YAWNING MAN – Live at Maximum Festival

Hanno fatto bene i ragazzi della Go Down Records (Leo e Max, che si sbattono per promuovere il verbo heavy/desert/psych/garage nella penisola) a dare alle stampe il live degli Yawning Man al Maximum Festival del 2013. Quest’anno il fest è arrivato all’ottava edizione e il palco nel tempo ha ospitato Ufomammut, Gorilla, OJM, The Bellrays, Nebula, Brant Bjork, Namm e molti altri, segno di una direzione artistica puntata sull’asse della qualità. Il disco in questione è stato registrato in presa diretta nel corso della sesta edizione, quella del 2013, e ci mostra una band in stato di grazia.
Per chi non ne fosse a conoscenza (in tal caso avete sbagliato sito), gli Yawning Man sono il gruppo di Gary Arce, artista fondamentale nel piantare i semi della desert music nella metà degli anni Ottanta, insieme ad uno sbarbato Mario Lalli (Fatso Jetson), al fedele Alfredo Hernandez (Kyuss, Ché) dietro le pelli ed al fratello di Mario, Larry Lalli. Talmente imprescindibili che gli stessi Kyuss tributarono loro il giusto riconoscimento rifacendo “Catamaran” (prima di allora mai incisa, se non in qualche bootleg durante i generator party) nell’ultimo album, “…And the Circus Leaves Town”. Negli anni il buon Gary non ha lesinato il suo stile in progetti bellissimi e sconosciuti (Yawning Sons, Dark Tooth Encounter e gli ultimissimi Zun, con un certo John Garcia alla voce: vi dice qualcosa?) ma è quando si esprime negli Yawning Man che si ottengono musiche celestiali.
Il set parte con “Rock Formations”, titolo e brano d’apertura del loro disco d’esordio e si procede con l’acceleratore premuto di “Stoney Lonesome”. Poi, l’incanto. La parte centrale si liquefa nelle stupende, assolate, pigre e sorridenti “Perpetual Oyster” e “Manolete”, composizioni talmente organiche e ben assemblate da sembrare una suite ispirata a dune, cactus e tramonti di Palm Desert. “Ground Swell”, dal secondo e ultimo album “Nomadic Pursuits”, dà gas al motore e si sentono le bordate del vecchio Marione al basso. Il pubblico gradisce e urla contento. Il finale di “Dark Meet” riprende il filo rilassato della parte centrale dello show, facendo perdere tutti gli astanti in una visione onirica delle loro fantasie erotiche.
Per chi non ha assistito, giusto e doveroso compendio. La prossima volta che suoneranno in Europa, un unico dovere: raggiungerli e vivere con loro questa relazione, questa grazia.

Eugenio Di Giacomantonio