SLOW HORSE

Nati a New York nel 1997 grazie alla ferrea volontà di Dan Bukszpan (voce e chitarra), gli Slow Horse hanno rappresentato durante questi anni il classico caso di band poco nota alle masse ma ricca di qualità e doti eccezionali. Questo speciale rende dunque omaggio ad un gruppo onesto e coerente che nel luglio di questo stesso anno ha purtroppo visto giungere il proprio cammino all’epilogo.
Come già detto tutto ha inizio nel 1997, Dan inizia la propria attività musicale girando per i locali della “Grande mela” e guadagnandosi una cerchia fedele di fan e appassionati. Il 1998 è l’anno che vede l’uscita del primo disco: “Slow Horse” è stampato dalla label olandese Freebird Records ed ottiene un discreto successo nell’ambito underground. Quanto fatto ascoltare infatti riprende la tradizione doom di acts storici come Trouble e The Obsessed elaborandola con forti iniezioni di psichedelia e melodie acide. La produzione non è il massimo, ma brani rocciosi e monolitici come “Lick my wounds” e “What’s the use” travolgono con il loro potenziale altamente distruttivo. Tuttavia è in episodi come “All good intensions” e “When are you coming home?” che viene allo scoperto la vera indole degli Slow Horse, abilissimi nel confezionare elaborate composizioni che mischiano armonie soffuse a chitarre soffocanti, ritmiche corpose ad atmosfere pacate. La dimostrazione di tale natura è rappresentata dalla splendida cover di “Wicked game”, lezione di stile doom impartita ai pacchiani Him…

Nel febbraio del 2001 Scott Sanfratello (già membro degli Higher Octane e creatore della webzine “Custom Heavy”) si unisce alla band in qualità di batterista: con il basso di Ernest Anderson si forma una sezione ritmica di gran qualità, precisa e possente, adatta al genere proposto fin dal disco di debutto. Così, in settembre, su Berserker Records esce “II”, prodotto (decisamente meglio…) dalla band stessa, registrato e mixato ai B.C. Studios da Martin Bisi (noto per aver lavorato con gente dal calibro di Sonic Youth, Helmet, Swans, White Zombie e Cop Shoot Cop). Il secondo e purtroppo ultimo capitolo della saga Slow Horse è un disco focoso, struggente, dinamico, ancora più focalizzato del debutto su una particolare forma di melodic doom che sa essere catacombale e aggressiva ma al tempo stesso dannatamente emozionale e coinvolgente. La melodia di “I’m nothing, i’m no one” è un inizio da brividi, la carica di “The games you play” e “Let it slide” è un concentrato di vibrazioni passionali e torridi scossoni heavy. Il songwriting è ispiratissimo, i tre dimostrano padronanza tecnica e capacità quasi inaspettate: basta ascoltare l’aura notturna che permea “Nameless” o il mantra psichedelico della strumentale “Untitled” per rendersi conto della bravura e della personalità di un gruppo fin troppo sottovalutato.

Ma al solito, come è capitato per tantissime band del passato e del presente, il destino e le situazioni private hanno giocato un brutto scherzo: diversi problemi personali hanno portato Dan ad abbandonare progressivamente il progetto Slow Horse e così la decisione su un momentaneo scioglimento è stata definitivamente presa dopo un lungo periodo di inattività. Al momento anche i due cd del gruppo sono fuori catalogo, sarebbe fantastico se qualche discografico illuminato mostrasse interesse nel ristampare e distribuire questi preziosi lavori, nell’attesa che il “cavallo lento” torni ad infoltire la mandria del doom più evoluto…

Alessandro Zoppo

Official site: www.slowhorse.com

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Dan – voce e chitarra
Scott – batterista