ZOROASTER – Matador

I Zoroaster sono riusciti nel loro intento. La metamorfosi avvenuta in questi anni ha dato i suoi frutti. Dal putrido sludge doom di “Dog Magic” (datato 2007) sono passati al più “controllato” “Voice of Saturn” pur mantenendo le suddette coordinate sonore. Ora il trio di Atlanta ritorna dopo appena un anno dal precedente lavoro e rimescola nuovamente le carte. “Matador”, terzo full lenght edito dalla E1 Music (la stessa degli ultimi High On Fire), non cancella lo sludge doom degli esordi ma ne smussa gli angoli, complice l’attenta produzione di Sanford Parker (ormai una garanzia) ed il deciso passo avanti del gruppo dal punto di vista tecnico.La partenza dell’album è affidata alla tellurica “D.N.R.”, un turbinio di suoni heavy psych di qualità eccelsa. Ancora meglio fa “Ancient Ones”, uno spiritato connubio tra la ieraticità di certi Yob e la compattezza degli Sleep. Il viaggio prosegue con la stupenda “Odyssey”. Qui sembra quasi di essere in presenza della spiritualità degli Om che va a braccetto dei Pontiak più duri alle prese con lo space! Decisamente intrigante.
La metamorfosi dei tre è continua. Gli Zoroaster di oggi sono a tutti gli effetti un gruppo Rock. Con la R maiuscola. Sia pure in chiave hard. Ecco allora sopraggiungere un brano come “Trident” che sa tanto di Stooges “sporcati” di stoner. Con la strumentale “Firewater” ci si getta in un vortice sonoro, un incubo che inizia a materializzarsi e da cui si fatica ad intravedere l’uscita. E non dobbiamo tralasciare nemmeno la maestosità di “Old World” o l’impeto post thrash di “Black Hole”. Il finale è affidato alla stupefacente titletrack, uno space stoner doom da pelle d’oca. È come se Dave Wyndorf avesse invitato al proprio tavolo Tony Iommi e Lemmy (periodo Hawkwind) per comporre questo brano. Risultato di quelli che non si dimenticano facilmente.
I Zoroaster hanno compiuto il loro (capo)lavoro raggiungendo picchi creativi sorprendenti e ben auguranti per il futuro. Di questo possiamo esserne certi.

Cristiano Roversi

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