{"id":5301,"date":"2017-09-13T13:00:07","date_gmt":"2017-09-13T13:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/uncategorized\/hellfest-2016clisson-francia\/"},"modified":"2024-10-22T11:22:17","modified_gmt":"2024-10-22T09:22:17","slug":"hellfest-2016clisson-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=5301","title":{"rendered":"HellFest 2016: 17-19 giugno \u2013 Clisson, Francia"},"content":{"rendered":"<p>Dopo un anno di assenza la truppa perkeliana torna a Clisson per il festival metal pi\u00f9 figo del mondo. Ad attenderci una ventata di novit\u00e0, a partire dalla carta cashless per comprare le birrette, fino alle ampliate zone ristoro e alle sempre pi\u00f9 numerose installazioni, tra cui spicca l\u2019imponente monumento a Lemmy. Il nostro palco preferito, il Valley, passa dall\u2019essere l\u2019angusto tendone da circo ad un hangar spazioso ed accogliente, praticamente identico ai vicini Altar e Temple, tutti con un utilissimo megaschermo all\u2019ingresso dei medesimi. Ampliatissima anche l\u2019area Warzone, intorno alla quale \u00e8 stata costruita una vera e propria citt\u00e0. Si capisce sin da subito che le cose sono state fatte in grande, non ci resta altro che goderci tre folli giorni colmi di musica.<\/p>\n<p><strong>VENERD\u00cc 17 GIUGNO<\/strong><br \/>\nLa mattina ha il fango in bocca, come recitano i Monolord, opener assoluti nel Valley. Il trio svedese \u00e8 carico nonostante l\u2019orario, al cospetto di un pubblico ancora sparso e assonnato ma estremamente preso bene. \u00c8 terza volta che gli Audrey Horne si esibiscono su uno dei Main Stage dell\u2019Hellfest, e continuano a farlo ad orari improbabili, elargendo massicce dosi di rock\u2019n\u2019roll scandinavo, apprezzatissimo dai presenti. I texani Wo Fat ci fanno assaporare un sound saturo figlio degli anni 70 mentre i Solefald si aggiudicano il premio come band pi\u00f9 eclettica del festival. Cornelius e soci mettono in scena uno show sopra le righe, con una scaletta estremamente variegata che va dalle litanie vichinghe di Sun I Call al black metal futurista di Chanel, soffermandosi giustamente a pi\u00f9 riprese sulla loro ultima fatica World Metal. Nel frattempo, mentre la band \u00e8 sul palco, un sesto elemento, armato di vernice e pennello e vestito di tutto punto, dipinge un quadro alle loro spalle. Il progressive death metal degli italiani Sadist pu\u00f2 essere definito pioneristico, ma \u00e8 tuttora disarmante osservare la facilit\u00e0 con cui Tommy Talamanca gestisce chitarra e tastiera simultaneamente. Reunion per i Ramesses, la cui formazione attuale non vede Tim Bagshaw alla chitarra (With The Dead, ex-Electric Wizard), sostituito da Alex Hamilton dei Bossk. Gli altri due membri restano invece Adam Richardson degli 11 Paranoias e Mark Greening, ex di Electric Wizard, 11 Paranoias e With The Dead. Trascorrono in fretta i 40 minuti del loro fumoso rito ancestrale, un buon segno. Torce infuocate adornano il Temple in onore dei Kampfar, storica black metal band norvegese. Estremamente compatti, Dolk \u00e8 un frontman eccezionale, cerca continuamente il supporto del pubblico, che arriva senza farsi attendere, come un orda di vichinghi assetati di sangue. Prima giornata di Hellfest significa anche prati ancora verdi, e non c\u2019\u00e8 nulla di meglio che osservare ed ascoltare gli Earth, distesi sull\u2019erba all\u2019ingresso del Valley nel bel mezzo di un pomeriggio mite. Dylan Carlson indossa una coda di volpe mentre Adrienne Davies percuote dolcemente la batteria con una teatralit\u00e0 degna della dea Vishnu, sono le prime cose che saltano all\u2019occhio. Il sound degli Earth \u00e8 austero, primordiale, maestoso, i fili d\u2019erba sembrano vibrare in sintonia con cuore e mente e non potrebbe esserci nulla di meglio in questo preciso istante. \u00c8 con l\u2019animo zen che mi dirigo verso l\u2019oscuro hangar del Temple, ma il male ha la meglio in pochi istanti. Gli Inquisition parlano di morte, magia nera, cosmologia e antichi culti pagani, e il drappo nero avvolge tutti i presenti come una rete da pesca a strascico. La voce di Dagon \u00e8 un rantolo mortifero, gli arpeggi distorti sono malvagi e gelidi, \u00e8 raw Black Metal minimale dall\u2019approccio esasperatemente lo-fi, ci piace. Tutt\u2019altra storia nella valle dove sono di scena i Melvins, non pi\u00f9 con doppia batteria come nell\u2019edizione 2011, esibizione che mi esalt\u00f2 non poco a dire il vero. Setlist tempestata di cover, tra cui una Deuce dei Kiss e una Halo Of Flies di Alice Cooper, la coppia Buzzo\/Crover sembra volerci dire che nonostante gli oltre trent\u2019anni di onorata carriera, un concerto dei Melvins \u00e8 sempre uno spettacolo, un\u2019esperienza ludica. Ce ne fossero di band cos\u00ec. Riesco a vedere qualche minuto dei Magma, storica formazione progressive rock francese a cui viene attribuita la creazione del genere Zeuhl, una commistione di progressive e jazz-rock insieme ad elementi che vanno dal canto corale fino fino ad esplosioni improvvise e guizzi che dire inaspettati \u00e8 un eufemismo. Difficile descrivere a parole cosa accade sul palco durante un loro concerto, \u00e8 qualcosa di schizofrenico e trascendentale allo stesso tempo, sbalorditivo certo, ma a questo punto della serata, dopo 11 ore di musica live e 4 ancora davanti, i neuroni e lo stomaco chiedono piet\u00e0. Abbiamo detto che gli spazi dell\u2019area festival sono stati ampliati, e sembrava tutto molto bello finch\u00e9 non sono arrivati i Rammstein. Gi\u00e0 da molto tempo prima l\u2019intera area \u00e8 sovraccarica di esseri umani, troppo, una band come questa non pu\u00f2 essere vista da un monitor poich\u00e9 viene meno l\u2019odore della benzina, il calore del fuoco, il vedere da vicino il genio e la sregolatezza del sestetto berlinese. Cosciente del fatto che stia perdendo di tutto in quel momento \u2013 Converge in Warzone, Aura Noir al Temple, Testament all\u2019Altar e Sunn o))) al Valley (tutte band viste di recente fortunatamente) \u2013 decido di raccogliere le ultime energie rimaste per circumnavigare l\u2019enorme massa di gente nella zona mainstage e conquistare una posizione laterale piuttosto vantaggiosa, che mi permetter\u00e0 in seguito di vedere anche gli Offspring. Ma torniamo ai Rammstein. Lindemann \u00e8 sottotono, almeno vocalmente, per il resto nulla da dire, grandi classici a raffica \u2013 Ich Will, Du Hast, Sonne \u2013 e grandi sorprese come Zerstoren e Mein Herz Brennt, oltre ad una bellissima versione di Stripped dei Depeche Mode prima degli encore. Probabilmente dovrei essere a vedere i Kvelertak per dovere di cronaca, ma ho gi\u00e0 avuto modo di vederli all\u2019opera un paio di volte, tra cui una proprio in occasione dell\u2019Hellfest 2014, esibizione coronata dalla comparsata di Hoest dei Taake. Quindi dicevamo, The Offspring. Una delle band che mi ha introdotto al punk rock da ragazzino e non li avevo mai visti dal vivo. Complice la posizione guadagnata precedentemente, mi godo il concerto da molto vicino e noto palesemente i solchi dell\u2019et\u00e0 sui volti del quartetto di Orange County. La scaletta prevede pezzi da tutte le ere, ma quando parte un qualsiasi pezzo da Americana in gi\u00f9, \u00e8 pura gioia. Una scaletta di 19 pezzi, suggellata da una Self Esteem che manda a casa tutti con gli occhi lucidi, dopo un\u2019ora abbondante di singalong. Dexter Holland ha una voce che non ha mai perso un decibel di potenza, cristallina come 20 anni fa.<\/p>\n<p><strong>SABATO 18 GIUGNO<\/strong><br \/>\nSaltati in scaletta all\u2019ultimo momento, i francesi The Lumberjack Feedback scuotono il Valley di prima mattina avvalendosi di una doppia batteria per esprimere al meglio il loro post metal strumentale, davvero promettenti. Dopo di loro \u00e8 la volta degli Hangman\u2019s Chair, ennesima formazione transalpina attiva da oltre un decennio e devota ad uno stoner doom particolarmente ispirato, cupo e malinconico, un nome che gradirei leggere pi\u00f9 spesso sui cartelloni. La prossima sulla lista \u00e8 Myrkur, la pop\/black metal lady danese che ha fatto tanto parlare di s\u00e9 negli ultimi mesi, dopo aver siglato un contratto con Relapse Records. Operazione a tavolino o meno, i brani hanno il loro fascino e davvero stento a comprendere lo shitstorm che si \u00e8 abbattuto su questo progetto da parte dei trve metallers. Non ancora memorabile dal vivo, ma nulla da cui scappare inorriditi. Non reggo per pi\u00f9 di 5 minuti i Crobot, movenze da hard rocker esasperate e voce acutissima, sono in molti per loro ma in questo preciso istante preferisco l\u2019oscurit\u00e0 dei Dark Fortress, di scena al Temple. La black metal band bavarese \u00e8 alle prese con un pubblico ancora un po\u2019 assopito ma se la cava egregiamente. \u00c8 con la giusta predisposizione d\u2019animo che vado a vedere e sentire i Mantar, duo teutonico alle prese con un putrido mix di sludge metal, black \u2018n\u2019 roll e punk rock suonato in maniera grezza e feroce, un ottimo antipasto per quello che saranno i Discharge. Le leggende del d-beat menano come forsennati gi\u00f9 nella Warzone, nonostante i quasi 40 anni di carriera, che per Tezz, Bones e Rainy sono effettivi. Classici come Hatebomb e The Blood Runs Red accompagnano le danze efferate nel pit, mentre Lemmy svetta su tutti i discepoli dando la sua benedizione.<br \/>\nAspettavo di rivedere i Torche dopo la stupenda esibizione del 2009, sempre qui a Clisson, e non c\u2019\u00e8 niente da dire, in pochi riescono a mettere il buon umore come loro. Melodia e chitarroni, non me ne vogliano gli americani se a me piace definirli sludge pop, ma in fondo vedo che non sono l\u2019unico sulla rete. Cerco sempre di non perdere le poche band italiane presenti al festival, in particolar modo quelle meritevoli, come nel caso dei Fleshgod Apocalypse. Non ricordo nessuna band extreme metal italiana a fare tutto ci\u00f2 che stan facendo i Fleshgod in termini di tour e promozione (togliendo forse i Lacuna Coil che per\u00f2 non sono mai stati \u201cextreme\u201d), e l\u2019hype che c\u2019\u00e8 intorno a questa band \u00e8 palpabile da un Temple strapieno. Death metal sinfonico con una teatralit\u00e0 ed una esecuzione impeccabili, vi piacciano o no, sono una band impossibile da ignorare. Da poco intercettati in occasione del Roadburn, la nuova creatura di Lee Dorrian recante il nome With The Dead \u00e8 una liturgia dell\u2019orrore, evocativa e dannatamente doom. Leo Smee indossa un meraviglioso cappello a falda larga, e vedere i due ex Cathedral nuovamente sul palco per un progetto cos\u00ec pesante, fa quasi scendere la lacrimuccia. Peccato che With The Dead sia un progetto molto statico e chiuso nei suoi clich\u00e9, inclusa la voce di Lee Dorrian. Gli Archgoat sono il male incarnato, death\/black metal satanico dalla Finlandia, la voce di Lord Angelslayer \u00e8 un growl profondo e gutturale senza variazioni, tipica del death metal. La staticit\u00e0 e l\u2019impassibilit\u00e0 del frontman sono quasi imbarazzanti, un\u2019alternanza di pezzo-silenzio-pezzo-silenzio dall\u2019inizio alla fine, tanto da lasciar intendere che qualcuno li abbia costretti a suonare. Ho perso il conto delle volte che ho visto i Goatsnake dal vivo negli ultimi anni ed \u00e8 sempre un piacere. Soffro un po\u2019 la mancanza di Guy Pinhas al basso a dire il vero, ma pi\u00f9 per una questione di abitudine che altro, tanto in ogni caso c\u2019\u00e8 Greg Anderson che con la sua muraglia di ampli e la sua chitarra copre tutto, ma l\u2019attenzione \u00e8 tutta per Pete Stahl, autore di una performance straordinaria. Sono poche le volte che riesco ad affacciarmi in Warzone, ma quando accade \u00e8 sempre una figata, come nel caso dei Bad Religion ed il loro inconfondibile punk corale che mette un irrimediabile voglia di saltare. Non \u00e8 raro incontrare John Garcia in Europa ormai, a partire da quel Garcia Plays Kyuss tour del 2010 \u00e8 stato un continuo di apparizioni di vario genere, questa volta con gli Hermano. Show intenso e pubblico attento, che conferma il Valley come un vero e proprio festival nel festival. Ovunque ci sia un festival con i Primordial vale la pena andare, l\u2019ho sperimentato sulla mia pelle in pi\u00f9 di un occasione. Alan Averill \u00e8 uno dei migliori frontman heavy metal in circolazione, non mi stancher\u00f2 mai di dirlo, di un\u2019intensit\u00e0 fiera e straziante. La sua interpretazione su Where Greater Men Have Fallen, As Rome Burns o Empire Falls lascia interdetti, mentre il resto della band \u00e8 una solida certezza. En plein per il sottoscritto nella Valley quest\u2019oggi, dove i Fu Manchu partono col piede sull\u2019acceleratore con Hell Of Wheels ed \u00e8 il delirio. Presa a bene generale e una scaletta che definire perfetta \u00e8 riduttivo, l\u2019energia \u00e8 tangibile e lo spettacolo scorre senza il minimo cedimento, nonostante uno Scott Hill col fiato cortissimo. Gaso allo stato puro su California Crossing, Evil Eye e King Of The Road, cazzo che botta.<br \/>\nNel pomeriggio avevo assistito ad una conferenza stampa in cui Henry Rollins parlava insieme ad un regista svedese, tale Bj\u00f6rn Tagemose, di questo film muto che ha come protagonisti Iggy Pop, Josh Homme, Grace Jones, Jesse Hughes, lo stesso Rollins. La particolarit\u00e0 di questo film \u00e8 il fatto che venisse musicato live da una vera e propria band, con tanto di voci narranti e attori sul palco, fuori dallo schermo. Ignaro di tutto mi dirigo in Warzone e ci\u00f2 che sta per iniziare \u00e8 proprio il film musicato di cui sopra, progetto dal titolo Gutterd\u00e4mmerung. Condidenze a parte, l\u2019inizio degli ultimi concerti \u00e8 intervallato da un breve tributo a Lemmy Kilmister sul Main Stage, ma a questo punto \u00e8 complicatissimo fare anche un solo passo, quindi resto ben saldo sugli scalini della Warzone. Ha inizio uno spettacolo pirotecnico da brividi, il cui congedo \u00e8 affidato ad una scritta \u201cRIP LEMMY\u201d che illumina il cielo, e al conseguente applauso di una citt\u00e0 intera. Gutterd\u00e4mmerung dicevamo, si tratta di un film muto proiettato su un enorme telo posto a fronte palco, musicato da una band posizionata dietro di esso, le cui silouhette si intravedono solo in determinati momenti attraverso giochi di luce. La colonna sonora \u00e8 composta da classici della storia del rock e del metal, dai Sabbath ai Mothorhead, passando per Slayer, Metallica, The Doors e molti altri. Che c\u2019entra Henry Rollins in tutto questo? \u00c8 lui la voce narrante della storia, ed \u00e8 presente in prima persona dietro al telo misterioso. Durante le parti non musicate, purtroppo, si sentiva chiaramente il concerto dei Korn proveniente dal Main Stage, il che rendeva piuttosto difficile seguire la trama del film.<\/p>\n<p><strong>DOMENICA 19 GIUGNO<\/strong><br \/>\nQuesta domenica mattina comincia con la psichedelia punk dei Lecherous Gaze, di Oakland, California. Nella loro bio leggo \u201cparagonabile a calarsi un acido all\u2019inferno, non adatto ai rocker part time\u201d, e devo ammettere che in fondo sono d\u2019accordo. Visto che gli inferi sono il nostro luogo prediletto, King Dude fa gli onori di casa in divisa rigorosamente all-black e proponendo la sua lugubra versione di Nick Cave in salsa dark rock\/neofolk e un pizzico di Satana. Poco dopo gli Unsane, nessuna muraglia di amplificatori per loro, ma solo tanta attitudine. Potevano essere un nome degno della Warzone, eppure ce li gustiamo nel pi\u00f9 intimo Valley, perch\u00e9 in fondo le sonorit\u00e0 noise-core e post-hc del trio newyorkese funzionano bene anche tra deserti e cactus. In Warzone ci sono invece i Ratos De Porao, che godo per poco pi\u00f9 met\u00e0 set per poi emigrare verso il Temple per i Mg\u0142a. Prima volta all\u2019Hellfest per la storica hardcore punk band brasiliana, che si presenta con un fondale raffigurante la copertina di Anarkophobia, ed effettivamente suonano l\u2019album del 1990 per intero, pi\u00f9 un pezzo conclusivo, l\u2019inno Crucificados Pelo Sistema, ma questo me lo racconteranno. Riesco ad assistere agli ultimi attimi della performance della black metal band polacca (si scrive Mg\u0142a pronuncia \u201cmgwa\u201d), ma abbastanza da rimanerne folgorato. Chiodo, felpa con cappuccio e volto avvolto in sudario nero, il set si conclude con un brano tratto dal bellissimo With Hearts Towards None. Al vicino Altar ci sono gli Insomium, formazione finlandese che coniuga il death metal melodico di matrice scandinava, con la malinconia tipica del gothic doom sempre di stampo nordico. Dal vivo la loro performance risulta un po\u2019 fredda, e non \u00e8 una battuta dovuta alla loro provenienza geografica, ma il massiccio utilizzo di basi penalizza talvolta la resa finale. Prima visita nell\u2019area Main Stage per un\u2019occasione imperdibile, il concerto degli Slayer. Arrivare a 30 anni senza aver mai visto gli Slayer dal vivo \u00e8 possibile, ed io ne sono la prova vivente. Una cortina di casse Marshall, enormi croci capovolte sullo sfondo, la mia prima volta \u00e8 senza Jeff Hannemann e senza Dave Lombardo, ma me la faccio andar bene, soprattutto perch\u00e9 sentire pezzi come Raining Blood, Was Ensemble o Angel Of Death dal vivo sono tra le cose pi\u00f9 belle che ci siano. Tornando alla malinconia, i Katatonia ne sono senza dubbio i maestri indiscussi. Con il nuovo corso musicale intrapreso nell\u2019ultima decade hanno rimesso in discussione un intero genere, riuscendo ad essere innovatori nonostante i tempi che corrono. Scaletta principalmente incentrata sugli ultimi lavori, in particolar modo sull\u2019ultimo The Fall Of Hearts, che pur non accontentando i nostalgici, mette in luce una band che vive nel presente. I Ghost li ho sempre mal sopportati, e nonostante volessi dar loro un\u2019altra chance, non ho resistito al fascino del set old school degli Enslaved in occasione dei 25 anni della band. I norvegesi tributano il loro passato suonando brani che non vanno oltre il 2006, scavando fino ad un album come Frost, ma la vera sorpresa \u00e8 stata Allf\u01eb\u00f0r O\u00f0inn, brano presente sulla demotape Yggdrasil del 1992, poi pubblicata anche sul primo Ep ufficiale Hordanes Land l\u2019anno seguente. Il frontman Grutle Kjellson spaccia Return To Yggrasill per l\u2019inno norvegese e solo questo ce lo rende simpatico a vita. Perdere in contemporanea Paradise Lost e Puscifer \u00e8 meno doloroso se l\u2019alternativa sono i Black Sabbath, o meglio l\u2019ultimo show che il sottoscritto vedr\u00e0 dei Black Sabbath (sar\u00e0 vero?). Il The End Tour passa dunque anche da Clisson ed \u00e8 con l\u2019immortale brano omonimo che questi 90 minuti hanno inizio. Ozzy Osbourne \u00e8 pi\u00f9 composto rispetto alle ultime volte che ho avuto modo di vederlo su quel palco, ma ne guadagna in esecuzione: poche sbavature, nessuna stonatura clamorosa. Non ho mai compreso a fondo il significato dei drum-solo, e capisco ancora meno 10 minuti di assolo su un set gi\u00e0 risicato, per\u00f2 bravissimo eh. La scaletta \u00e8 praticamente un greatest hits di 13 canzoni che sono entrate nella storia del rock e del metal, tra cui Fairies Wear Boots, Into The Void, Snowblind, War Pigs, Iron Man, Children Of The Grave e ovviamente Paranoid come bis. Ma non \u00e8 finita, sul palco adiacente sta per cominciare King Diamond. Nella prima parte fanno capolino addirittura brani dell\u2019epoca Mercyful Fate come Melissa e Come To The Sabbath, una sorpresa gradita per tutti i fan che forse non rivedranno mai pi\u00f9 la band dal vivo. Ma il piatto forte deve ancora arrivare, viene eseguito Abigail nella sua interezza, e mentre il festival si svuota e la gente torna a casa, qualche migliaio di persone resta l\u00ec insieme al Re Diamante, ad assistere alla sua ennesima magia. Intravedo nel pubblico Thomas Jefferson Cowgill Aka King Dude che segue attento il concerto, scambiamo due parole e chiaramente elogiamo entrambi il Re Padre.<br \/>\nNessuno spettacolo pirotecnico a salutare la nostra ritirata dal campo di battaglia questa volta, \u00e8 stato gi\u00e0 speso tutto il sabato in onore di Lemmy, ed in fondo \u00e8 giusto cos\u00ec. Al prossimo anno.<\/p>\n<p>Davide Straccione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo un anno di assenza la truppa perkeliana torna a Clisson per il festival metal pi\u00f9 figo del mondo. 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