ROSÀRIO – Vyscera

I Rosàrio giungono al loro debutto discografico sotto la giovane label In the Bottle Records. La line-up made in veneto (Montagnana, PD), composta da Alessandro Magro (voce), Nicola Pinotti (chitarra), Fabio Leggiero (basso) e Stefano De Battisti (batteria), ha dato vita a questo primo album con una velocità sorprendente, giacché a stento raggiunge un anno d’attività. Pertanto, “Vyscera” non può che essere un disco diretto, realizzato di getto: le sette tracce, registrate in presa diretta presso le Officine Bahnhof di Padova, non raggiungono i trenta minuti di musica totali. “Dome”, inquadrando subito il carattere denso e senza fronzoli di una parte del sound dei Rosàrio, suona la carica e conduce verso la successiva “Road to Polaris”, altra faccia della medaglia più contorta e malata. “We Haunted”, evidenziando i crediti verso una band come gli Alice In Chains, sfugge verso lo spartiacque strumentale “Natkamtara”. La vena psichedelica qui prende il sopravvento, lasciando spazio all’estro della band che a briglia sciolta si esprime in maniera meno schematica. Nei due minuti e mezzo di “Caravan Kid” si schiaccia finalmente sull’acceleratore, scuotendo una scaletta fino ad ora non particolarmente ricca di cambi di marcia. Con “Callistemon” ci avviamo verso la fine: la traccia in questione ospita Riccardo Zulato, seconda chitarra e autore delle grafiche (realizzate a mano) firmate Cikas Lab. Altro ospite nella traccia di chiusura “Inner” è Carlo Stellin, il quale con il suono avvolgente del suo didgeridoo s’innesta nella intro psych di un brano strettamente legato ad atmosfere tipiche dei Tool.
Insomma, la band veneta non si distingue certo per inventiva, realizzando un disco che deve tanto al sound di band come Kyuss, Alice In Chains e Tool. Nonostante tutto, proviamo a considerare “Vyscera” come uno ‘sfogo’ dettato, forse, dalla voglia di far esplodere la propria musica senza star lì a ragionare troppo su un possibile sviluppo personale. I Rosàrio dimostrano di saper suonare uno stoner rock aggressivo, che qualche anno fa sarebbe stato apprezzato su qualsiasi latitudine terrestre, ma oggi tutto ciò non basta. Memento audere semper! (G.D.)

Enrico Caselli

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