Vvlva – Silhouettes

I Vvlva, direttamente da Aschaffenburg in Germania, tornano ad un anno di distanza dal precedente Path of Virtue. La solita classe nella composizione e nell’esecuzione emerge dall’ascolto dei nuovi brani e non si può negare che i cinque abbiano consolidato la loro posizione nel panorama heavy psych più raffinato.

Silhouettes si apre con la cavalcata cosmica dei pellegrini che più che avvicinarli agli Hawkwind, ci fa venire in mente le nuove leve dei cosmonauti più sfrenati, come Sacri Monti e Radio Moscow.

What Do I Stand For ha una introduzione pinkfloydiana che ci apre verso la quarta dimensione ma l’ambient viene lasciato al palo per dare respiro ad un pezzo molto accattivante dal facile appeal.

In Tales Told by a Gray Man si assiste ad una contaminazione strana e riuscita: nell’ossatura basica orientaleggiante si innestano contaminazioni alla Santana con il risultato di portare tutto a casa… Witchcraft! Lo stesso Magnus Pelander viene rievocato nella successiva Gomorrha, cantata nell’idioma madre dei nostri – che produce un effetto curioso in noi ascoltatori.

Bellissima e seducente la successiva Night by Night, che porta in dono tutte quelle band occulte dei Settanta come Atomic Rooster, High Tide, Coven (ecco, provate ad immaginare un cantante maschile al posto di Jinx e sarete molto vicini al risultato) riuscendo ad smarcare il culto del revivalismo fine a se stesso.

Hobos parla la stessa lingua easy di Brian Auger & The Trinity, dove i tasti d’avorio irrompono frontalmente nella composizione, senza soffocare la chitarra (tutt’altro), mentre la finale Dance to the Heathens rispolvera le contaminazioni ’70s, andando a trovare nei testi, nelle visioni e nell’aroma di incenso che sembra sprigionare, i Black Widow di Sacrifice, band seminale, insieme ai Black Sabbath, per chi si affaccia all’oscurità.

Non un sound per chi cerca la modernità a tutti i costi quello dei Vvlva, bensì una band con il cuore che fa del genuino heavy psych rock di ottima fattura.

Eugenio Di Giacomantonio