WITCHSORROW – God Curse Us

A due anni dal debutto omonimo, ecco uscire la seconda fatica dei doomsters britannici Witchsorrow, ancora una volta via Rise Above Records. Dopo l’amichevole dipartita del batterista Morrelhammer, i coniugi Necroskull (chitarra, voce) e Emily Witch (basso) trovano il sostituto in David Wilbraham, prontamente ribattezzato Wilbrahammer. Il riassetto della formazione non causa alcuno scossone nell’economia del trio: i nostri continuano a farsi egida del doom più puro e ortodosso, concepito come forma degenerata e tormentata dell’heavy metal. Il malleus maleficarum dell’opener “Aurora Atra” si abbatte veemente sulle orecchie dell’ascoltatore, proiettandolo in una dimensione sotterranea di tetra ossessione. Il cantato monocorde e sgraziato di Necroskull si leva spettrale sull’impietoso rifferama, intessendo una litania che sembra emanare dai più remoti recessi della terra o, per converso, da profondità siderali senza nome.La funerea processione si trascina penosamente con i riff corrotti dal wah-wah della title track. Una furiosa accelerata spezza la marzialità del brano prima di sprofondare nello strascicato incedere di “Masters of Nothing”. Questa, autentico concentrato di pura tenebra, risulta difficile da digerire ed è con un certo sollievo che si accoglie il cambio ritmico che scuote il pezzo dopo 6 minuti di apatica lentezza. Il breve interludio atmosferico “Ab Antiquo” lascia spazio alla sofferente “Megiddo”, in cui le variazioni dinamiche intessono una trama di nero pessimismo. “Breaking the Lore”, conciso episodio debitore del metallo classico, incrementa il numero di b.p.m. per poi spegnersi nell’agonizzante avanzata di “Den of Serpents”. Dopo i 12 minuti del brano conclusivo, a fatica ci si issa fuori dalla tana dei serpenti, sfibrati e annichiliti nell’animo.
Con “God Curse Us”, i Witchsorrow riprendono il discorso da dove l’avevano lasciato, dimostrando di saper essere più coesi e dinamici, ma perdendosi talvolta in un’evitabile prolissità (vedi “Masters of Nothing”). Nel complesso, prova che li conferma come realtà da seguire nel panorama del doom classico e che non mancherà di soddisfare i puristi più intransigenti. Dio ci maledica!

Davide Trovò