{"id":5233,"date":"2017-09-13T12:58:46","date_gmt":"2017-09-13T12:58:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/uncategorized\/hellfest-2011clisson-francia\/"},"modified":"2024-10-23T15:08:45","modified_gmt":"2024-10-23T13:08:45","slug":"hellfest-2011clisson-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=5233","title":{"rendered":"HELLFEST 2011 &#8211; Clisson (Francia)"},"content":{"rendered":"<p>Clisson, Loira Atlantica, ad una manciata di chilometri da Nantes. Questa piccola ed amena cittadina francese ospita il festival metal pi\u00f9 eclettico in circolazione. Arrivato alla sesta edizione, l&#8217;<b>Hellfest<\/b> ha quest&#8217;anno raggiunto il meritato Sold Out con circa 80.000 biglietti staccati. 118 band spalmate su 4 palchi: Main Stage 1 e 2 (meravigliosamente affiancati), Rock Hard Tent e Terrorizer Tent. Come consuetudine c&#8217;\u00e8 anche il Metal Corner, per gli irriducibili dell&#8217;After Party. E poi l&#8217;immenso Extrem Market, un vero e proprio paradiso per i festival-goers.Buona lettura.<\/p>\n<p>NB: MS1 (Main Stage 1) &#8211; MS2 (Main Stage 2) &#8211; RHT (Rock Hard Tent) &#8211; TT (Terrorizer Tent)<\/p>\n<p><b>VENERD\u00cc 17 GIUGNO<\/b><\/p>\n<p>Ore 10.30 del mattino, la festa ha inizio. Gli <b>Hangman&#8217;s Chair<\/b> fanno gli onori di casa. La band parigina, per nulla intimorita dal fardello di opener, sfodera una prestazione entusiasmante che scalda gli animi del TT con dell&#8217;ottimo stoner doom. Irresistibili i <b>Valient Thorr<\/b> (MS1), impossibile togliere gli occhi di dosso dal rossobarbuto frontman, neanche quando di spoglia. Il loro rock&#8217;n&#8217;roll ad alto voltaggio coinvolge alla grande il pubblico. Il culmine dell&#8217;esibizione si ha quando Valient Himself scende tra i presenti, sedendosi a terra ed invitando tutti a fare altrettando. Idolo. Ad assestare l&#8217;atmosfera verso ranghi pi\u00f9 meditativi ci pensano i <b>My Sleeping Karma<\/b> (TT), abili tessitori di trame ipnotiche e psichedeliche. Mezzora di piacevole ipnosi strumentale. Violenza inaudita \u00e8 ci\u00f2 che si pregusta dirigendosi verso il RHT. I <b>Malevolent Creation<\/b> sono feroci, brutali, e fanno dell&#8217;intransigenza la loro peculiarit\u00e0. Spola tra il TT e RH, nel primo troviamo i <b>Kruger<\/b>, combo svizzero alle prese con sludge e postcore. Non certo dei mostri di originalit\u00e0, ma una piacevole scoperta in un calderone ormai saturo. Nel secondo troviamo invece i <b>D\u00f8dheimsgard<\/b>, leggasi black metal evoluto verso territori avantgarde e industrial. Show glaciale quello dei norvegesi, complessivamente molto convincenti, penalizzati da suoni di tastiera forse troppo cyber. Che dire dei <b>Church of Misery<\/b> (TT), i quattro giapponesi con una passione viscerale per i Black Sabbath e per i serial killer. \u00c8 sempre un piacere vederli dal vivo, il solito Tatsu Mikaiami col suo Rickenbacker perennemente percosso sul manico e gli occhi spiritati e gli scatti diabolici del frontman Yoshiaki Negishi. L&#8217;ora della merenda \u00e8 ad appannaggio della Louisiana e degli <b>Eyehategod<\/b>. Mai sentito tanto marciume centrifugato in soli quarantacinque minuti. Rispetto all&#8217;edizione del 2009, nella quale vennero piazzati su uno dei Main Stage, la scelta del pi\u00f9 piccolo TT risulta azzeccata, adatta al sound randagio e disagiato di Jimmy Bower e soci. Diversi classici tra cui &#8220;Sisterfucker pt. 1&#8221;, &#8220;White Nigger&#8221; e &#8220;Dixie Whiskey&#8221;, ma anche una nuova song, del tutto inaspettata, dal titolo &#8220;New Orleans is the New Vietnam&#8221;. Infine un breve e sentito omaggio a Seth Putnam degli Anal Cunt, stroncato da un infarto lo scorso 11 giugno, e qui salutato tra gli applausi. Fortunatamente si riesce a non perdere gli ultimi dieci minuti dei <b>Primordial<\/b> (RHT). \u00c8 uno show intenso, fiero e coinvolgente. Il patriottico frontman Nemtheanga incita gli irlandesi presenti a sventolare le proprie bandiere. La bellissima &#8220;Empire Falls&#8221; \u00e8 purtroppo penalizzata da una prestazione vocale davvero grossolana. Di nuovo al TT per la prima met\u00e0 del set dei <b>Karma to Burn<\/b>. Solita band diretta e senza fronzoli, come siamo abituati a conoscerli, spassosi come pochi altri e strabordanti di groove. \u00c8 il momento dei <b>Down<\/b> (MS1). La band di New Orleans ci regala un oretta di grandi pezzi, interamente tratti dai primi due dischi. Phil Anselmo sempre molto carismatico, ma in questa occasione parecchio gi\u00f9 di voce e visibilmente appesantito. Lo sentiamo arrancare pi\u00f9 di una volta, talora facendosi aiutare dal pubblico come durante i ritornelli di &#8220;Stone the Crow&#8221;. Durante il pezzo viene lanciato sul palco un reggiseno, prontamente raccolto da Phil. Il batterista Jimmy Bower verr\u00e0 poi invitato a togliersi la t-shirt ed indossare il reggiseno, con il quale concluder\u00e0 l&#8217;esibizione sulle note di &#8220;Bury Me in Smoke&#8221;. L&#8217;intera scena \u00e8 ben visibile sul megaschermo, e genera l&#8217;ilarit\u00e0 generale. Basta fare qualche passo verso destra per godersi i <b>Meshuggah<\/b> (MS2). Al cospetto della macchina da guerra svedese non c&#8217;\u00e8 scampo. &#8220;Rational Gaze&#8221; in apertura annichilisce, le teste della coppia di otto corde Thordendal\/Hagstr\u00f6m e del bassista L\u00f6vgren si scuotono con violenza in un headbanging costante che sfida le leggi della fisica. I cinque automi di Ume\u00e5 non sbagliano un colpo, lasciando seriamente di stucco. &#8220;Bleed&#8221; scatena il putiferio, &#8220;Future Breed Machine&#8221; assesta il colpo di grazia. Concerto che lascia letteralmente inebetiti. Ci vorrebbe almeno un&#8217;oretta di pennichella per recuperare le forze, ma non ci \u00e8 concesso, nel TT stanno per cominciare i <b>Corrosion of Conformity<\/b>. Purtroppo quello che si vede \u00e8 una band priva di mordente e davvero carente nell&#8217;esecuzione. La presenza di <b>Iggy and The Stooges<\/b> sul MS1 convince a cambiare aria. Movenze e stile immutati nel corso dei decenni, ma il passare del tempo inizia a farsi sentire anche per l&#8217;Iguana, spesso in affanno. La band suona alla grande ed \u00e8 un grande piacere ascoltare classici come &#8220;No Fun&#8221; o &#8220;I Wanna Be Your Dog&#8221;. Ennesimo bivio: Clutch o Morbid Angel? Met\u00e0 ciasciuno. Per i <b>Clutch<\/b>, visti all&#8217;opera nel 2009 sempre all&#8217;Hellfest, vale lo stesso discorso fatto in precedenza per gli Eyhategod: cento volte meglio queste band su palchi pi\u00f9 piccoli, promossa quindi l&#8217;ubicazione nel TT. Neil Fallon \u00e8 un cantante incredibile, \u00e8 esattamente come sul disco, da brividi. \u00c8 una vera e propria goduria vederli suonare, favolosi col loro flavour southern dal groove praticamente infinito. Nonostante la cocente delusione dell&#8217;ultimo studio album dei <b>Morbid Angel<\/b>, la curiosit\u00e0 di assistere all&#8217;ultima parte dello show dei maestri del death metal \u00e8 alta. In tempo per &#8220;Where the Slime Live&#8221; e &#8220;God of Emptiness&#8221;, delusioni accantonate e un irrefrenabile voglia di alzare le corna al cielo in segno di approvazione. \u00c8 triste e allo stesso tempo eroica la vista di Jeff Becerra sulla sedia a rotelle a fronteggiare i rinnovati <b>Possessed<\/b> (RHT). Purtroppo i <b>Melvins<\/b> in contemporanea impediscono di andare oltre i primissimi minuti di set. Nel TT si scorge da lontano la folta chioma di King Buzzo. I due batteristi eseguono numeri circensi, le quattro voci creano atmosfere da musical che manco i Queen. A bordo palco un Phil Anselmo allucinato, incredulo per ci\u00f2 a cui sta assistendo. Show totale! L&#8217;accavallamento parziale dei vari set consente di assistere all&#8217;ultimo quarto d&#8217;ora di <b>Rob Zombie<\/b> (MS1). La presenza nella band di un chitarrista come John 5 e di Ginger Fish dietro le pelli (entrambi ex Marilyn Manson) donano valore aggiunto al set del musicista\/regista americano. Scenografia orrorifica e abiti di scena degni dei suoi film. Dell&#8217;ultima parte del set conosco sono &#8220;Dragula&#8221;, un salto indietro di trecidi anni. &#8220;Hellbilly Deluxe&#8221; era davvero un bel disco. Questa prima, intensissima giornata, sta per giungere a conclusione. Ultime forze raccolte per l&#8217;ultima manciata di band in contemporanea. Gli <b>In Flames<\/b> (MS2) sfornano uno show superbo, condito da fiamme e fuochi d&#8217;artificio. A sorpresa un Anders Frid\u00e9n senza dread e con una voce non pi\u00f9 incisiva come in passato. La band suona benissimo, peccato la scaletta si concentri esclusivamente sui dischi da &#8220;Reroute to Remain&#8221; in poi, eccezion fatta per &#8220;Pinball Map&#8221; e &#8220;Only for the Weak&#8221; da &#8220;Clayman&#8221;. Troppo poco. Sul TT ci sono i <b>Monster Magnet<\/b>. Dave Wyndorf \u00e8 ingrassato a dismisura, ma la voce non ne ha risentito granch\u00e9. Certo lontano dagli anni d&#8217;oro, ma ascoltare &#8220;Powertrip&#8221; fa sempre un certo effetto. Gran concerto, ma la curiosit\u00e0 di vedere anche un po&#8217; dei <b>Mayhem<\/b> fa catapultare verso il RHT. Annunciato come &#8220;Exclusive Special Show&#8221;, ci\u00f2 che si manifesta davanti ai nostri occhi \u00e8 la pura rappresentazione del male, con Attila oscuro cerimoniere dall&#8217;alto del suo altare satanico. La band dalla storia pi\u00f9 controversa del black metal norvegese porta in scena uno show teatrale e ben riuscito.<\/p>\n<p><b>SABATO 18 GIUGNO<\/b><\/p>\n<p>Risveglio per occhi e orecchie con le <b>Crucified Barbara<\/b> (MS1). Le quattro bambole svedesi divertono i maschietti presenti, impossibile non farsi venire strane idee ascoltando &#8220;Sex Action&#8221;. Musicalmente funzionali e ben affiatate, dopo averle viste live al loro debutto discografico \u00e8 un vero piacere vederle sul palco principale di un festival cos\u00ec importante. Gli <b>Angel WItch<\/b> (MS1) non deludono. Pionieri della NWOBHM, ma meno fortunati di certi loro coetanei, la band inglese ci riporta indietro agli albori del metal britannico. Bill Steer alla chitarra ritmica \u00e8 una gradita sorpresa. La conclusiva &#8220;Angel Witch&#8221; fa cantare tutti a squarciagola in modalit\u00e0 stadio. Il groove della morte degli olandesi <b>Hail of Bullets<\/b> infiamma il RHT. Quando le loro ritmiche (spesso) rallentano \u00e8 come se un carro armato ci passasse sopra incenerendo i nostri resti. Una piacevolissima sorpresa. La defezione momentanea dei <b>The Haunted<\/b> (causa ritardi verranno posticipati al Metal Corner all&#8217;una di notte, in contemporanea quindi con Coroner, Triptykon e Bad Brains) permette di godere al meglio i <b>Raw Power<\/b> (TT), unica band italiana in scaletta. Sul backdrop appare il logo della band con tanto di anno di nascita: 1981. Hardcore genuino e diretto. Nel pit si alza un gran polverone nel quale grovigli umani vanno in cerca di lividi. Di nuovo RHT, di nuovo death metal. Gli <b>Exhumed<\/b> sono una mitragliatrice goregrind che spara all&#8217;impazzata e il pubblico \u00e8 lieto di farsi fucilare. Direzione MS1, In tempo per &#8220;Doctor Doctor&#8221; degli <b>Ufo<\/b>, un classicone immenso. Pochi passi verso destra e sul MS2 \u00e8 la volta dei <b>Municipal Waste<\/b>. La band di Richmond ha catalizzato su di s\u00e9 moltissime attenzioni negli ultimi anni, meritatamente. La proposta \u00e8 del revivalistico thrash metal dal forte background hardcore punk con la sesta marcia perennemente inserita, ma \u00e8 una bellezza vederli onstage. Ottima l&#8217;interazione col pubblico che ricambia con continui circle pit, crowd surfing e wall of death. Cambio di registro con gli <b>Skyforger<\/b>, formazione metal lettone dalle fortissime connotazioni folkloristiche e pagane. Largo uso di strumenti provenienti dalla tradizione popolare del loro Paese, di cui sono fieri esportatori. Lontane dal piglio goliardico della maggior parte delle folk metal band in circolazione, seppur non sempre convincenti. Solitamente le migliori cartucce di una band vengono giocate nel finale, i <b>Thin Lizzy<\/b> non fanno eccezione, piazzandoci &#8220;Boys Are Back in Town&#8221;. Tuttavia la sensazione \u00e8 quella di assistere ad una cover band che suona bene. Che noia gli <b>Apocalyptica<\/b> (MS1). Quando i tre violoncellisti finlandesi apparvero sulle scene circa quindici anni fa, dest\u00f2 molta sorpresa la loro riproposizione del repertorio dei Metallica (e qualcosina dei Sepultura) in chiave &#8220;classica&#8221;. Dopo diversi dischi di brani inediti, che senso ha continuare a riproporre principalmente le cover degli esordi? Con questa domanda in testa si corre al RHT per i <b>1349<\/b>, un po&#8217; di sano black metal \u00e8 proprio quello che ci vuole per purificare la mente. L&#8217;assalto ferale del gruppo norvegese \u00e8 la materializzazione del caos primordiale. Zakk Wylde entra in scena con un copricapo indiano piumato, \u00e8 il turno dei <b>Black Label Society<\/b> (MS1). Muri di Marshall e bordate di grasso southern metal. Nel RHT i <b>Septic Flesh<\/b> stanno spaccando tutto. Lo si intuisce arrivando a set gi\u00e0 iniziato, dalla soddisfazione dei presenti. Dalla Grecia, metallo della morte dalle forti tinte sinfoniche di matrice epica. Le orchestrazioni hanno un sapore ancestrale e sinistro, molto vicino allo stile da soundtrack. Dispiace molto perdersi i <b>D.R.I.<\/b>, a detta di molti tra le migliori esibizioni della giornata. Gambe a riposo in vista del rush finale. <b>Bolt Thrower<\/b> (RHT) immensi. Una band imprescindibile e influente, riff di granito e atmosfere opulente. Sono la dimostrazione che la pesantezza non vada necessariamente a braccetto con la velocit\u00e0, e loro questo l&#8217;hanno capito da tempo. La miglior esibizione del sabato, non assaporata tutta. Perch\u00e9 i <b>Converge<\/b> (TT) sono un piatto troppo invitante. Purtroppo non si riesce a penetrare i folti strati di corpi. Andrebbero visti il pi\u00f9 vicino possibile, magari cercando di conservare tutti i denti. Jacob Bennon salta da una parte all&#8217;altra del piccolo stage e lancia urla laceranti, incitando a pi\u00f9 riprese gli astanti al circle pit. Polvere su polvere, tanto sudore, e sicuramente sangue e lividi. I Converge sono totali. Restano venti minuti di <b>Scorpions<\/b> (MS1), che si fa? &#8220;Still Loving You&#8221; e &#8220;Rock You Like A Hurricane&#8221; sono l\u00ec ad aspettare, e non si pu\u00f2 fare a meno di canticchiarle. Tantissimi i vetarani presenti tra il pubblico, quasi tutti accorsi esclusivamente per loro, alquanto spaesati dall&#8217;estremismo delle band precedenti.<br \/>\nL&#8217;ultima ora vede accavallarsi due band svizzere, rispettivamente Coroner e Triptykon. Scelta dura, tocca un 50 e 50. \u00c8 di scena il culto. I <b>Coroner<\/b> (MS2) sono tra le band pi\u00f9 attese dagli extreme metal fan, reunion annunciata gi\u00e0 dall&#8217;anno precedente. Deve avere un forte impatto essere tra le band principali di un festival del genere dopo quindici anni di assenza dalle scene, e l&#8217;attesa viene ripagata con uno show a dir poco catartico. Ironia della sorte, Tom G. Warrior dei Celtic Frost \u00e8 presente nei credits del primo demo dei Coroner in vesta di cantante. Ora, a distanza di venticinque anni, i suoi <b>Triptykon<\/b> suonano in contemporanea nello stesso festival. Il RHT \u00e8 pieno ma si sta abbastanza comodi, complici le esibizioni in contemporanea di ben quattro band (ricordiamo anche i The Haunted nel Metal Corner). Migliora di molto il giudizio sulla band rispetto al Roadburn 2010, questa volta maggiormente rodata e compatta. Death\/doom di un oscurit\u00e0 prossima al black metal, particolarmente riuscito nei suoi malvagi mid tempo.<\/p>\n<p><b>DOMENICA 19 GIUGNO<\/b><\/p>\n<p>Dopo due giornate cos\u00ec intense, svegliarsi in tempo per gli <b>Audrey Horne<\/b> (MS2) non \u00e8 affatto semplice. Fronteggiata dal bravissimo Toschie, la band annovera nelle sue fila membri di Enslaved e Sahg. Mezzora di ottimo rock. Eccessivamente estremi i <b>Last Days of Humanity<\/b> (RHT), una sinfonia di pentolacce e grugniti per i profeti dell&#8217;anti-musica. TT gremito per i <b>Red Fang<\/b>, che con i loro geniali videoclip, prima che per la loro musica, stanno costruendo un buon seguito anche in Europa. La musica \u00e8 forse troppo derivativa, un figliastro generato da un m\u00e9nage \u00e0 trois tra Melvins, Orange Goblin e Queens of the Stone Age. Nulla di male se il risultato \u00e8 comunque del buon heavy rock bifolco come questo. Orario infame per gli <b>Atheist<\/b> (MS2), soli tre quarti d&#8217;ora di progressive death metal. Show emozionante, penalizzato appena dalla prestazione vocale non brillante di Mr. Shaefer. <b>The Ocean<\/b> fottuti stuntmen. Il TT \u00e8 ancora una volta terreno fertile per stage diving acrobatici da altezze improbabili, senza che nessuno si faccia visibilmente del male. Coinvolgenti anche musicalmente e ben dotati tecnicamente, a partire dal &#8220;nuovo&#8221; frontman Lo\u00efc Rossetti. Suscita inoltre molto piacere vedere il bassista indossare una t-shirt degli italianissimi Last Minute to Jaffna. Gli israeliani <b>Orphaned Land<\/b> (MS2) non convincono appieno col loro folk metal mediorientale. Contemporaneamente i <b>Knut<\/b> nel TT generano l&#8217;effetto opposto, convincendo a dismisura. Sempre in bilico tra sludge, post hardcore e mathcore, la band ginevrina distrugge e conquista. L&#8217;Hype generato dai <b>Ghost<\/b> (TT) lascia interdetti. Un manipolo di incappucciati capitanato da un losco figuro vestito da Papa malvagio, con degli abiti di scena a dir poco sbalorditivi e un alone di mistero dal coefficiente elevato. Musicalmente si pesca a piene mani da King Diamond e i suoi Mercyful Fate, addolcendo il tutto con una smaccata venatura pop anni &#8217;80. &#8220;Opus Eponymous&#8221; \u00e8 una riproposizione della materia occulta in maniera divertente, una mossa commerciale riuscitissima. Bizzarra \u00e8 piuttosto l&#8217;adulazione da tutti i fronti, a partire dall&#8217;ambiente metal fino alla frangia psichedelica, anche la pi\u00f9 attenta. Propongono un live set da oscuro cerimoniale ecclesiastico, che soddisfa tutte le aspettative dei fan. Ai fini meramente intrattenitivi, uno show impeccabile. Sul MS2 i <b>Pain of Salvation<\/b> di Daniel Gildenl\u00f6w, quel genietto che ai tempi di &#8220;Remedy Lane&#8221; fece gridare al miracolo. Si confermano band di grande spessore in ambito progressive metal, in grado di offuscare completamente i Dream Theater. &#8220;Inflikted, show no mercy, muthafuckin&#8217; wicked&#8221;, cantano i <b>Cavalera Conspiracy<\/b> (MS1). I fratelli pi\u00f9 famosi del metal sono sporchi e muscolari come sempre. La loro versione di &#8220;Refuse\/Resist&#8221; \u00e8 pi\u00f9 veloce dell&#8217;originale, perde quindi in groove, ma nessuno sembra accorgersene; sono pur sempre i fratelli Cavalera che suonano un pezzo dei Sepultura. Inspiegabile il medley con &#8220;Roots&#8221;, sostenuta da un drumming death metal. La scena del figlioletto di Max alla batteria, a quanto detto, dev&#8217;essere stato un bellissimo momento. Dall&#8217;altra parte (TT) i <b>Kylesa<\/b>, ormai costantemente in Europa. L&#8217;impostazione hardcore della band di Savannah fa passare in secondo piano le voci sgraziate e poco amalgamate. Un pugno sullo stomaco, in grado di torcere le viscere. &#8220;Unknown Awareness&#8221; \u00e8 emozione pura. Non si pu\u00f2 parlare di emozione senza tirare in ballo gli <b>Anathema<\/b> (MS2), un po&#8217; come mosche bianche in un contesto del genere. I fratelli Cavanagh inducono una terapeutica positivit\u00e0 ed \u00e8 come entrare in un limbo vellutato. Repertorio esclusivamente basato sulla produzione post-1998. Una manciata di brani tratti dall&#8217;ultimo album, e poi &#8220;Deep&#8221;, &#8220;Closer&#8221;, &#8220;A Natural Disaster&#8221; &#8211; con la graziosa ugola di Lee Douglas in duetto con Vincent. &#8220;Fragile Dreams&#8221; pone il sigillo ad un&#8217;esibizione intensa e piena di pathos. Maledetti accavallamenti, ci si riesce a godere appena il finale di &#8220;Iron Will&#8221; dei <b>Grand Magus<\/b> (TT). Sembra proprio sia stato un grande concerto. Purtroppo, a quanto pare, nessun pezzo da &#8220;Grand Magus&#8221; e &#8220;Monument&#8221;. Quello dei <b>Goatsnake<\/b> \u00e8 uno dei concerti pi\u00f9 attesi dagli aficionados del TT. Greg Anderson e compagni offrono uno degli show pi\u00f9 coinvolgenti dell&#8217;intera rassegna, con una band assolutamente in forma smagliante. Pete Stahl \u00e8 un frontman eccezionale e la sua voce \u00e8 impeccabile. Cinque brani da &#8220;Vol. 1&#8221; e tre da &#8220;Flower of Disease&#8221;, inclusa la titletrack che fa da biglietto da visita. &#8220;Mower&#8221; chiude il sipario su questo caldissimo show. Indimenticabile. Scaletta clamorosa per i <b>Judas Priest<\/b> (MS1), non semplice mettere d&#8217;accordo tutti quando si ha alle spalle una nutrita discografia come la loro. Rob Halford ha perso un po&#8217; la cromatura, immobile come una statua e vocalmente parecchio in declino, come dimostrano gli inaspettati growl in &#8220;Painkiller&#8221;. Immancabile &#8220;Breaking the Law&#8221; ed encore affidato a &#8220;Hell Bent for Leather&#8221; e &#8220;You&#8217;ve Got Another Thing Comin'&#8221;. Da un lato non si riesce pi\u00f9 ad entusiasmarsi ad una nuove release a firma <b>Electric Wizard<\/b>, ma dall&#8217;altro i loro live set sono sempre pi\u00f9 collaudati. La formula non cambia: proiezioni di vecchie pellicole horror e doom dal flavour esoterico. La produzione recente mette in mostra un songwriting sempre pi\u00f9 prevedibile, ma \u00e8 sempre un piacere vederli in sede live, soprattutto durante perle nere quali &#8220;Return Trip&#8221;, &#8220;Dopethrone&#8221; e &#8220;Funeralopolis&#8221;. Il TT \u00e8 stregato. Triplice bivio. Per primi i <b>Dark Tranquillity<\/b> al RHT. La band di G\u00f6teborg offre un concerto impeccabile sotto tutti i punti di vista, meno che per la setlist. Eccezion fatta per &#8220;ThereIn&#8221; (da &#8220;Projector, 1999), l&#8217;intera ora di musica \u00e8 basata su pezzi dell&#8217;ultimo decennio. Niente &#8220;Punish My Heaven&#8221; e &#8220;The Wonders at Your Feet&#8221; quindi, pazienza. Il TT si trasforma in teatro con i seminali <b>Hawkwind<\/b>. I maestri dello space rock creano un&#8217;atmosfera rarefatta riempendo la scena con strani esseri danzanti dal forte impatto visivo. Durante la recente &#8220;Sentinel&#8221; fanno addirittura capolino delle misteriose figure su trampoli vertiginosi, in un tripudio sonoro e visuale senza pari. Il MS1 \u00e8 ad appannaggio di <b>Ozzy Osbourne<\/b>. Nonostante l&#8217;avanzato stato di imbalsamatura \u00e8 una gioia vederlo all&#8217;opera &#8211; soprattutto se si tratta della prima volta &#8211; anche se a vederlo ti verrebbe da dire &#8220;non ce la pu\u00f2 fare&#8221;. La consapevolezza di avercelo davanti, ancora vivo e &#8220;vegeto&#8221;, accantona per un momento l&#8217;auspicio del meritato pensionamento. Classici della sua carriera solista &#8211; &#8220;Mr. Crowley&#8221;, &#8220;Crazy Train&#8221;, &#8220;Bark at the Moon&#8221;, &#8220;Mama, I&#8217;m Coming Home&#8221; &#8211; e di quella dei Black Sabbath &#8211; &#8220;Iron Man&#8221;, &#8220;Fairies Wear Boots&#8221;, &#8220;Paranoid&#8221;, &#8220;War Pigs&#8221; &#8211; questi ultimi penalizzati da un &#8220;restauro&#8221; anni &#8217;80. Gli <b>Opeth<\/b> dal vivo vanno visti, e su questo non ci piove, ma si pu\u00f2 fare uno strappo alla regola se dall&#8217;altra parte ci sono tre quarti della formazione originale dei Kyuss. E possiamo assicurarvi che, Josh o non Josh, starete assistendo ad un concerto dei Kyuss, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Tuttavia il nome \u00e8 mutato in <b>Kyuss Lives!<\/b>. Dimentichiamo quindi &#8220;pel di carota&#8221; e tuffiamoci nel concerto evento di questo Hellfest 2011. John Garcia \u00e8 l&#8217;inconfondibile coyote di sempre, se possibile ancor meglio di prima. I suoi ululati fanno venire i brividi. Il novello Fevery si trova a proprio agio sostenuto dalla coppia ritmica Olivieri\/Bjork, e non sbaglia una plettrata. C&#8217;\u00e8 qualcosa di magico in quell&#8217;afoso tendone (TT), aria di rivincita forse. &#8220;Gardenia&#8221;, &#8220;Hurricane&#8221;, &#8220;Thumb&#8221;, e questo \u00e8 solo l&#8217;inizio. Con &#8220;Supa Scoopa and Mighty Scoop&#8221; e &#8220;Green Machine&#8221; si raggiunge l&#8217;apice. Semplicemente magistrali.<\/p>\n<p>Davide Straccione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Clisson, Loira Atlantica, ad una manciata di chilometri da Nantes. 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