Sun Dial – Science Fiction – A Compendium of Space Soundtracks

Science Fiction – A Compendium of Space Soundtracks: un titolo che è tutto un programma. Il nuovo lavoro di Sun Dial, la creatura psichedelica del guru Gary Ramon, suona come la colonna sonora di un film di fantascienza tutto da girare. Edito da Sulatron Records (non poteva essere altrimenti, considerando le recenti ristampe del progetto Quad), l’album è un meraviglioso compendio di psichedelia, elettronica, space e kraut rock.

Gary Ramon riprende lì dove aveva lasciato con Quad e i recenti Mind Control e Made in the Machine. Tredici tracce strumentali, tutte piuttosto brevi e supercatchy (esclusa la long version conclusiva di Hangar 13), che si rifanno alle atmosfere di classici del genere (gli score di Lalo Schifrin per L’uomo che fuggì dal futuro di George Lucas e Vangelis per Blade Runner di Ridley Scott) e di chi ha sempre giocato con suoni analogici e musiche concrete (da John Carpenter e Tangerine Dream a Jean-Michel Jarre e Iannis Xenakis).

Il motorik space rock fricchettone degli albori va momentaneamente in soffitta: Sun Dial tira fuori dal cilindro un sound tutto sintetizzatori ed effetti cosmici, continui esercizi di immaginazione e voli altissimi negli spazi siderali. Elettronica ipnotica per un’intelligenza aliena (Rise of the Robots) con pochissimi inserti di chitarra (ma le linee groovy di White Stone lasciano senza fiato) e passaggi ballabili da Occidente (Infra Red, Starwatchers) ad Oriente (Airlock).

Senza focalizzarsi esclusivamente sulla tecnica, cercando di sperimentare il più possibile nella variazione dei diversi parametri del suono, Ramon regala brani sperimentali e sospesi, rétro e futuristici, malinconici (Alien X) e minacciosi (Aftershock), caratterizzati da un particolare gusto per la melodia a presa rapida. Merito dell’esperienza maturata scrivendo le musiche di un documentario sulla storia di MKUltra, il programma di controllo mentale della CIA basato su LSD, prostitute ed elettroshock (citato di recente anche nella serie tv Stranger Things). Science Fiction suona proprio come una “porta di accesso all’enigma della coscienza”, senza il side effect del bad trip: un’incursione di incredibile fantasia in quella che potrebbe essere definita neo-psychedelia cinematica.

 

Alessandro Zoppo