ZIPPO – Ode to maximum

Un disco come “Ode to maximum” ci voleva proprio. Parliamo del debutto dei pescaresi Zippo, formatisi nel 2004 e giunti nel giro di un anno all’esordio ufficiale. Un dischetto davvero ben prodotto e realizzato, che rilancia archetipi e modi del più classico, robusto, psichedelico stoner rock. Un prezioso tassello si aggiunge quindi ad una scena che cresce giorno dopo giorno. Tutto ciò non può che farci piacere e riempirci d’orgoglio. Anche perché quando le note dell’iniziale “Alpha” cominciano a scorrere fluide nel lettore si capisce che ci sarà da divertirsi.Per restare in ambito nazionale, potremmo accostare gli Zippo ai Five Wheel Drive. Stoner fisico, muscolare, rabbioso, ma capace di essere malinconico e lisergico. È chiara la matrice Kyuss (“Forgotten season” e la bellissima “Kid in the desert” ne sono evidente e perfetta rielaborazione), tuttavia ci sono molteplici sfaccettature nel suono di “Ode to maximum”. Merito della voce di Dave, possente e ben calibrata; delle chitarre di Silvio e Alessandro, rocciose e liquide quanto basta; della possente sezione ritmica, composta da (S)Tonino (basso) e Federico (batteria). Un amalgama che funziona sia quando si tratta di picchiare duro (“Tsunami dust” è stoner sound come solo i Celestial Season sapevano fare), sia quando la mente si dilata e prendono sopravvento odori acri e sottili (“Night jam” evoca i voli psych dei Pelican di “Australasia”). Ottimi sono anche i due brani cantati in italiano, la rabbiosa, coinvolgente “S.N.A.P.R.S.T.” e la tiratissima “Tukay’s fury”.
Insomma, tutto fila liscio. Tanto che un brano come “Crazy forest”, con la sua alternanza di fuzz asfissianti e ipnotismo mesmerico, si pone come ideale compendio di musica heavy psichedelica, mentre “The elephant march” (e la sua appendice “Omega”) è un pachiderma stoner che distrugge tutto ciò che trova per la sua strada.
Gli Zippo sono pronti al grande salto, bastano un pizzico di personalità in più in sede di songwriting ed una produzione che enfatizzi maggiormente la pienezza dei suoni. Per adesso, passando dalla calma alle tempesta, il consiglio è solo uno: lasciarsi travolgere.

Alessandro Zoppo

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