ZAMARRO – Lust in translation

Se avete l’intenzione di passare una mezz’ora abbondante di sano benessere rock’n’roll “Lust in translation” è il disco che fa al caso vostro. Autori ne sono gli svizzeri Zamarro, nati a Basilea nel 2000 e con un passato a nome Zorro. Per essere sicuri vi basti sapere che dietro il banco di produzione siede Jack Endino (un nome una garanzia) e che pur non essendo un lavoro davvero originale il rock dei tre sprizza energia e potenza da ogni microsolco.
I soliti nomi che si fanno in questi casi sono Turbonegro, Hellacopters, Zeke, Gluecifer e Zen Guerilla. Aggiungete qualche schitarrata stoner, attitudine punk in stile Ramones, una piacevole vena di AC/DC ed il gioco è fatto. Non c’è da strapparsi i capelli, anzi. Ma la passione, il sudore, la voglia e la tenacia che fuoriescono da questi brani vi faranno sobbalzare le chiappe sin dal primo ascolto. Rock sporco e sparato a mille, che non rinuncia mai all’approccio melodico (in alcuni casi anche ruffiano…) e diverte per la sua “impegnata spensieratezza”.

Infuocate sono le vocals e le chitarre di Markus, puntuale e corposa la base ritmica, composta da Marco al basso e da Michael alla batteria. Un power trio niente male insomma, capace di tirare sassate del calibro di “Roadmovie” o delle trascinanti “Breakdown” e “Behind the moon” (classico ritornello che canticchierete sotto la doccia o stesi sull’amaca). A parte gli spunti introspettivi che condiscono la notturna “Laku noc”, molte melodie sembrano essere prese in prestito dal repertorio targato Queens Of The Stone Age (“Like I do”, “Android”). Viceversa “Lost” e “Faith” mantengono immutate spirito punk e compattezza rock’n’roll, mentre la conclusiva “Zagbreb” presenta una conturbante struttura stoner (riff oleoso che si appiccica in modo preoccupante al cervello).

Dunque un cd da gustare in pieno durante una festa in riva al mare o a casa, mentre state devastando comodamente il mobilio dei vostri genitori…

Alessandro Zoppo