{"id":4430,"date":"2017-09-13T12:39:13","date_gmt":"2017-09-13T12:39:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/uncategorized\/queens-of-the-stone-age-lullabies-to-paralyze-3\/"},"modified":"2024-10-28T18:01:39","modified_gmt":"2024-10-28T17:01:39","slug":"queens-of-the-stone-age-lullabies-to-paralyze-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=4430","title":{"rendered":"QUEENS OF THE STONE AGE &#8211;  Lullabies to paralyze"},"content":{"rendered":"<p>Sono sicuro che la maggior parte dei fans dei Queens Of The Stone Age storcer\u00e0 il naso al primo ascolto, soprattutto quelli che hanno conosciuto la band californiana con &#8220;Songs For The Deaf&#8221;.Sarebbe stato forse troppo facile dar vita ad un &#8220;volume due&#8221; del sopraccitato capolavoro, spopolando cos\u00ec tra i ragazzini della MTV generation ignari del lavoro svolto da Josh Homme dal 1990 al 1997 coi i Kyuss\u2026ed invece no!<\/p>\n<p>I Queens Of The Stone Age, con questo nuovo &#8220;Lullabies To Paralyze&#8221;, stupiscono tutti con l&#8217;album che non ti aspetti!Sono rimasto particolarmente colpito da questo nuovo lavoro!E&#8217; un disco che viene fuori alla distanza, pi\u00f9 lo ascolto e pi\u00f9 mi piace\u2026sono davvero pochi gli albums che riescono a sortire un effetto di questo tipo (almeno sul sottoscritto)\u2026li ritengo davvero molto preziosi.<\/p>\n<p>&#8220;Lullabies To Paralyze&#8221; \u00e8 un disco particolare, diverso dai predecessori e coraggioso, molto coraggioso.Innanzitutto partiamo col dire che \u00e8 diviso in due parti.La prima met\u00e0 (che va da dalla traccia numero uno, &#8220;This Lullaby&#8221;, alla traccia numero sette, &#8220;Little Sister&#8221;) \u00e8 decisamente diretta, &#8220;catchy&#8221; e costituita da pezzi tirati e molto melodici quali, ad esempio, &#8220;Medication&#8221; (il pezzo pi\u00f9 punk di tutto il disco, una scheggia dalla durata di 114 secondi), la bellissima &#8220;Everybody Knows You&#8217;re Insane&#8221;, &#8220;Tangled Up In Plaid&#8221; ed &#8220;In My Head&#8221; (ripescata dalle ultime &#8220;Desert Sessions&#8221; e qui riproposta in una versione pi\u00f9 accelerata e distorta).<\/p>\n<p>Tra questi primi sette brani spicca, su tutti, la traccia numero tre: &#8220;Everybody Knows You&#8217;re Insane&#8221;.Un gioiellino che alterna una calma melodia a parti pi\u00f9 spinte ed aggressive, il tutto condito da alcune sperimentazioni vocali di Homme decisamente interessanti ed innovative per l&#8217;ex chitarrista dei Kyuss!<br \/>\nLa seconda met\u00e0 si apre con uno degli episodi meglio riusciti a Homme e Co. in questo &#8220;Lullabies To Paralyze&#8221;, mi riferisco ad &#8220;I Never Came&#8221;.Dolce, tenera, triste e decisamente fuori dagli schemi per una band come i Queens Of The Stone Age, questo capolavoro si contende assieme alla sopraccitata &#8220;Everybody Knows You&#8217;re Insane&#8221;, la palma come miglior pezzo di questo nuovissimo album della band statunitense.<\/p>\n<p>Da qui in avanti &#8220;Lullabies To Paralyze&#8221; si trasforma in un album molto oscuro ed affascinante prendendo una piega inaspettata.Il richiamo a &#8220;Rated R&#8221; \u00e8 immediato, sia per quanto riguarda i suoni sia per quanto riguarda il massiccio apporto di psichedelia che caratterizza quasi tutti i pezzi a seguire!<br \/>\nGli oltre sette minuti di &#8220;Someone&#8217;s In The Wolf&#8221; (eccezionali le atmosfere create dal delay della chitarra di Josh), le dilatazioni spazio\/temporali di &#8220;The Blood Is Love&#8221;, la sperimantalissima e sensuale &#8220;Skin On Skin&#8221;, l&#8217;acustica &#8220;Long Slow Goodbye&#8221; dal sapore un po&#8217; retr\u00f2\u2026sono tutti pezzi che vengono assimilati pian piano nel corso degli ascolti.<\/p>\n<p>&#8220;Lullabies To Paralyze&#8221; non \u00e8 un disco facile, armatevi di pazienza e cercate di assaporarne tutte le innumerevoli sfumature\u2026con estrema calma\u2026<br \/>\nTanto difficile quanto coraggioso, esattamente come colui che l&#8217;ha partorito.<br \/>\nQuesto \u00e8 sicuramente il primo disco solista di Josh Homme, non ci sono dubbi. Dopo la dipartita di Mark Lanegan (impegnato, ai tempi delle registrazioni, nella promozione del suo &#8220;Bubblegum&#8221;) e il &#8220;licenziamento&#8221; di Nick Olivieri, il biondo chitarrista\/cantante \u00e8 rimasto solo ed ha dato vita alla sua prima opera da solista mettendosi parecchio in gioco e facendo, a mio parere, subito centro.Avrebbe potuto creare un altro &#8220;Songs For The Deaf&#8221; bissando il successo avuto con l&#8217;album del 2002 e continuando a rimanere seduto sugli allori per lungo tempo ed invece ha deciso di osare, amalgamando il suo background musicale con alcuni elementi nuovi per dar vita a questo bellissimo nuovo disco targato Queens Of The Stone Age!<\/p>\n<p>Tecnicamente parlando questo album \u00e8 molto semplice, i suoni non sono ricercatissimi e la maggior parte delle composizioni non ha quegli intrecci tecnico\/furiosi di &#8220;Songs For The Deaf&#8221;, possiede degli arrangiamenti diretti ed \u00e8 intriso di un&#8217;atmosfera dark\u2026oscura e triste, davvero affascinante!<br \/>\nUn lavoro molto accattivante dove le atmosfere vocali create dall&#8217;ex Kyuss mi hanno catturato sin dal primissimo istante.Josh Homme sperimenta parecchio con la sua voce riuscendo a dare vita a delle melodie bellissime ed inusuali visti i precedenti lavori dei Queens Of The Stone Age.Le linee vocali di &#8220;Everybody Knows You&#8217;re Insane&#8221; e di &#8220;In My Head&#8221; (bellissimi e curatissimi anche i coretti dove arrivano ad intrecciarsi fino a quattro tracce di voce), la morbidezza di &#8220;I Never Came&#8221; e le sperimentazioni in &#8220;Skin On Skin&#8221; sono tutte prove di come Homme abbia voluto curare ed elaborare al meglio questo aspetto del disco.<\/p>\n<p>&#8220;Lullabies To Paralyze&#8221; \u00e8 un album vero, onesto e pieno di sentimento che sbatte in faccia ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) la genialit\u00e0 del chitarrista di Palm Desert il quale, abbandonati i suoi compagni di viaggio Lanegan ed Olivieri, dimostra di sapercela fare anche da solo sfornando un piccolo capolavoro che far\u00e0 di certo parlare di se\u2026nel bene e nel male\u2026<\/p>\n<p>Per gli amanti delle sperimentazioni ascoltate nelle &#8220;Desert Session&#8221; e per quelli che, come il sottoscritto, sono convinti che &#8220;Rated R&#8221; sia un album fantastico.<\/p>\n<p>The Rawker<\/p>\n<hr \/>\n<p>Dopo il successo planetario di &#8220;Songs for the deaf&#8221; ripetersi per i Queens Of The Stone Age era davvero difficile. Sia per una questione di forma (quando si diventa famosi sono molti a voltarti le spalle o a non accettare cambiamenti) che di contenuto (le idee non possono essere sempre brillanti). Di sicuro ad un genio come Josh Homme essere entrato in un circuito pi\u00f9 ampio importa poco. La sua estrosa personalit\u00e0 emerge cristallina su questo nuovo disco, anche se a volte si ha la sensazione che le cose siano state fatte un po&#8217; troppo in fretta, come sotto pressione\u2026<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. Partiamo dai punti a favore. In primis la sorpresa: chi si aspettava un nuovo &#8220;Songs for the deaf&#8221; rimarr\u00e0 deluso perch\u00e9 il buon Joshua se n&#8217;\u00e8 fregato ed \u00e8 andato a ripescare certe atmosfere drogate e ipnotiche di &#8220;Rated R&#8221; e delle Desert Sessions. In secondo luogo c&#8217;\u00e8 una costante ricerca sulle melodie vocali (si percepisce la presenza di Chris Goss e Mark Lanegan, protagonista dell&#8217;iniziale nenia &#8220;This lullabye&#8221;) ed una tendenza all&#8217;hard blues catatonico e groovy che spiazza e diverte (non a caso c&#8217;\u00e8 ospite Billy Gibbons direttamente dagli ZZ Top). Infine, l&#8217;album ha una freschezza che traspare dopo ripetuti ascolti, quindi se al primo colpo restate delusi non vi abbattete, lasciate passare un po&#8217; di tempo e riascoltate il disco, ne rimarrete piacevolmente sorpresi.<\/p>\n<p>Ma veniamo ai lati negativi. Innanzitutto manca il tiro selvaggio dell&#8217;ultimo lavoro, il che non \u00e8 un difetto ma il segno che l&#8217;assenza di gente come Nick Oliveri e Dave Grohl si fa sentire (e non poco). Inoltre sorprende qualche passaggio a vuoto, come quello tra la sesta e l&#8217;ottava traccia: &#8220;In my head&#8221; (ripresa dalle ultime Desert Sessions) ha una melodia stupenda ma \u00e8 un brano troppo fuori target per i QOTSA; &#8220;Little sister&#8221; \u00e8 il singolo che fa da traino, ha dei soli di chitarra da brividi ma non regge l&#8217;impatto del predecessore &#8220;No one knows&#8221;; &#8220;I never came&#8221; \u00e8 una ballata sentita, malinconica, riuscita ma non troppo. Se si aggiunge la conclusiva &#8220;Long slow goodbye&#8221; (simpatica ma nulla pi\u00f9) ecco a voi i punti nei quali &#8220;Lullabies to paralyze&#8221; viene meno.<\/p>\n<p>Detto questo, ci sono i pezzi nei quali viene da dire &#8220;ecco cosa voglio dai Queens!&#8221;. E parliamo della ruspante &#8220;Medication&#8221;, della meravigliosa &#8220;Everybody knows that you&#8217;re insane&#8221;, della sincopata, bellissima &#8220;Tangled up in plaid&#8221;, della divertita &#8220;Broken box&#8221;. Altrove invece troviamo gli spunti che osano di pi\u00f9 e vanno oltre gli schemi che hanno reso celebri i QOTSA. Basti ascoltare la deviata &#8220;Someone&#8217;s in the wolf&#8221;, l&#8217;oscura &#8220;Blood is love&#8221;, il robot rock di &#8220;Skin on skin&#8221; o i blues imbevuti d&#8217;acido di &#8220;Burn the witch&#8221; e &#8220;You&#8217;ve got a killer scene there, man!&#8221;. Questi sono i momenti migliori del disco, quelli sui quali Homme sembra aver puntato (maggiormente nella seconda parte del cd) per una successiva evoluzione del suo sound.<\/p>\n<p>Saranno in molti ad essere insoddisfatti di &#8220;Lullabies to paralyze&#8221;, cos\u00ec come in molti lo esalteranno. La verit\u00e0 al solito sta nel mezzo. I Queens Of The Stone Age sono una macchina in continua evoluzione e il loro nuovo disco lo dimostra per l&#8217;ennesima volta. Non ai livelli del primo, inarrivabile lavoro ma un tassello decisivo che non pu\u00f2 che maturare.<br \/>\nAscoltare per credere.<\/p>\n<p>Alessandro Zoppo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono sicuro che la maggior parte dei fans dei Queens Of The Stone Age storcer\u00e0 il naso al primo ascolto,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10279,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-4430","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","wpcat-3-id"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>QUEENS OF THE STONE AGE - Lullabies to paralyze - Perkele.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.perkele.it\/?p=4430\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"QUEENS OF THE STONE AGE - Lullabies to paralyze - Perkele.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Sono sicuro che la maggior parte dei fans dei Queens Of The Stone Age storcer\u00e0 il naso al primo ascolto,...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.perkele.it\/?p=4430\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Perkele.it\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/perkele.it?locale=it_IT\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-09-13T12:39:13+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-10-28T17:01:39+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.perkele.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/61b9NoTwxJL._UF10001000_QL80_.jpg?wsr\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1000\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1000\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione Perkele\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Written by\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione Perkele\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"7 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.perkele.it\/?p=4430#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.perkele.it\/?p=4430\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione Perkele\",\"@id\":\"https:\/\/www.perkele.it\/#\/schema\/person\/cb1846166ebd7bd262d18fcb12f19f79\"},\"headline\":\"QUEENS OF THE STONE AGE &#8211; 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