WITCHES OF GOD – The Blood of Others

Spuntati dal nulla, i Witches of God sono un gruppo che giunge da Los Angeles. Formatisi agli inizi del 2012, non si conosce l’identità dei membri: nessuna nota riporta questo dato, chi scrive li ha scoperti casualmente girovagando tra i tag di Bandcamp. La premessa è d’obbligo: questo “The Blood of Others” è un album sensazionale, tra i più entusiasmanti esordi del 2013! La formula non è etichettabile: i Witches of God mescolano sapientemente le carte in uno shock rock psychedoomelic occult punk. E forse altro ancora… Il sound della band affonda le sue radici negli Anni 70, in particolare nello shock rock che fece conoscere a tutto il mondo un certo Vincent Fournier aka Alice Cooper, ma non si ferma qui e da quelle basi parte per svilupparsi verso momenti in cui riecheggiano gli Ottanta (attimi che farebbero pensare a Joy Division e The Cramps) e affluiscono in maniera prominente i Novanta (in particolare il psych punk rock dei Warrior Soul e l’alternative metal – quello più groovy – dei White Zombie). Tutto questo per dare la misura di quanto sia obiettivamente vario il sound dei Witches. Restando ai giorni nostri, punti di contatto sembrano esserci con Uncle Acid and The Deadbeats o Bloody Hammers, a differenza dei quali i nostri dispongono di un gusto più catchy e di un approccio più selvaggio di chiara matrice punk. Il possente e sporco riffing presente in molte delle canzoni in qualche frangente incontra altre forme di rock più estremo come il death’n’roll lanciato dagli Entombed e lievi riferimenti ai Motorhead ed all’hard rock 70 nei solos. Ingredienti diversi per un risultato strabiliante: provate ad immaginare un calderone sonoro dove Alice Cooper incontra l’acid rock, si trasforma in psycho punk virando verso l’occult doom e sia sostenuto da infuocati riff che gli stessi Entombed avrebbero voluto far propri, il tutto condito da gusto catchy, sapori glitters e dosi occulti. È psych’n’roll, d’accordo, ma nemmeno avremmo una idea definitiva, perché a favore dei nostri c’è un dato eloquente: le 8 song non si ripetono mai, malgrado 3 delle 8 si chiamino semplicemente “Devils”.
Aggiungeteci la produzione di Samur Khouja (Devendra Banhart, The Strokes, Joanna Newsom), il mastering analogico di Joona Lukala (Pentagram, Killing Joke), le apparizioni speciali di Scott ‘Wino’ Weinrich e Eddie Solis (It’s Casual, Revolution Mother), un brano dedicato alla memoria dell’indimenticato Piggy dei Voivod, l’artwork di Tom Neely (Henry & Glenn Forever) ed avrete un grande esordio. Avete amato Uncle Acid and The Deadbeats e Blood Ceremony? Eccovi pronta la nuova infatuazione.
Beyond Heaven & Hell there is a place where Thee Witches Dwell.

Antonio Fazio