YAWNING MAN – Rock formations

Il nome Yawning Man suonerà sconosciuto ai più, non certo agli appassionati (completisti e sfegatati) delle sonorità heavy psichedeliche. Chi ha letto biografie e interviste a Kyuss e Queens Of The Stone Age sa bene che l’influenza di questo misconosciuto gruppo sulle due fondamentali band capostipiti dello stoner è stata decisiva. Non a caso Josh Homme, Brant Bjork e John Garcia da ragazzini passavano serate intere ad ascoltare (oltre i gruppi punk hardcore di allora e i famigerati Across The River) questa formazione composta da Gary Arce, i fratelli Mario e Larry Lalli (i Fatso Jetson vi dicono qualcosa?) e Alfredo Hernandez (guarda caso batterista su “…And the circus leaves town”).Un’esperienza passata troppo in fretta quella degli Yawning Man, iniziata nel 1986 e conclusasi pochi anni dopo (la spagnola Alone Records ha già annunciato un doppio cd, “The birth of soul music”, contenente il vecchio materiale del gruppo). Ora i tre si ripresentano (non c’è più Larry ma solo Gary Arce alla chitarra mentre Marione si sposta al basso) con un cd nuovo di zecca, composto da dieci canzoni interamente strumentali. Quando il disco parte ed iniziano le note della title track si è trasportati in un universo visivo unico: il deserto del Mojave. I party a base di rock e generatori, la genuinità della gente che vive ai margini della società, la spontaneità di una musica senza canoni e confini ben definiti.
Tutto questo è “Rock formations”, un lavoro che suona come un incrocio lisergico tra il desert rock attuale (Fatso Jetson, Orquesta Del Desierto e Desert Sessions i nomi cui fare riferimento), quello passato (leggi Thin White Rope e Green On Red) e delle suggestioni di cui devono esser rimasti vittime i tre dopo aver ascoltato certe colonne sonore di Ennio Morricone. La bellezza di brani come “Perpetual oyster”, “Airport boulevar” e “She scares me” è accecante: le chitarre sono distese e placide, le ritmiche sussurrano movimenti armonici e delicati. Sembra di essere sdraiati su una sedia a dondolo durante una calda notte d’estate a Lone Pine, il vento soffia leggero e gli Yawning Man deliziano con la loro musica sognante, tenera, dilatata.
Di rock ce n’è poco. Dunque questo dischetto potrebbe non piacere a tutti. Ma per chi saprà immergersi nelle soavi note di “Rock formations” le soddisfazioni saranno molte. D’altronde basta ascoltare il drumming di Fredo Hernandez su “Stoney lonesome” e “Sonny Bono memorial freeway” per restare estasiati e rivivere la gioia di tempi ormai passati.

Alessandro Zoppo