THE INCREDULOUS EYES – Here’s the Tempo

Chi ricorda i Bebe Rebozo? Autori di uno dei più conturbanti ed affascinanti album di inizio millennio, “Voglio essere un ninja e vivere nell’ombra”, sono stati, insieme ai Six Minute War Madness e a poche altre realtà del rock italiano di quegli anni, gli unici a prendere la via impervia del rock ‘n’ roll. Da quell’esperienza emergono The Incredulous Eyes che vedono Danilo e Claudio De Nicola alle rispettive posizioni (voce, chitarra e sax il primo, dietro le pelli il secondo) coadiuvati da Andrea Stazi che prende il posto di Francesco Polcini al basso. A differenza della matematica, pur cambiando minimamente gli addendi, il risultato cambia, e non di poco. Rimane la stessa voglia di sperimentazione che (ormai ne siamo certi) abita nelle menti dei nostri (“Not Moving”, “Oddity”, “I Saw My Hero”, “D-Collapse Day”) ma qui assistiamo ad una germogliazione dei semi sparsi in lunghi anni di sala prove, palchi e jammate insieme agli amici. L’infatuazione per un disco capolavoro come “Terraform” degli Shellac è rimasta, ma stavolta viene contaminata con un approccio più classic/roots (“The Fisherman”, il bellissimo primo singolo estratto, con relativo video di Giustino Di Gregorio, “Time Wheel”, “The Edge of the Shore”, “Cold Muddy Waters”) che non nasconde la propria vocazione a diventare maturo e, per certi versi, definitivo. C’è un sapore noir alla Morphine dietro a pezzi come “Blinding Reaction” e viene sparso qua e là un odore di Blonde Redhead prima maniera a sintetizzare la contaminazione post rock con l’onda lunga del pop più ricercato. Il tutto recintato da due pezzi incantevoli nella loro stessa composizione acustica come “Dream On” e “Still Dreaming”, a rinforzare l’idea che la bellezza della vita è sempre nell’escapismo dei sogni.
Non sappiamo dove porteranno le prossime peregrinazioni musicali di Danilo Di Nicola e compagnia, ma siamo sicuri che, se continueranno con la stessa genuinità e ricercatezza che li distinguono da oltre dieci anni a questa parte, ne sentiremo delle belle.

Eugenio Di Giacomantonio

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