delirium) sax in “Vintage Wine”.
È proprio “Vintage Wine” ad aprire le danze con un heavy riffing che riecheggia “Sin’s a Good Man’s Brother” dei Grand Funk, brano che grazie anche alla vocalità di Del Pane assume toni hard prog psych.
Si cambia parzialmente registro con “What d’You Want from Me”: pur muovendosi ancora in territori heavy psych prog per la presenza dell’hammond, la song diviene ipnotica grazie al duello wah wah hammond ed un chorus finale che altri non è che il superclassico “Gypsy” targato Uriah Heep. Chiude il brano un ghigno di ozzyana memoria. Segue poi la straordinaria e già menzionata cover degli Hawkwind, dove i tre accompagno l’eminenza Turner indossando con estrema naturalezza i panni degli space rock freaks di Oxford. “Make Me Pay” risulta essere uno dei momenti piu heavy obscure dell’album grazie certamente alla presenza del cantore fiorentino Steve Sylvester ed al tocco space goth del sintetizzatore. “Tell Me Why” resta in linea con i primi 2 brani, mentre tocca a “Magic Essence” partire con un pesantissimo psych riff salvo poi divenire una sognante heavy prog song dominata dal moog e chiusa da vibrazioni bluesy. Chiude l’album “Supersonic Wheelchair”, altro grande momento tra psych prog, heavy riff e lieve tocco occult.
I Witche’s Brew hanno confezionato dunque un notevole sforzo che dovrà porli inevitabilmente all’attenzione degli appassionati. “Supersonicspeedfreaks” è decisamente un grande album.

Antonio Fazio