{"id":5305,"date":"2005-01-02T00:00:00","date_gmt":"2005-01-02T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/uncategorized\/klimt-182\/"},"modified":"2025-05-14T08:46:49","modified_gmt":"2025-05-14T06:46:49","slug":"klimt-182","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=5305","title":{"rendered":"KLIMT 1918"},"content":{"rendered":"<p><i>Malinconiche note di gioia. Giunti al terzo album, i capitolini Klimt 1918 pubblicano un disco che pu\u00f2 essere semplicemente descritto come l\u2019ideale colonna sonora delle serate di fine estate, ovvero quei momenti in cui la spensieratezza e la nostalgia viaggiano a braccetto tenendosi la mano l\u2019un l\u2019altra. Puro shoegaze\/wave rock, che rimanda ai mai dimenticati anni 80 e vive sull\u2019eterno intreccio\/contrasto fra dolci melodie orecchiabili e un malinconico umore di fondo. Spiccano l\u2019ipnotica e meravigliosa \u201cThe Graduate\u201d (song dell\u2019anno?), la magnetica opener \u201cThe Breathing Days\u201d, la seguente \u201cSkygazer\u201d (Catherine Wheel docet), la spensierata title track e la delicata \u201cAll Summer Long\u201d. Un album indicato a chiunque ami ascoltare la musica assaporando sul proprio volto il gusto dolce amaro delle lacrime, che siano di gioia o di malinconia sarete voi a deciderlo.<\/i><\/p>\n<p><b>Il terzo album \u00e8 generalmente considerato quello della completa maturit\u00e0 artistica di un gruppo; voi quali sensazioni provate al momento, riascoltandolo? E quali sono le vostre aspettative circa la reazione del pubblico?<\/b><\/p>\n<p>Marco: Non so dirti se \u201cJust In Case..\u201d rappresenti per noi l\u2019album della maturit\u00e0 artistica. Questo genere di affermazioni forse non spettano a noi ma a chi ascolta, oppure recensisce la nostra musica. Nonostante tutto questo full lenght rappresenta una tappa assai importante per i Klimt 1918 in quanto corrisponde ad una definitiva presa di coscienza; sia dal punto di vista stilistico che attitudinale. Finalmente possiamo dire di possedere un sound che ci appartiene completamente. Quando ascolto l\u2019album penso soprattutto a questo.<br \/>\nRiguardo alla seconda parte della tua domanda, posso affermare con sicurezza che non esistono da parte nostra aspettative circa la reazione del pubblico. Continuiamo a comporre e a registrare esclusivamente la musica che ci piace e ci emoziona.<\/p>\n<p><b>Il titolo suona intrigante ed enigmatico. Cosa potrebbe accadere \u201cnel caso non ci dovessimo pi\u00f9 incontrare\u201d?<\/b><\/p>\n<p>Il titolo dell\u2019album ha a che fare con un periodo della mia vita abbastanza controverso. Avevo deciso di lasciare i Klimt 1918 per una serie piuttosto lunga di motivazioni. Non mi riconoscevo pi\u00f9 in quello che stavo facendo e soprattutto non mi sentivo all\u2019altezza delle crescenti aspettative che si stavano venendo a creare attorno alla band a partire dal 2005. Prima di compiere un gesto cos\u00ec definitivo ho pensato che sarebbe stato bello e doveroso registrare un ultimo album. Un addio organizzato in undici canzoni che incarnassero qualitativamente il meglio della nostra produzione. Cos\u00ec \u00e8 nato il titolo \u201cJust In Case We\u2019ll Never Meet Again\u201d che suonava appunto come un commiato dai fan e da tutte quelle persone che negli ultimi dieci anni hanno supportato me ed i Klimt 1918.<br \/>\nDurante il lungo processo di gestazione dell\u2019album per\u00f2 qualcosa \u00e8 cambiato. La musica composta per rappresentare un addio si \u00e8 trasformata in un\u2019occasione per ricominciare. Ho ritrovato le motivazioni giuste suonando insieme agli altri in sala prove. Ho riacquistato la fiducia in me stesso ed ora sono contento di essere qui a condividere questo album con te e con tutti gli altri ascoltatori.<br \/>\nInvece di cambiare titolo alla nostra terza fatica abbiamo deciso di mantenere quello vecchio, nonostante il cambiamento intercorso negli ultimi mesi. Suona bene, \u00e8 ricco di suggestioni ed in fondo \u00e8 il titolo ideale per un\u2019opera nata e concepita come un addio.<\/p>\n<p><b>Il sottotitolo \u00e8 invece una vera e propria dichiarazione d\u2019amore per una certa musica degli anni 80 e tutto quanto le gravitava intorno. A quali aspetti di quell\u2019epoca siete maggiormente legati?<\/b><\/p>\n<p>Oggi gli anni 80 vanno molto di moda. Sono sulla bocca di tutti. Per questo \u00e8 necessario discernere. Quello che hanno significato per me, per mio fratello e per gli altri componenti della band \u00e8 diverso rispetto a quello che rappresentano oggi per un certo tipo di mercato. Chi \u00e8 nato, come noi, durante la seconda parte degli anni settanta si \u00e8 formato musicalmente proprio durante gli anni 80. Non si tratta di moda, dunque, ma di pura nostalgia. Ho ricordi davvero commoventi del mio walkman, delle mie cassette. Giravo per la citt\u00e0 da solo, con la mia musica nelle orecchie. Quello che ascoltavo aveva il potere di alleviare il disagio e la solitudine che provavo. Non ci sono dunque degli aspetti precisi di quell\u2019epoca a cui siamo legati. Ce l\u2019abbiamo semplicemente nel sangue. Ci appartiene.<\/p>\n<p><b>La vostra musica suscita contemporaneamente malinconia e gioia, nostalgia e speranza. Come riuscite a far convivere insieme emozioni e sensazioni cos\u00ec apparentemente distanti?<\/b><\/p>\n<p>Mi fai venire in mente gli Ultravox di \u201cDancing With Tears In My Eyes\u201d. Il titolo ed anche il mood di quella canzone rappresentano l\u2019essenza di quanto affermi nella tua domanda. Per anni sono rimasto ossessionato dal suo testo e dalla sua atmosfera. \u00c8 un brano molto triste, ma allo stesso tempo trasmette una vitalit\u00e0 assurda. C\u2019\u00e8 qualcosa di veramente tragico nel vitalismo evocato dal dolore. Anche i Cure di \u201cJust Like Heaven\u201d l\u2019avevano capito perfettamente. Quel brano \u00e8 di una spensieratezza imbarazzante, ti viene voglia di ballarlo ogni volta che lo ascolti; eppure \u00e8 anche terribilmente malinconico. Nel gioco di contrasti un sorriso che nasce dopo il pianto, o viceversa, le lacrime che segnano il viso dopo aver riso possiedono una forza espressiva enorme. Nel loro piccolo i Klimt 1918 cercano sempre di ricreare questo equilibrio. Non a caso amo definire la nostra musica come saudade. Perch\u00e9 \u00e8 la saudade brasiliana che ha parlato per prima di \u201cdolce malinconia\u201d, il terreno di incontro tra felicit\u00e0 e rassegnazione.<\/p>\n<p><b>\u201cJust In Case\u2026\u201d \u00e8 un album meditativo, ma anche spensierato, scorrevole e per certi versi \u201cfrizzante\u201c. Sinceramente mi aspettavo qualche brano in pi\u00f9 nello stile di \u201cThey Were Wed by the Sea \u2013 Rarefied Version\u201d; cosa puoi dirmi in proposito?<\/b><\/p>\n<p>Sinceramente non so dare un risposta a questa domanda. Quando abbiamo registrato \u201cThey Were Wed by the Sea \u2013 Rarefied Version\u201d non sapevamo dove ci avrebbe portato quell\u2019esperimento. Pi\u00f9 volte ho pensato che \u201cJust In Case..\u201d avrebbe avuto bisogno di canzoni come quella, ma poi il disco si \u00e8 evoluto diversamente. Noi non siamo molto bravi a prevedere il futuro stilistico della band. Suoniamo quello che sentiamo senza porci molte domande. Chiss\u00e0, forse in futuro ci saranno ancora delle occasioni per comporre e registrare materiale dilatato e sperimentale come Rarefied Version<\/p>\n<p><b>\u00c8 evidente che ormai siete a tutti gli effetti un gruppo shoegaze\/wave rock, ma nonostante ci\u00f2 avete mantenuto molti fan del primo periodo avantgarde metal: motivo di soddisfazione o frustrazione?<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 un motivo di grande soddisfazione. Ci fa capire che i nostri ascoltatori (di qualsiasi tipo siano) continuano a seguirci non perch\u00e9 ci esprimiamo stilisticamente in un modo rispetto che ad un altro, ma perch\u00e9 provochiamo determinate emozioni. Le emozioni non sono n\u00e9 metal, n\u00e9 shoegaze. Esse trascendono i generi musicali ed hanno il potere di toccare le persone pi\u00f9 diverse.<br \/>\nLa frustrazione semmai ce la procurano gli addetti ai lavori (giornalisti, discografici, promoters, distributori) che pur di semplificarsi la vita decidono di comprenderci ancora nel calderone metal nonostante la nostra musica si stia evolvendo esplicitamente seguendo altre traiettorie.<\/p>\n<p><b>Parlando di shoegaze, so che nella vostra citt\u00e0 si stanno muovendo gruppi interessanti, come Sea Dweller, La Calle Mojada, Oblivio, Zo.e ed altri. Credete si possa parlare di una vera e propria scena romana dedita a queste sonorit\u00e0?<\/b><\/p>\n<p>Penso che ci siano delle ottime band shoegaze a Roma. Nonostante tutto suonare lo stesso genere di musica, nella stessa citt\u00e0 non significa automaticamente far parte di una \u201cscena\u201d. Con questo termine si fa riferimento ad un numero imprecisato di band che si aiutano vicendevolmente, collaborano, producono materiale in totale armonia, organizzano concerti. In Italia \u00e8 difficilissimo parlare di \u201cscene musicali\u201d. Il pi\u00f9 delle volte i musicisti perdono tempo a farsi la guerra piuttosto che a creare qualcosa di costruttivo.<br \/>\nAl di la di queste considerazioni \u00e8 comunque innegabile che la capitale stia attraversando un momento molto florido musicalmente parlando. C\u2019\u00e8 grande fermento dappertutto. Non solo nello shoegaze.<\/p>\n<p><b>Marco, oltre ad essere il titolo di un nuovo brano, \u201cSkygazer\u201d \u00e8 il tuo nickname su myspace.com: cosa ti affascina cosi tanto nel \u201cfissare in adorazione il cielo\u201d?<\/b><\/p>\n<p>Fissare il cielo mi calma, guarisce la mia ansia. Adoro soprattutto seguire con lo sguardo le scie che gli aeroplani disegnano nel cielo. Spesso le fotografo, ma il pi\u00f9 delle volte mi limito a contemplarle a lungo. Fino a quando il collo non mi fa male.<br \/>\nGuardare la volta celeste mi astrae completamente da tutto il resto. Raggiungo la pace interiore ogni volta che lo faccio. \u00c8 come partecipare per qualche istante all\u2019immensit\u00e0 dell\u2019universo. \u00c8 una sensazione tanto spiazzante quanto confortante.<\/p>\n<p><b>Come gli album precedenti anche \u201cJust In Case\u2026\u201d presenta in copertina una donna. Ritenete fondamentale la figura femminile nella creazione della vostra arte grafica\/sonora?<\/b><\/p>\n<p>Beh, alla base delle canzoni dei Klimt quasi sempre ci sono dei ricordi. Ricordi che hanno a che fare con figure femminili. Forse \u00e8 per questo motivo che le donne finiscono (in maniera assolutamente inconscia e non pianificata, aggiungo) sulle nostre copertine. L\u2019universo femminile evoca l\u2019inquietudine maschile, lo sforzo per capire, ma anche la certezza di non riuscire a comprendere mai la dualit\u00e0 dell\u2019animo umano. Rappresentano l\u2019alterit\u00e0 e la fascinazione assoluta provocata da essa. Questo in fin dei conti \u00e8 anche il \u201ctrait d\u2019union\u201d che ci lega a Gustav Klimt il quale era ossessionato dalle donne, dall\u2019espressivit\u00e0 del loro corpo e dai misteri del loro animo.<\/p>\n<p><b>Credete esista un colore che possa rappresentare\/descrivere la musica dei Klimt 1918?<\/b><\/p>\n<p>Ognuno abbina un colore diverso ai Klimt 1918. La mia indole, come la mia musica, \u00e8 rossa. Rosso come il colore del sangue, delle animosit\u00e0, dei sentimenti. Una proposta musicale come la nostra, tutta improntata sulla sensualit\u00e0 e l\u2019impulsivit\u00e0 sentimentale ai miei occhi non potrebbe avere un colore diverso. Vermiglia e sanguigna \u00e8 anche la passione politica, le sue implicazioni viscerali. Rosso scuro, rosso fuoco, bordeaux, viola. Le sfumature sono molte; una per ogni inclinazione. Quando il nostro sound \u00e8 pi\u00f9 malinconico il rosso diventa porpora, quando invece \u00e8 etereo e nostalgico vira verso il viola. Le canzoni pi\u00f9 elettriche ed epiche hanno il colore del sangue. Ma sempre di rosso si tratta.<\/p>\n<p><b>Victor Hugo disse: \u201cLa malinconia \u00e8 la felicit\u00e0 di sentirsi tristi\u201d. Condividete questa frase?<\/b><\/p>\n<p>Certamente. La cultura della malinconia \u00e8 un colossale meccanismo apotropaico. Serve a dimostrare a se stessi che in fondo non esiste nulla di pi\u00f9 prezioso della vita. I grandi melanconici sono sempre dei grandi viveur. Aggrediscono la vita, fino in fondo. Al centro della loro ilarit\u00e0 si nascondono gli abissi della disperazione. Mi viene in mente Hemingway. Una vita trascorsa sul fronte. Il fronte della vita vissuta. Poi, una fucilata in pieno viso. Il suicidio. \u00c8 stato sempre felice di sentirsi triste. Perch\u00e9 chi ama la malinconia ama la vita pi\u00f9 di ogni cosa. Un amore cos\u00ec grande che nel suo caso \u00e8 tracimato nel nichilismo.<\/p>\n<p><b>Cosa, quanto rappresenta per voi la musica? Riuscite ad immaginare le vostre vite senza essa?<\/b><\/p>\n<p>La musica d\u00e0 senso alle nostre vite. Ma senza di essa sono sicuro che la mia volont\u00e0 cercherebbe qualche altra strada per potersi esprimere. Certamente non riuscirei a contemplare una vita senza espressioni. L\u2019arte, qualunque essa sia, ma anche semplicemente \u201cil fare\u201d, sono fondamentali. Senza di esse non esisterebbe condivisione. I sentimenti non servono a nulla, come anche le esperienze, se non si ha la possibilit\u00e0 di condividerle con qualcuno.<\/p>\n<p><b>Bene, siamo giunti alla conclusione. Volete aggiungere qualcosa?<\/b><\/p>\n<p>Grazie a te Marco e a tutte le persone che continuano a seguirci nonostante la nostra evoluzione. Siete il nostro orgoglio pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p><b>Marco Cavallini<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Malinconiche note di gioia. 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