{"id":6196,"date":"2018-02-13T22:42:35","date_gmt":"2018-02-13T22:42:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/?p=6196"},"modified":"2024-10-18T11:36:38","modified_gmt":"2024-10-18T09:36:38","slug":"hellfest-2017-16-18-giugno-clisson-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=6196","title":{"rendered":"HellFest 2017: 16-18 giugno \u2013 Clisson, Francia"},"content":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 giugno senza <strong>Hellfest<\/strong>. Il pellegrinaggio a Clisson per Perkele \u00e8 ormai un rituale irrinunciabile. Buona lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 16 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Le nostre sonorit\u00e0 preferite sono legate al Valley, e il report non pu\u00f2 che cominciare da l\u00ec. Indosso una t-shirt bianca per soffrire meno il caldo, ne scelgo accuratamente una degli <strong>Okkultokrati<\/strong>, prima band di questa calda giornata all\u2019inferno. Il quintetto norvegese suona un mix strambissimo di d-beat, post punk e black metal, anche se di quest\u2019ultimo hanno probabilmente solo la provenienza geografica e la voce poco aggraziata. Molti i brani da <em>Raspberry Dawn<\/em>, tanto rock \u2018n\u2019 roll per una prova estremamente convincente nonostante l\u2019orario.<\/p>\n<p>\u00c8 da poco passato mezzogiorno e il cantante dei <strong>Noothgrush<\/strong> ammette candidamente di essere gi\u00e0 ubriaco. Il classico sludge nichilista del combo californiano sveglia gli animi, seguito dai <strong>Subrosa<\/strong>, ed \u00e8 subito pelle d\u2019oca. I violini si fanno strada tra le distorsioni mentre la voce cruda di Rebecca Vernon dipinge scenari decadenti. Non ci si sposta di un millimetro perch\u00e9 su quello stesso palco arrivano gli <strong>Helmet<\/strong>, una delle band simbolo del rock alternativo e del post hardcore americano degli anni &#8217;90. Nei 40 minuti a disposizione la band di Page Hamilton dimostra di non avere rivali, nonostante una line-up che vede lui come unico membro fondatore superstite, ancora fieramente alla guida.<\/p>\n<p>Metto il naso fuori per raggiungere uno dei palchi principali, guadagno una posizione favorevole nonostante il sole a picco perch\u00e9 per nulla al mondo potrei perdermi lo show di <strong>Devin Townsend Project<\/strong>. L\u2019istrionico frontman canadese non delude le aspettative, ne scaturisce un concerto di progressive metal espressivo ed onesto, che mette cuore, mente e tecnica sullo stesso piano. Devin ha una teatralit\u00e0 tutta sua, una presenza ed un modo di scherzare che lo rendono un\u2019artista unico nel suo genere; la resa live di un pezzo come <em>Deadhead<\/em>\u00a0lascia sgomenti.\u00a0 I <strong>Red Fang<\/strong> sono tra le band maggiormente ben volute in ambito stoner rock negli ultimi anni, complice anche qui un\u2019autoironia ed un intelligenza artistica sopra la media. Valley gremita e show da incorniciare. La spola col Main Stage continua senza sosta, stavolta per i <strong>Ministry<\/strong> e il loro metal industriale e apocalittico. Il frontman Al Jourgensen \u00e8 carico e incita la folla a dovere, l\u2019intera band non si risparmia un attimo, e il pubblico \u00e8 in delirio. Assisto al primo crowdsurfing di un ragazzo in sedia a rotelle, sar\u00e0 una costante dell\u2019intero festival e la sintesi perfetta di ci\u00f2 che un festival metal dovrebbe essere.<\/p>\n<p>Rinuncio a malincuore ai <strong>Behemoth<\/strong> per una delle cose pi\u00f9 belle che mi sia capitata negli ultimi anni: un concerto dei <strong>Baroness<\/strong>. La mia seconda volta in pochi mesi, dopo la memorabile esibizione al Roadburn di Tilburg, la band di John Dyer Baizley bissa con un altro concerto indimenticabile. Un concerto che trasuda passione, sofferenza, cuore; impossibile non notarlo. Quello del Roadburn \u00e8 stato l\u2019ultimo concerto con Peter Adams alla chitarra, questo dell\u2019Hellfest \u00e8 invece la mia prima occasione per vedere i Baroness all\u2019opera con la new entry Gina Gleason, una ragazzetta talmente brava e calata nella parte da sembrare un membro storico della band. La scaletta \u00e8 da brividi, con\u00a0 almeno sette brani dall\u2019ultimo album <em>Purple<\/em>. Aprono con <em>Kerosene<\/em>\u00a0e chiudono con <em>Take My Bones Away<\/em>\u00a0da <em>Yellow &amp; Green<\/em>, nel mezzo alcuni classici come <em>Isak<\/em>\u00a0e <em>The Sweetest Curse<\/em>, due tra i pi\u00f9 bei pezzi mai scritti dalla band di Savannah.<\/p>\n<p>Dalla Georgia alla Florida, all\u2019Altar ci attendono gli <strong>Obituary<\/strong>, tra le band che hanno plasmato il death metal americano con album seminali come <em>Slowly We Rot<\/em>\u00a0e <em>Cause of Death<\/em>, dai quali estraggono molti dei brani in scaletta, e con una magistrale <em>Don\u2019t Care<\/em>\u00a0tratta dal pur grandioso <em>World Demise<\/em>\u00a0che conferma gli Obituary come una grande macchina da live. Procedendo dritti sulla strada del metal estremo, facciamo tappa in Scandinavia, per la precisione in Svezia, con il panzer black metal dei <strong>Marduk<\/strong>. Si parte con una manciata di brani contenuti nell\u2019ultimo brutale <em>Frontschwein<\/em>\u00a0ma il culmine di violenza belligerante viene sancito da <em>Panzer Division Marduk<\/em>. Ovviet\u00e0 a parte, live band di altissimo livello.<\/p>\n<p>Allo scoccare della mezzanotte si sente il riff di <em>Dopes to Infinity<\/em>\u00a0risuonare alla soglia del Valley, i <strong>Monster Magnet <\/strong>sono un nome ben consolidato ormai qui all\u2019Hellfest, ed ogni volta \u00e8 sempre un piacere assistere ad un loro show. La folla \u00e8 totalmente ipnotizzata da Dave Wyndorf e soci, grazie ad una scaletta giustissima concentrata nei sessanta minuti a loro disposizione, in cui passano in rassegna altri grandi classici come <em>Powertrip<\/em>, <em>Negasonic Teenage Warhead<\/em>\u00a0e <em>Space Lord<\/em>. Raccolgo le ultime forze e mi dirigo verso la War Zone per assistere agli ultimi sussulti di questa prima giornata densa di emozioni. Viene affidato ai <strong>The Damned<\/strong>, dall\u2019alto della loro carriera quarantennale, il compito di chiudere la prima giornata di festival. Nonostante l\u2019et\u00e0, nonostante l\u2019orario, regalano uno show all\u2019altezza del nome che portano. La loro musica \u00e8 definibile in grandi linee punk rock, ma in realt\u00e0 vi troviamo molto altro, in particolar modo una certa sensibilit\u00e0 ascrivibile a ci\u00f2 che diverr\u00e0 comunemente noto come gothic rock, grazie soprattutto alla voce inconfondibile di Dave Vanian. Una canzone come la classicissima <em>Love Song<\/em>\u00a0sembra perfetta per salutare il campo di battaglia.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"MONSTER MAGNET &quot;Negasonic Teenage Warhead&quot; - live Hellfest 2017 [Desert-Rock.com]\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XfR0rnT4Cpg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sabato 17 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Ancora una volta graziati dal meteo, ancora una volta Valley come punto di partenza. Rivedo i <strong>Monkey 3<\/strong> a distanza di pochi mesi dal nostrano Tube Cult Fest. Visual lisergiche e forme geometriche luminose per quaranta minuti di space rock introspettivo che ci fa viaggiare alla grande. Un inizio disteso, un sogno piacevole e nostalgico, interrotto poco dopo da <strong>Igorrr <\/strong>al Temple. Il progetto del francese Gautier Serre \u2013 che per l\u2019occasione indossa una simpatica t-shirt dei Cannibal Corpse \u2013 \u00e8 la cosa pi\u00f9 schizzata e fuori di testa dell\u2019intero festival. Death metal, musica elettronica, breakcore, campionamenti di ogni tipo, musica operistica, due voci che giocano tra loro in maniera eccellente: il growl demoniaco di Laurent Lunoir e la voce lirica di Laure Le Prunenec, con picchi di isterismi e urla degni di nota.<\/p>\n<p>Il concerto dei <strong>Nails<\/strong> all\u2019Alter comincia con un circle-pit, mettendo subito in chiaro che tipo di proposta troveremo. Una vera e propria furia di hardcore violento e grindcore, una mina vagante impazzita che non fa per niente rimpiangere la mancata occasione di vedere dal vivo i <strong>Bongripper<\/strong>, che contemporaneamente staranno sicuramente dopando il Valley con i loro riff ribassati. I Bongripper me li far\u00f2 raccontare , cos\u00ec come mi far\u00f2 raccontare gli <strong>Zeke<\/strong>. Non mi faccio raccontare invece gli <strong>Ereb Altor<\/strong>, ovvero gli eredi naturali dei Bathory. Cinquanta minuti di puro metal vichingo, ma senza le tarantelle di turno, bens\u00ec ritmi cadenzati, voci epiche e grida di battaglia. La lunga cavalcata doom di <em>By Honour<\/em>\u00a0racchiude tutto il fascino di questa band svedese. La vicina Finlandia ci porta invece gli <strong>Skepticism<\/strong>, una delle band pi\u00f9 lente del pianeta, tra i pionieri assoluti del genere funeral doom metal insieme ai connazionali Thergothon. A differenza di questi ultimi, gli Skepticism sono ancora in attivit\u00e0, mi verrebbe da dire vivi e vegeti ma cozzerebbe con il loro modo di essere. Il Temple \u00e8 semivuoto, la gente \u00e8 molto sparsa e distratta, quale miglior modo per guadagnare la transenna e assistere a questi cinquanta minuti di sofferenza in musica. Sei brani per una media di otto minuti ciascuno. Gli Skepticism sono un simbolo per un modo di fare musica che non conosce compromessi, e sono i migliori in questo. L\u2019idea che sul Main Stage ci siano in contemporanea gli Steel Panther mi fa sorridere, gira voce che l\u00ec ci siano tette in bella vista e atteggiamenti disinibiti, ma il doom ha la meglio.<\/p>\n<p>Si torna verso il Valley per sonorit\u00e0 decisamente meno estreme con lo stoner rock educato dei <strong>Mars Red Sky<\/strong>. Posizione nettamente favorevole in scaletta rispetto all\u2019apparizione del 2014, il che la dice lunga sul loro percorso e sulla credibilit\u00e0 costruita negli ultimi anni. Torno volentieri in Warzone per i <strong>D.R.I.<\/strong>, una di quelle band che riesce a mettere d\u2019accordo metallari e punk, grazie alla fusione riuscitissima di hardcore e thrash metal che apr\u00ec poi la stada al crossover. Aprono le danze con la brevissima <em>Who Am I?<\/em>, il cui testo recita esclusivamente <em>\u201c<\/em>Who Am I? D.R.I.!<em>\u201d<\/em>, ottimo per fare le presentazioni. Seguono nell\u2019eccitazione generale <em>Snap<\/em>, <em>I\u2019d Rather Be Sleeping<\/em>\u00a0e <em>Thrashard<\/em>, mentre la polvere si solleva nel pit come un piccolo tornado attaccandosi a barbe, capelli e narici. Tanta attitudine, poco importa il fiato corto di Kurt Brecht, mi accontento di uno show sincero al 100%. Che dire di <strong>Chelsea Wolfe<\/strong>, trucco pesante e presenza malinconicamente austera. Cantautrice dalle nuance gotiche, sostenuta da una band che sa offrire dinamica, sia che si tratti di atmosfere rarefatte sia quando c\u2019\u00e8 da ispessire il suono. Chelsea ricama vocalizzi di un\u2019intensit\u00e0 unica e ci appare come una ragazza timida che per\u00f2 attraverso la musica riesce ad esprimersi e a comunicare al meglio.<\/p>\n<p>Restando sulla scia dell\u2019introspezione e della malinconia, ci sono gli <strong>Alcest<\/strong> al Temple. La band di Neige \u00e8 sempre meno legata alle radici black metal del progetto, sempre pi\u00f9 aperta a scenari shoegaze e post rock, ora con qualche elemento progressive in pi\u00f9. Apertura affidata a <em>Kodama<\/em>, tratto dall\u2019album omonimo del 2016, a mio modo di sentire un incrocio ideale tra Anathema e Mono. Neige ammette nelle interviste di essersi ispirato molto all\u2019opera di Miyazaki e dal viaggio della band in Giappone, \u00e8 difatti possibile rintracciare una massiccia influenza della musica del Sol Levante tra le note del loro ultimo album, a partire dalle scale utilizzate. La musica degli Alcest \u00e8 piena di suggestioni, chiudendo gli occhi vedo prati verdi, montagne, posso sentire il vento tra gli alberi, \u00e8 musica carica di emozioni, triste ma mai negativa. Dal vivo questo trasporto \u00e8 ben udibile e visibile nella compostezza che contraddistingue gli Alcest come band. Quasi tutti i brani sono tratti dagli ultimi tre album, ad eccezione di <em>Perc\u00e9es de Lumi\u00e8re<\/em>\u00a0tratta da <em>\u00c9cailles de Lune<\/em>. Nessun brano invece dall\u2019album di debutto <em>Souvenirs d\u2019un Autre Monde<\/em>, pietra miliare per tutti i fan della band francese.<\/p>\n<p>Valley troppo pieno per i <strong>Primus<\/strong>, ma il bel tempo e i megaschermi all\u2019esterno aiutano. Seguo l\u2019intero concerto sdraiato sul prato e vengo inondato dal sound unico della band capitanata da Les Claypool. L\u2019intero sound si basa sul tocco e l\u2019inventiva di quest\u2019ultimo, un modo di suonare il basso eclettico e pioneristico, nonch\u00e9 della sua voce inconfondibile. Primus \u00e8 prima di tutto teatralit\u00e0. La triade iniziale \u00e8 composta da <em>Those Damned Blue-Collar Tweekers<\/em>, <em>Wynona\u2019s Big Brown Beaver<\/em>\u00a0e la famosissima <em>Too Many Puppies<\/em>, e avanti cos\u00ec per un\u2019ora di riff geniali e groove assassino. Epilogo con quel caterpillar crossover che porta il nome di <em>Jerry Was a Race Car Driver<\/em>, il pubblico in delirio. Tutt\u2019altra atmosfera nei pressi del Temple, dove troviamo un palco adornato da un fondale decorativo impressionante, fuochi vivi ed una quantit\u00e0 notevole di strumenti tradizionali, di cui molti percussivi. Quello dei <strong>Wardruna<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 un rituale vichingo che un concerto vero e proprio. Il tutto ha inizio con Einar Selvik ed uno dei suoi musicisti che imbracciano dei grossi strumenti a fiato dalla forma molto particolare, dalla sembianza di grossi serpenti; lo strumento in questione \u00e8 il <em>lur<\/em>, i cui primissimi esemplari risalgono all\u2019et\u00e0 del bronzo. Selvik \u00e8 anche il compositore della colonna sonora della seguitissima serie tv <em>Vikings<\/em>, il che la dice lunga sul suo background e le sue competenze in materia. Il cantato in norvegese e la coralit\u00e0 rendono questo progetto un\u2019esperienza intensissima.<\/p>\n<p>Tra gli show pi\u00f9 attesi c\u2019era quello degli <strong>Slo Burn<\/strong>, incarnazione capitanata da John Garcia nata dopo lo scioglimento dei Kyuss. Degli Slo Burn ricordiamo con piacere il meraviglioso EP <em>Amusing the Amazing<\/em>, unica release ufficiale datata 1997 contenente classici come <em>July<\/em>\u00a0e <em>Pilot the Dune<\/em><em>,<\/em> che segue il demo dell\u2019anno precedente. La band si scioglier\u00e0 subito dopo con questo alquanto esiguo lascito. Mai e poi mai avrei immaginato di poterli vedere dal vivo a vent\u2019anni esatti di distanza e invece, dopo Desertfest e Freak Valley, anche l\u2019Hellfest ha colto l\u2019occasione per farci rivivere questa gemma dimenticata dello stoner rock. Questa manciata di pezzi rappresenta il meglio prodotto da Garcia nel periodo post-Kyuss, e credo sia stato importante pagargli il giusto tributo. La giornata potrebbe volgere al termine, ma prima un veloce salto in Warzone per i <strong>Suicidal Tendencies<\/strong>. Dave Lombardo alla batteria da quella spinta in pi\u00f9, Mike Muir corre da una parte all\u2019altra del palco facendosi volere un sacco bene. La band \u00e8 in splendida forma e pezzi come <em>You Can\u2019t Bring Me Down<\/em>\u00a0o <em>War Inside My Head<\/em>\u00a0lo dimostrano appieno. Insieme a D.R.I. la band che maggiormente rappresenta quel limbo in cui il thrash metal incontra il punk hardcore e tutto diventa bellissimo. \u00c8 ora di andare in branda, domani operativi alle 10:30.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"SLO BURN - &quot;Pilot The Dune&quot; (Hellfest 2017) [Desert-Rock.com]\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WtmvTnYDJ1I?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Domenica 18 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Risveglio faticoso ma vale la pena essere al Valley sin dalle prime ore per i <strong>Bright Curse<\/strong>, prima band di quest\u2019ultima giornata nel Luna Park di Clisson. Trio composto da due francesi e uno svedese ma di base a Londra, autori di un heavy rock psichedelico con un forte senso per la melodia, con la voce di Romain come vero e proprio punto di forza. Ancora Valley, ancora una band londinese, ancora una band che ridefinisce le coordinate dell\u2019heavy rock. I <strong>Vodun<\/strong> mescolano rock, metal, afro e soul partendo chiaramente dal sound fino ad arrivare al look, mutuato dall\u2019immaginario voodoo. Un concerto dei Vodun \u00e8 energia pura, incontaminata, dominata dalla voce di Chantal aka Oya che mette i brividi per intensit\u00e0, potenza e pathos. Una band di cui sentiremo sicuramente parlare. Sarebbe gi\u00e0 ora di pranzo ma ci sono i <strong>Prong<\/strong> sul Mainstage, anzi mi sa che oggi il pranzo lo salto proprio. Il sole a picco non \u00e8 proprio invitante per uno che come me \u00e8 abituato a passare le giornate a girovagare tra i vari tendoni, ma un po\u2019 di tintarella ogni tanto \u00e8 necessaria. Tommy Victor \u00e8 l\u2019unico componente originale rimasto ma se non altro sa scegliere bene i suoi compagni; live compatto principalmente radicato nei classici anni 90, ad eccezione di una manciata di brani post-reunion (<em>Ultimate Authority<\/em>, <em>Turnover<\/em>\u00a0e <em>Cut and Dry<\/em>). Chiusura affidata alla doppietta <em>Whose Fist Is This Anyway?<\/em>\u00a0e <em>Snap Your Fingers, Snap Your Neck<\/em>, entrambe tratte dall\u2019album <em>Cleansing<\/em>\u00a0del 1994, ovvero l\u2019ABC del crossover\/groove metal.<\/p>\n<p>Difficile scelta tra <strong>Regarde Les Hommes Tomber<\/strong> al Temple e <strong>Trap Them<\/strong> in Warzone, il post-black\/sludge dei primi e l\u2019hardcore nero e disperato dei secondi. Assisto ad un paio di pezzi ciascuno per cui non mi addentro in giudizi approfonditi, ma rappresentano a loro modo due assalti sonori violenti, uno pi\u00f9 cerebrale, l\u2019altro pi\u00f9 fisico. Tra l\u2019altro i Trap Them hanno da poco annunciato il loro scioglimento, con tre concerti finali a novembre a New York, Montreal e Boston. Le prossime quattro ore saranno una spola continua tra Valley e Temple, senza dubbio i miei due palchi preferiti. Prima tappa di questa maratona ininterrotta \u00e8 rappresentata dai <strong>Crippled Black Phoenix<\/strong>. Justin Greaves, gi\u00e0 batterista per Iron Monkey, Electric Wizard, Teeth of Lions Rule the Divine e molti altri ancora, dal 2004 \u00e8 al timone dei CBF. Dal vivo si presentano in otto, da ci\u00f2 scaturisce un suono estremamente stratificato ma curato nei minimi dettagli, nulla \u00e8 relegato al caso, tutto ha un suo perch\u00e9. \u00c8 psichedelia corale, \u00e8 dolce e ruvida allo stesso tempo, \u00e8 musica genuina, carica di emozioni contrastanti. Proseguiamo sulla scia emotiva con i <strong>Ghost Bath<\/strong>, combo americano del North Dakota in attivit\u00e0 dal 2012, autori di un post-black metal disperato, caratterizzato dallo screaming esasperato tipico del depressive-black metal. I cappi neri pendenti risaltano grazie al contrasto con gli amplificatori Orange mentre la band dipinge atmosfere nerissime e dolorose.<\/p>\n<p>Rivedo gli <strong>Ufomammut<\/strong> per la terza volta all\u2019Hellfest, mentre ho perso il conto delle volte che li ho visti in concerto altrove. Urlo, Poia e Vita sono ormai un\u2019entit\u00e0 ben consolidata anche in sede live e il pubblico qui presente li adora. Partenza con <em>Temple<\/em>, tratta dall\u2019ultimo lavoro della band in ordine temporale, <em>Ecate<\/em>, ma il trio ha da poco annunciato l\u2019uscita di un nuovo album intitolato <em>8<\/em>, su Neurot, da cui eseguono in anteprima l\u2019ipnotica <em>Warsheep<\/em>. Chiusura affidata a <em>God<\/em>, dal mai dimenticato <em>Godlike Snake<\/em>, album che il prossimo anno diventer\u00e0 maggiorenne. Dagli Ufomammut agli <strong>Arkohn Infaustus<\/strong>, compagine francese dedita ad un black\/death metal dai toni ribassati e da poco tornata in attivit\u00e0 dopo una pausa durata sette anni. La band capitanata da DK Deviant \u00e8 molto attesa in patria, e ripagano questa attesa con uno show maligno ed impeccabile. Storia travagliata quella dei <strong>Pentagram<\/strong>. Ricordo il mio primo Hellfest nel 2009 quanto tutto eccitato mi dirigo in prima fila per assistere al loro concerto, ben presto mi accorgo che sono stati cancellati e sostituiti da un\u2019altra band. All\u2019epoca non avevo uno smartphone dunque non potevo essere aggiornato in tempo reale su eventuali cambi di programma, ma a quanto pare Bobby Liebling non pot\u00e9 lasciare gli Stati Uniti per motivi personali. Ho avuto la fortuna di vederli pi\u00f9 e pi\u00f9 volte in futuro, tra cui il 2012 proprio a Clisson. Tuttavia la condotta non proprio esemplare di Bobby, finito in carcere per aver aggredito la madre ultraottantenne lo scorso maggio, ha fatto s\u00ec che venisse incarcerato, di fatto rischiando di compromettere anche il recente tour estivo. La band decide tuttavia di non annullare nessuna delle date, e le parti vocali vengono affidae al chitarrista Victor Griffin, che fa del suo meglio per coprire al meglio tutti i ruoli a sua disposizione. Eroico.<\/p>\n<p>Che dire invece dei <strong>Blue Oyster Cult<\/strong>, un pezzo di storia della musica hard &amp; heavy, un nome iconico i cui successi come <em>(Don\u2019t Fear) The Reaper<\/em>\u00a0e <em>Godzilla<\/em>\u00a0sono conosciuti proprio da tutti. Per molti sono una di quelle band di cui si conoscono le canzoni senza conoscere il nome della band. Il chitarrista Buck Dharma e il cantante Eric Bloom sono gli unici due ad essere nella band sin dal finire degli anni 60, e continuano a tenere il palco in maniera eccellente nonostante siano al timone di una band che ha compiuto i cinquanta anni di carriera. 50! Incredibile. Cosa si fa quando in contemporanea ci sono Prophets of Rage, Integrity e Scour? Semplice, prendi la ruota panoramica per monitorare dall\u2019alto cosa accade a 360 gradi. Scherzi a parte, la zona Main Stage \u00e8 impraticabile e piuttosto che vedere i Prophets da un maxischermo, preferisco di gran lunga farmi un giro sulla ruota panoramica. Mi gusto <em>Take the Power Back<\/em>\u00a0e <em>Guerrilla Radio<\/em>\u00a0da una posizione privilegiata, mentre osservo dall\u2019alto decine di migliaia di corpi saltare su e gi\u00f9. \u00c8 davvero un colpo d\u2019occhio notevole.<\/p>\n<p>Guardando alle mie spalle posso osservare che anche nella Warzone regna la bolgia totale durante gli <strong>Integrity<\/strong>. Il giro della ruota finisce sulle note di <em>Bombtrack<\/em>\u00a0dei Rage Against the Machine, mentre lo spettacolo procede tra brani di Public Enemy e Cypress Hill opportunamente \u201cmetallizzati\u201d e un tributo a Chris Cornell con un accenno di <em>Cochise<\/em>\u00a0prima e di <em>Like a Stone\u00a0<\/em>per intero poi, entrambi pezzi degli Audioslave, band di cui facevano parte tutti gli ex RATM presenti. La band \u00e8 composta appunto da Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk insieme a Chuck D dei Public Enemy e B-Real dei Cypress Hill, il risultato \u00e8 qualcosa di davvero intenso. Ancora una volta vedo ragazzi disabili fare crowsurfing in sedia a rotelle, stavolta sulle note di <em>Killing in the Name<\/em>, mentre l\u2019intero pubblico sembra essere un\u2019unica marea polverosa che si muove a ritmo. Nei pochi minuti in cui ho avuto modo di vedere degli <strong>Scour<\/strong> dal vivo mi \u00e8 sembrata una band capace, adeguata nel suonare black metal seppur con membri provenienti quasi esclusivamente da ambienti death\/grind (John Jarvis dei Pig Destroyer al basso, Derek Engemann, ex-Cattle Decapitation e Chase Fraser, ex-Animosity alle chitarre e Adam Jarvis dei Misery Index alla batteria). Oltre a loro Phil Anselmo, che torna all\u2019Hellfest con questo progetto interessante sulla carta e che trova un riscontro concreto su disco e dal vivo, con l\u2019unica grande amarezza di averlo visto leggere platealmente i testi sul legg\u00eco per poi farli a brandelli a fine pezzo, appallottolarli e tirarli sul pubblico. Un concerto black metal con il leggio \u00e8 di gran lunga la cosa meno black metal che ci sia.<\/p>\n<p>\u00c8 la volta dei <strong>Clutch<\/strong>, anche loro visti un\u2019infinit\u00e0 di volte in quel di Clisson (credo quattro solo qui), ma non potrei mai perdermeli a meno che non siano in contemporanea, che so, con gli Iron Maiden. <em>Burning Beard<\/em>\u00a0apre il sipario, dopodich\u00e9 una buona met\u00e0 delle canzoni proposte sar\u00e0 tratta dall\u2019ultimo <em>Psychic Warfare<\/em>. Scaletta un po\u2019 al di sotto delle aspettative, solo un pezzo dall\u2019ottimo <em>Earth Rocker<\/em>, non la titletrack e neanche una <em>Crucial Velocity<\/em>\u00a0o una <em>Gone Cold<\/em>, assente anche un pezzo come <em>Pure Rock Fury<\/em>, ma tutto sommato i Clutch riuscirebbero a fare un ottimo show anche con un set di canzoni di Natale. Declassati dal Main Stage dell\u2019edizione 2014 al pi\u00f9 intimo Temple di quest\u2019anno, gli <strong>Emperor<\/strong> ripropongono questa volta il bellissimo <em>Anthems to the Welkin at Dusk<\/em>\u00a0in occasione del ventennale dalla sua uscita. Ihsahn, Samoth, Trym e il resto della truppa lo suonano per intero in tutta la sua furia maestosa, passando in rassegna capolavori immortali come <em>Thus Spake the Nigthspirit<\/em>, <em>The Loss and Curse of Reverence<\/em>, <em>With Strength I Burn<\/em>\u00a0e la conclusiva <em>The Wanderer<\/em>\u00a0con una naturalezza ed una precisione che non risentono dei segni del tempo. Ma non \u00e8 finita qui, la ciliegina sulla torta \u00e8 concentrata nell\u2019ultimo quarto d\u2019ora, prima con <em>Curse You All Men!<\/em>\u00a0e poi con due pezzi simbolo dell\u2019album di debutto <em>In the Nightside Eclipse<\/em>: <em>I Am the Black Wizards<\/em>\u00a0e <em>Inno a Satana<\/em>.<\/p>\n<p>Mai e poi mai avrei pensato che la chiusura dell\u2019Hellfest potesse essere affidata a qualcosa di totalmente avulso dal metal o dal punk, e invece il compito \u00e8 affidato a <strong>Perturbator<\/strong>, moderno paladino della synthwave o new retro wave che dir si voglia, un genere tornato in auge negli ultimi anni, con l\u2019esplosione di una miriade di progetti, di cui Perturbator (al secolo James Kent) ne \u00e8 forse l\u2019esponente pi\u00f9 osannato. Musica nata dalla nostalgia per gli anni 80: Carpenter e Goblin, sciolti nell\u2019acido lisergico e uniti alla musica elettronica, tanto lontana dal metal nella forma quanto vicina ad essa in un certo tipo di background, atmosfere e riferimenti. Il pulpito da cui proviene la musica \u00e8 una struttura futuristico-industriale con mille luci e strobo accecanti, il Temple si tramuta in discoteca per quest\u2019ultima ora di follia. \u00c8 bellissimo vedere gente ballare e al tempo stesso fare le corna come ad un vero concerto metal. Scelta insolita ma che conferma ancora una volta l\u2019Hellfest come un festival che sa fondere il classico con il nuovo, che non ha paura di osare e da cui ci si pu\u00f2 aspettare di tutto.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"CLUTCH &quot;Electric Worry&quot; Live @ Hellfest 2017 [Desert-Rock.com]\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WTa3iq9BLnA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Davide Straccione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 giugno senza Hellfest. Il pellegrinaggio a Clisson per Perkele \u00e8 ormai un rituale irrinunciabile. 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