SPACEMAN 3 – Taking Drugs To Make Music To Take Drugs To

Shoegazing. Movimento musicale di tutto rispetto, praticamente uno dei pochi salvabili dai penosi, ridicoli ed inutili anni ‘80. Spiegare cos’è lo shoegazing è esattamente come spiegare cos’è il grunge o cos’è lo stoner. Come nel grunge e nello stoner, nello shoegazing vengono inseriti gruppi che non hanno nulla a che fare l’un con l’altro. Esempio al volo: se qualche gruppo stoner avesse suonato negli ‘80 sarebbe stato uno shoegazer, e se qualche shoegazer avesse suonato a metà/fine ‘90 sarebbe stato stoner, se volete due nomi per buttare quanto appena detto sulla pratica: Spaceman 3 e On Trial. Tutto questo è positivo? Non saprei.Magari un appassionato della psichedelia americana ‘60 non ha mai sentito uno shoegazer perché credeva fosse un miscuglio punk-elettronico-‘80. Magari uno shoegazing-fan non ha mai sentito la psichedelia americana ‘60 perché credeva fosse roba vecchia e sorpassata mentre lui ascoltava roba moderna, lui ascoltava shoegazing (eh!). Forse alla fine dei conti tutti i gruppi facenti parte di entrambi i movimenti hanno perso dischi venduti e questo solo perché “noi” abbiamo il brutto vizio di creare generi ed etichette. Quando troviamo qualcosa di già fatto ma ripreso e perfezionato, ci viene male dire “fanno psichedelia USA ‘60 rimodernata nei suoni e mixata con delirio elettronico kraut rock (altro esempio su cui non mi posso dilungare, ma ce ne sarebbe da parlare), ma con un tocco di malinconia molto Velvet Underground e/o punk dark ‘80 a seconda dei casi (vedi sopra alla voce gruppi completamente diversi inseriti nello stesso movimento), però sono degli anni ‘80, non dei ‘60 quindi non si può più parlare di psichedelia dati i tempi blah blah blah.” Ci viene molto meglio dire “fanno shoegazing (punto)”. Semplice chiaro preciso, e di facile assimilazione. Chi se ne frega se un ignorante non capisce, anzi meglio, perché noi che “ne sappiamo” non possiamo permetterci di dividere il nostro sapere con gli altri, quanto siamo figosi, no?
1990. Jason Pierce (Spiritualized – Spectrum), Peter (aka ‘Sonic Boom’) Kember (Spectrum), le due menti pensanti del progetto, decidono che per gli Spacemen 3 è arrivato il momento del pane & nutella, dopo circa 8 anni passati come teste di serie n.1 (secondo alcuni sì secondo altri no, ma minimo sul podio li si mette) di questo benedetto shoegazing, è arrivato il momento di mollare. E come regalo ai fan (e a non figosi che ignorano le gran seghe mentali sopra discusse) pubblicano questo album di lati-B e rarità, una vera chicca con cui finalmente si possono levare un peso dallo stomaco e spiegare a tutti che stracazzo è ‘stò minchia di shoegazing (per loro ma non per tutti, ri-vedi alla voce gruppi che non c’entrano uno con l’altro): non è nient’altro che “Taking drugs to make music to take drugs to”. Mai letta una spiegazione con un così alto rapporto semplicità-contenuto. Lo stesso motto dei psychedelics’ rebels ‘60. Chiamiamo il revival con il suo nome, perché non c’è niente di male a fare revival, se lo si fa con enorme classe come in questo caso. Voto 7/10 sì, ma per un “rarities & B-sides” è un complimento con i controfiocchi

Pier “porra” Paolo