{"id":6676,"date":"2018-06-26T10:19:27","date_gmt":"2018-06-26T10:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perkele.it\/?p=6676"},"modified":"2024-10-18T10:41:52","modified_gmt":"2024-10-18T08:41:52","slug":"hellfest-2018-clisson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perkele.it\/?p=6676","title":{"rendered":"Hellfest 2018: 22, 23 e 24 giugno \u2013 Clisson, Francia"},"content":{"rendered":"<p>Ci attende un tempo meraviglioso a Clisson e le previsioni sembrano promettere bene per tutto il weekend, infatti il sole non ci abbandoner\u00e0 mai in questa edizione. Niente scherzetti meteo questa volta e una line-up come sempre sopra le righe. Dopo l\u2019esperienza della carta cashless, da quest\u2019anno tutto si fa con il braccialetto, dotato di microchip, valido sia per accedere al festival che per pagare ovunque: dal bar, agli stand del cibo fino addirittura al merch. Per combattere il caldo inoltre, coreografiche fontane con cascate posizionate poco lontane dai Main Stage offrono refrigerio al solito fiume di persone provenienti da tutto il mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 22 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Il mio Hellfest inizia all\u2019insegna dell\u2019heavy rock pi\u00f9 viscerale con i <strong>Mos Generator<\/strong>, confermati poche settimane prima in sostituzione degli Electric Mary e piazzati sul Main Stage alle undici di mattina. Tony Reed e soci svegliano gli astanti affamati di rock&#8217;n&#8217;roll con la loro miscela di stoner ed heavy metal pescando sia dal recente <em>Shadowlands<\/em> con l\u2019energetica title track, sia da classici del passato come <em>Lonely One Kenobi<\/em> e <em>On the Eve<\/em>.<\/p>\n<p>Con le orecchie ancora ronzanti mi dirigo verso la Valley, vero e proprio festival nel festival per noi perkeliani. Lo stoner doom dei <strong>Sons of Otis<\/strong> \u00e8 lisergico ma al tempo stesso monolitico, elementi che hanno reso il trio canadese una versa e propria leggenda nel campo. I connazionali <strong>Dopethrone<\/strong> si muovono su coordinate simili con l\u2019unica differenza dovuta ad una minore vena psichedelica ed una maggiore concentrazione di fango nelle vene. S\u00ec, perch\u00e9 la voce urlata in quel modo ricorda molto Weedeater e Bongzilla, mentre musicalmente non ci spostiamo di un millimetro dalle band appena citate oltre ovviamente ai vecchi Electric Wizard, quelli di <em>Dopethrone<\/em> proprio, non a caso. Il limite del genere \u00e8 proprio quello di essere uguale a se stesso e ai tanti suoi cloni, di cui i Dopehtone stessi fanno chiaramente parte. Concerto un po\u2019 sottotono, che per musica cos\u00ec derivativa si traduce in noioso.<\/p>\n<p>Non ci si annoia invece con gli <strong>Schammasch<\/strong> nel Temple. Gli svizzeri mettono sul piatto una reinterpretazione personalissima del black metal, accostabile per attitudine a Secrets of the Moon e Deathspell Omega, ritualistica ed atmosferica al punto giusto, che funziona bene nonostante la luce del giorno. Anche i francesi <strong>Celeste<\/strong> reinterpretano in qualche modo il black metal secondo parentele pi\u00f9 vicine al post hardcore e al doom, spogliando di fatto il genere della sua austerit\u00e0. Senza il favore delle tenebre non possono sfoggiare le torce rosse che sono solite squarciare il buio del loro show, ma offrono un esibizione molto coinvolgente.<\/p>\n<p>Nominati poche righe prima invece i <strong>Bongzilla<\/strong>, cult band americana per quanto concerne lo sludge doom metal, tornati di nuovo insieme nel 2015 sono abbastanza una rarit\u00e0 in Europa. Prima volta per loro a Clisson, cavalcano il palco della Valley con i loro riff opulenti e la voce sguaiata di Muleboy a trainare il carrozzone, divertendo e passandosi con nonchalance grossi joint. A circa met\u00e0 set abbandono a malincuore per intercettare i <strong>Converge<\/strong> su uno dei Main Stage e, per quanto mi \u00e8 dispiaciuto abbandonare i Bongzilla che distruggevano tutto, mi sarebbe dispiaciuto ancor di pi\u00f9 dovermi accontentare di vedere i Converge su YouTube. S\u00ec, perch\u00e9 anche se sembra strano non vederli alla War Zone, i Converge il Main Stage tra Meshuggah, A Perfect Circle e Judas Priest se lo meritano tutto. Mi accoglie la furia hardcore di <em>Eagles Become Vultures<\/em>, storico brano tratto da <em>You Fail Me<\/em>, per poi proseguire con la recente <em>I Can Tell You About Pain<\/em> dal recente, ottimo <em>The Dusk In Us<\/em>, per poi salutarci con <em>Concubine<\/em>, tratto da quel capolavoro che risponde al nome di <em>Jane Doe<\/em>.<\/p>\n<p>Gli scozzesi <strong>Saor<\/strong> offrono un\u2019ottima prestazione al Temple, con il loro folk black metal attraverso il quale traspare una forte ispirazione dalle melodie della propria terra, reso ancor pi\u00f9 interessante dalla presenza live di un violinista. Tutta un\u2019altra storia nei pressi del Main Stage con <strong>Joan Jett &amp; The Blackhearts<\/strong>. La sessantanovenne sembra vestire i panni di una ragazzina, la setlist scorre fluida tra classici intramontabili come <em>Cherry Bomb<\/em>, <em>Bad Reputation<\/em> e ovviamente <em>I Love Rock\u2019n\u2019Roll,<\/em> con la sua voce roca ancora ad alti livelli, una vera icona punk e hard rock senza tempo.<\/p>\n<p>Sul palco affianco sono pronti i <strong>Meshuggah<\/strong>, i mostri svedesi della musica estrema con groove. Una delle poche band a vantare un trademark talmente riconoscibile che ormai dire \u201calla Meshuggah\u201d \u00e8 diventato un modo per descrivere band che fanno musica estrema con tempi dispari e riff cervellotici. Cinquanta minuti di set che apre con <em>Born In Dissonance<\/em> e chiude con <em>Demiurge<\/em>, nel mezzo una manciata di mine, tra cui <em>Rational Gaze<\/em> e <em>Bleed<\/em>.\u00a0 Una live band di manifesta superiorit\u00e0 che continua a stupire ancora oggi dopo trent\u2019anni di carriera.<\/p>\n<p>Molte le band interessanti al Temple oggi, non da meno i <strong>Mysticum<\/strong>, storico trio industrial black metal norvegese tra le cui fila sono passati nei primissimi anni 90 anche Ivar Bjornson degli Enslaved e per un periodo brevissimo anche Hellhammer dei Mayhem. Per il resto la band \u00e8 nota fin dagli esordi per l\u2019utilizzo di drum machine, componente che viene proposta fedelmente in chiave live. I Mysticum sono tornati ad esibirsi live nel 2016 dopo venti anni di lontananza dai palchi e l\u2019hanno fatto in maniera eclatante, con una vera e propria performance live senza la quale non potrebbe esserci uno show dei Mysticum. Per me \u00e8 la terza volta ad un loro concerto \u2013 dopo Inferno Festival e Roadburn \u2013 quindi devo dire che l\u2019effetto sorpresa \u00e8 ampiamente svanito, ma ho sempre la fortuna di avere con me un amico nuovo a cui dire \u00abvieni a vedere i Mysticum, non te ne pentirai\u00bb, i loro piedistalli videomappati a tempo con la loro musica violentissima sono la cosa pi\u00f9 malata e al tempo stesso psichedelica che ci sia.<\/p>\n<p>Tra Carnivore senza il compianto Pete Steele e i <strong>Church of Misery<\/strong> preferisco i giapponesi, anch\u2019essi estremamente derivativi come i succitati Dopethrone, ma con un carico di groove nettamente superiore. Sabbath fino all\u2019eccesso, ma in alcuni casi \u00e8 un bene. Di nuovo al Temple per i <strong>Solstafir<\/strong> per uno dei concerti pi\u00f9 intensi della giornata. Gli islandesi dimostrano di essere temprati al caldo di queste latitudini, d\u2019altronde la stagione dei festival \u00e8 appena iniziata e la band suoner\u00e0 un po\u2019 ovunque nelle settimane a venire. Il sound dei Solstafir \u00e8 qualcosa di unico, molto istintivo e a tratti rude, con una patina di malinconia sempre ben presente, condito da testi in islandese che suonano poetici anche senza conoscere una parola. La summa di tutto questo \u00e8 rappresentata dal pezzo-simbolo <em>Fjara<\/em>.<\/p>\n<p>Nella Valley \u00e8 il turno degli <strong>Eyehategod<\/strong>. Rivedere Mike Williams finalmente sobrio e in forma dopo il trapianto di fegato rende tutti molto felici e, nonostante si senta un po\u2019 la mancanza di Brian Patton alla seconda chitarra, ci pensa il buon Jimmy Bower a sfoderare una presenza cos\u00ec massiccia da rendere tale mancanza meno ingombrante. Mike urla la sofferenza ed il marciume a cui la band di New Orleans ci ha da sempre abituati e tutto assume improvvisamente un significato ancor pi\u00f9 profondo, un uomo gracile che ha scampato la morte per un soffio \u00e8 l\u00ec, su quel palco, ad urlare ossessivamente. Commovente.<\/p>\n<p>Prima tappa in Warzone per i <strong>Bad Religion<\/strong>. La Warzone \u00e8 un\u2019area che si \u00e8 sviluppata a dismisura negli ultimi anni, fino a diventare una vera e propria appendice del festival stesso, recintata da mura, filo spinato e torrette di guardia, sembra davvero di stare in una zona militarizzata, chiaramente nel bel mezzo dell\u2019inferno. \u00c8 il tour per il trentennale di <em>Suffer<\/em> per cui si parte diretti con <em>Do What You Want<\/em> per poi proseguire con altri classici del disco che ha cambiato le sorti dell\u2019hardcore melodico. Sono molti gli inni generazionali di cui Prof. Gregory Walter Graffin e soci sono responsabili, a gusto personale cito <em>Punk Rock Song<\/em>, <em>Sorrow<\/em> e <em>American Jesus<\/em>, ma l\u2019intero concerto \u00e8 un <em>sing-along<\/em> continuo.<\/p>\n<p>Prima tappa odierna anche all\u2019Altar, dove \u00e8 la volta dei <strong>Napalm Death<\/strong>, i quali ho il piacere di vedere in terra francese per la terza volta. Moltissimi i pezzi da <em>Scum<\/em>, dalle iniziali <em>Multinational Corporations<\/em> e <em>Instinct of Survival<\/em> fino all\u2019iconica <em>You Suffer<\/em>, che fa il paio con l\u2019altra brevissima <em>Dead<\/em>. Fanno capolino anche due storiche cover: <em>Victims of a Bomb Raid<\/em> degli Anti Cimex e <em>Nazi Punks Fuck Off<\/em> dei Dead Kennedys. Barney \u00e8 sempre una spanna sopra, il frontman grindcore per eccellenza, con le sue movenze epilettiche e la voce rabbiosissima.<\/p>\n<p>Congedo affidato agli <strong>A Perfect Circle<\/strong>, band sulla quale si era accumulata una grossa attesa per via di un gap temporale di 15 anni dal precedente album in studio e la relativa lontananza dai palchi, attesa che sembra essere una costante di tutti i progetti che coinvolgono Maynard James Keenan. Lo spettacolo \u00e8 coinvolgente, con molti brani tratti da <em>Mer De Noms<\/em> e ovviamente dal recente <em>Eat the Elephant<\/em>, posti perlopi\u00f9 nella seconda met\u00e0 di scaletta, e poi qualche estratto da <em>Thirteenth Step<\/em> come le bellissime <em>Weak and Powerless<\/em> e la conclusiva <em>The Outsider<\/em>. Spiazza e diverte la cover di <em>Dog Eat Dog<\/em> degli AC\/DC. Giochi di luci, scenografia e disposizione anti-classica sul palco, rendono lo spettacolo unico e degno di essere ricordato come una delle migliori chiusure che Clisson ricordi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"A Perfect Circle au Hellfest 2018\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZgY1jVqYWzw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sabato 23 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Il mattino inizia con i <strong>Black Rainbows<\/strong> nella Valley, un traguardo ragguardevole seppur con uno slot alle 10:30. La band di Gabriele Fiori regge il palco alla perfezione e il pubblico numeroso e attento sembra essere dalla loro parte. Si prosegue con gli svedesi <strong>Monolord<\/strong>, band chiacchieratissima nel giro stoner\/doom ormai, per niente nuova a questo genere di festival. La mezz\u2019ora di set a disposizione permette loro di eseguire appena tre brani, chiudendo in bellezza con l\u2019iconica <em>Empress Rising<\/em>. Riffing ripetitivo ma incisivo ed una voce volutamente monocorde ed effettata vanno a braccetto con una sezione ritmica potente ed ossessiva.<\/p>\n<p>Dopo qualche attimo di pausa \u00e8 il momento di una capatina al Temple per lo show della new sensation del black metal islandese: i <strong>Mis\u00feyrming<\/strong><em>. <\/em>Giovanissimo quartetto salito agli onori della cronaca grazie all\u2019interessamento del Roadburn Festival che li ha catapultati sui palchi del fest di Tilburg come Artist in Residence nel 2016, suonando ben tre set in tre giorni. Io c\u2019ero in tutte le occasioni perci\u00f2 posso affermare di essere piuttosto familiare con la band in questione. La freschezza nel loro sound \u00e8 capace di avvicinare sia vecchi che nuovi fan del black metal, complice anche un\u2019approccio molto diretto ed una presenza scenica esplosiva e quasi spavalda.<\/p>\n<p>Si torna nuovamente alla Valley per i <strong>1000Mods<\/strong>, combo stoner greco in costante ascesa. Sul palco un muro di amplificatori da cui fuoriesce uno stoner rock canonico di scuola Kyuss\/Fu Manchu in salsa mediterranea suonato con tanto cuore. Ben tre pezzi su sei estratti dal loro album di esordio del 2011 posti nella seconda met\u00e0 del set uno dopo l\u2019altro \u2013 <em>El Rollito<\/em>, <em>Vidage<\/em> e <em>Super Van Vacation<\/em> \u2013 accolti da un pubblico carico e da una Valley pienissima. Ennesimo rimbalzo Valley-Temple per il black metal psichedelico degli <strong>Oranssi Pazuzu<\/strong>, anche loro di casa al Roadburn e in tutti quei contesti in cui \u00e8 di casa la sperimentazione sonora. \u00a0Sembra di sentire Emperor e Darkthrone flirtare pesantemente con Pink Floyd, King Crimson e Hawkwind, una psichedelia disturbante proveniente da un pianeta fatto di demoni distorti e colorati. Fuori di testa. Ed \u00e8 ancora Valley con gli <strong>Orange Goblin<\/strong>. Scaletta variegata che pesca un po\u2019 da tutti i lavori della band londinese, con un occhio di riguardo per l\u2019ultimo validissimo <em>The Wolf Bites Back<\/em> ma con ampi tuffi nel passato con <em>Saruman\u2019s Wish<\/em>, <em>Scorpionica<\/em> e <em>Quincy the Pigboy<\/em> che scatenano un putiferio unico. Tuttavia la live-song per eccellenza rimarr\u00e0 sempre <em>Some You Win, Some You Loose<\/em>, qui riproposta nel tripudio generale, suonata da una band in perfetta forma, che diverte e si diverte dopo oltre vent\u2019anni di carriera.<\/p>\n<p>Al Temple ci sono gli <strong>Enslaved<\/strong> invece, presenza quasi fissa qui a Clisson dove due edizioni fa avevano portato un set old school per i venticinque anni di carriera dove non ci fu concessione per alcun brano post-<em>Ruun<\/em>. Questa volta invece la set-list \u00e8 maggiormente legata al presente con brani tratti dal trittico pi\u00f9 recente <em>Riitiir<\/em>&#8211;<em>In Times<\/em>&#8211;<em>E<\/em> oltre a brani storici come <em>Ruun<\/em> e <em>Isa<\/em> e fino al black metal vichingo degli albori con <em>Allf\u01eb\u00f0r O\u00f0inn<\/em>. Tuttavia \u00e8 davvero una strana sensazione assistere ad un concerto degli Enslaved senza Herbrand Larsen, membro della band norvegese dal 2004 con <em>Isa<\/em>, responsabile di tastiere e voci pulite, che ha contribuito a portare gli Enslaved verso la direzione odierna. Al suo posto il nuovo giovane arrivato H\u00e5kon Vinje, che per fortuna sembra essersi ambientato benissimo.<\/p>\n<p>Dei <strong>Dead Cross<\/strong> che dire: vedere Mike Patton e Dave Lombardo sullo stesso palco \u00e8 gi\u00e0 un\u2019emozione di per s\u00e9. I due mostri sacri sono affiancati da Mike Crain (Retox) alla chitarra e Justin Pearson (The Locust, Retox), che uniti al beat inconfondibile di Lombardo e alla voce esplosiva di Patton creano una miscela vincente di hardcore punk sperimentale, con spunti crossover thrash niente male. I <strong>Watain<\/strong> sono tra le band black metal scandinave (svedesi, non norvegesi) ad aver mantenuto un approccio quasi sacro al genere, pur avendo raggiunto un pubblico pi\u00f9 vasto; divertente \u00e8 stato leggere il loro nome nel bill del Primavera Sound di Barcellona ad esempio. Tra croci rovesciate, tridenti, fiamme e sangue animale, lo spettacolo dei nostri \u00e8 esattamente come mi piacerebbe descrivere un concerto black metal ad un timorato di Dio non avvezzo al genere. E non c\u2019\u00e8 modo migliore per concludere l\u2019ennesima lunga giornata se non con i pionieri di ci\u00f2 che viene definito post metal: i <strong>Neurosis<\/strong>. Non \u00e8 la prima volta che ho modo di assistere ad un loro concerto qui a Clisson o altrove, una band che dal vivo non delude mai. Da <em>Given to the Rising<\/em> a <em>Through Silver in Blood<\/em>, il quintetto di Oakland offre un\u2019ora di un\u2019intensit\u00e0 allucinante, con le voci di Scott Kelly e Steve Von Till che si intrecciano amorevolmente in un vortice di violenza e rabbia. Un altro giorno all\u2019inferno volge al termine.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Neurosis @ Hell Fest, Clisson, France - 23\/06\/2018\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ezq3BXiEl6A?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Domenica 24 giugno<\/strong><\/p>\n<p>Anche oggi la carne la fuoco \u00e8 tanta e la qualit\u00e0 elevata, tuttavia decido di dormire un po\u2019 di pi\u00f9, per cui la mia giornata inizia poco dopo mezzogiorno con i <strong>Warning <\/strong>nella Valley. Un\u2019album come <em>Watching From a Distance<\/em> \u00e8 in assoluto tra i miei dischi doom preferiti di sempre, e ascoltando la traccia omonima o <em>Footprints<\/em> dal vivo a stento si trattengono le lacrime. La voce di Patrick Walker \u00e8 una nenia dolcissima, adagiata su arpeggi distorti di chitarra, desolanti e magistrali. <strong>The Great Old Ones<\/strong> invece sono un combo francese di (post?) black metal dai temi Lovecraftiani. Benjamin Guerry e soci mettono a ferro e fuoco il Temple, traghettando tutti noi attraverso sonorit\u00e0 apocalittiche.<\/p>\n<p>Dalle ceneri dei Beastmilk nascono i <strong>Grave Pleasures<\/strong>, band post punk finlandese capitanata da Mathew McNerney, cantante\/musicista di origini inglesi gi\u00e0 dietro al microfono per Dodheimsgard e attualmente in forza agli Hexvessel. <em>Motherblood<\/em> \u00e8 l\u2019album pi\u00f9 recente della band ed ha ottenuto un ottimo riscontro, complice brani orecchiabili ed un songwriting fedele agli stilemi gothic e post punk ma con una produzione potente e moderna, che rende canzoni come <em>Haunted Afterlife<\/em> e <em>Infatuation Overkill<\/em> degli episodi estremamente godibili. I prossimi nella Valley sono i <strong>Nebula<\/strong>, storica stoner rock band californiana, fondamentali nello sviluppo del genere nel periodo post-Kyuss e da poco riformati dopo una pausa durata sette anni. Un platinato Eddie Glass ci accompagna lungo questi tre quarti d\u2019ora di heavy psych lisergico e dal forte sapore nostalgico.<\/p>\n<p>La vera rivelazione di questo Hellfest per molti sono stati gli <strong>Zeal &amp; Ardor<\/strong>, non per me perch\u00e9 sapevo gi\u00e0 cosa aspettarmi dopo l\u2019esibizione al Roadburn dell\u2019anno precedente (o quella a Roma nel loro tour italiano). La band svizzero-statunitense unisce due mondi distanti tra loro, ovvero quello degli spiritual dei neri americani a quello del black metal. Il risultato \u00e8 qualcosa che non avete mai sentito prima, reso ancor pi\u00f9 vincente dall\u2019utilizzo massiccio delle voci e della coralit\u00e0 come elemento principale. Pezzi come <em>Don\u2019t You Dare<\/em> o <em>Devil Is Fine<\/em> ti entrano in testa e non ti lasciano facilmente. <strong>Batushka<\/strong> porta invece il black metal ad un livello quasi teatrale, attingendo a piene mani dal rituale cristiano ortodosso e presentando uno show che altro non \u00e8 che la messa in scena di un rituale ortodosso. L\u2019immobilismo dei musicisti incappucciati e vestiti da sacerdoti viene compensato da una scenografia e un\u2019austerit\u00e0 senza eguali e dall\u2019odore incessante di incenso, conferendo un\u2019aura di sacralit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 forte l\u2019attesa per i <strong>Baroness<\/strong>, nonostante li avessi visti da poco in quel di Bologna. La formazione per\u00f2 non \u00e8 al completo, manca all\u2019appello il batterista Sebastian Thomson e sar\u00e0 lo stesso frontman John Baizley a comunicarci che \u00e8 dovuto tornare d\u2019urgenza negli Stati Uniti per problemi familiari. La band avrebbe potuto interrompere il tour ma non l\u2019ha fatto, portandolo a termine proponendo un set acustico del tutto improvvisato. La data francese rappresenta la prima in assoluto in questa circostanza. A detta di John, i pezzi sono stati arrangiati alla buona in tour bus il giorno stesso, ma nonostante tutto assumono una veste ancora pi\u00f9 intima cos\u00ec spogliati di ritmiche e distorsioni. \u00c8 stato un po\u2019 come mettersi a nudo completamente, un concerto emozionante ed inaspettato.<\/p>\n<p>In una delle rare incursioni in zona Main Stage trovo gli <strong>Alice In Chains<\/strong> in splendida forma, con una scaletta quasi esclusivamente incentrata sui classici e poco sul nuovo corso della band, quello con William DuVall alla voce. Jerry Cantrell prende la parola per annunciare <em>Nutshell<\/em>, dedicandola ai compianti Layne Staley e Mike Starr, e per l\u2019occasione anche a Vinnie Paul. Le note di <em>Doctor Doctor <\/em>degli Ufo preannunciano l\u2019imminente apparizione degli <strong>Iron Maiden<\/strong>. Si parte con <em>Aces High<\/em>, esattamente come ai tempi di <em>Live After Death<\/em> e si prosegue dritti per due ore attraverso i grandi classici della band britannica, con qualche chicca come <em>The Clansman<\/em> e <em>Sign of the Cross<\/em>, due brani dell\u2019epoca Blaze Bayley, stupendamente interpretati dal magistrale Bruce Dickinson. Ogni concerto dei Maiden \u00e8 un\u2019esperienza da vivere fino alla fine. <em>Run to the Hills<\/em> chiude una scaletta senza sbavature, preludio perfetto per i fuochi di artificio dell\u2019Hellfest e la conseguente esibizione di <strong>Marilyn Manson<\/strong>. Non prendiamoci in giro, Marilyn Manson non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, la voce \u00e8 andata e i segni di un cedimento fisico ci sono tutti, ma ragazzi che scaletta. Un\u2019abbondante manciata di pezzi dal capolavoro <em>Antichrist Superstar<\/em> e poi <em>The Dope Show<\/em> e <em>Sweet Dreams<\/em> oltre chiaramente a roba pi\u00f9 recente che lascia il tempo che trova. Invita sul palco delle ragazze dal pubblico e le fa danzare per lui, senza reggiseno. La scenetta dura a lungo catalizzando parecchio l\u2019attenzione, fino a tal punto che non importava pi\u00f9 che pezzo stesse facendo. Le signorine stanno al gioco e a conti fatti trasformano un concerto mediocre in qualcosa di stimolante.<\/p>\n<p>Come lo scorso anno con Perturbator, questa volta tocca a <strong>Carpenter Brut<\/strong> l\u2019onere di chiudere la giornata conclusiva dell\u2019Hellfest. La scena si ripete, con gente che balla e si diverte a suon di retrowave in un Temple stracolmo. In scaletta brani come <em>Leather Teeth<\/em>, <em>Disco Zombi Italia<\/em>, <em>Beware the Beast<\/em> (in cui fa capolino Mat McNerney dei Grave Pleasures) e la conclusiva cover del brano di Michael Sembello reso famoso dal film <em>Flashdance<\/em>, <em>Maniac<\/em>. Si conclude nel migliore dei modi un\u2019altra bellissima edizione dell\u2019Hellfest, un festival che riesce ad offrire tanto in termini di offerta musicale e che si conferma molto pi\u00f9 di un festival musicale.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Carpenter Brut - Maniac live @ Hellfest 2018\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5eVZmjkHpt0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Davide Straccione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci attende un tempo meraviglioso a Clisson e le previsioni sembrano promettere bene per tutto il weekend, infatti il sole&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9157,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[15,16],"class_list":["post-6676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-live","tag-doom","tag-stoner","wpcat-7-id"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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