YOB – Atma

Yob, ancora Yob, fortissimamente Yob. Il progetto di Mike Scheidt, dopo un breve periodo di difficoltà, continua e si dimostra in grande salute grazie a questo nuovo lavoro che sorprende ed entusiasma. Sembrava difficile dare un seguito a dischi del calibro di “Catharsis”, “Unreal Never Lived” oppure al precedente e pur ottimo “The Great Cessation”, ma Scheidt questa volta si è superato.Collocatosi ancora una volta in cabina di regia, prosegue, con i suoi due nuovi compagni di avventura, il compito di approfondimento della materia sludge doom nella sua visione più spirituale ed esoterica avvalendosi in questa occasione anche dell’ingombrante presenza di sua maestà Scott Kelly ed il risultato è di quelli che non si dimenticano tanto facilmente.
Cinque brani della durata di oltre cinquanta minuti in cui la violenza sonora si fonde a lunghi trip psichedelici, fumosi e stordenti che in taluni casi strizzano l’occhio perfino a certi suoni metallici conosciuti nei lontani anni Ottanta (l’iniziale “Prepare the Ground”). Quasi una sfida che però viene vinta, poiché se è vero che l’involucro non è di immediata assimilazione, dimostra quanto la band sia ancora in grado di fare la voce grossa in un panorama come quello odierno dove iniziano a sentirsi profondi segni di stanchezza. Un brano come “Before We Dreamed of Two” è un avventuroso trip di 15 minuti tra gli impervi sentieri della materia heavy psych. Una lezione da mandare a memoria per le generazioni a venire. Come la conclusiva “Adrift in the Ocean”, dove si scopre addirittura una vena melodica finora insospettata che produce brividi e ondate di puro godimento estetico.
Merito va dato anche all’etichetta canadese Profound Lore che ha nuovamente creduto nella band e reso possibile questa pregevole uscita. Anche grazie a loro, il mostro Yob continua ad essere più che mai vivo e vegeto.

Cristiano Roversi

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