Prehistoric Pigs – The Fourth Moon

Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di “Wormhole Generator“. La quarta luna dei Prehistoric Pigs è una luna grezza, motorheadiana a tratti (“Meteor 700”). Il combo di Mortegliano (Udine) mette subito in chiaro le cose sin dall’opener “C 35”: succulento heavy doom bollito in pentola High On Fire, Sons of Otis, Weedeater, Bongzilla e Spirit Caravan.

A questi ultimi sembrano accostarsi in particolar modo a causa di una certa vena psych che li rende più vellutati ed in sincronia con lo stoner moderno. Basti pensare alla dilatazione di “Old Rats” per evincere che la struttura compositiva si è nutrita anche di maestri del genere giallo/thriller/horror della scuola cinematografica italiana dei Settanta.

Ma il succo è presto identificato: riff come meteore pronte ad impattare la terra. Ne risulterebbe orgoglioso un certo Matt Pike osservando i suoi figli crescere e nutrirsi alla fonte dell’heavy psych con venature metal. Ma non tutto è uno sfoggio di muscoli: prendiamo per esempio la titletrack che segna uno sconfinamento verso territori grunge o altri passaggi simil funk, soprattutto grazie al fraseggio ritmico di Juri.

A proposito della struttura dei brani bisogna dire che talmente è vivace il colore armonico che sanno dare ai singoli episodi che il disco scorre via senza farci sentire la mancanza della voce. A questa caratteristica ne va aggiunta un’altra: la progettazione puntuale di un ogni singolo pezzo. Così, mentre da un lato perdiamo la voglia di jam tipica di molti gruppi strumentali, prendiamo, dall’altro, un atteggiamento  di controllo puntuale su ciò che si sta facendo.

Eugenio Di Giacomantonio