DIEGRINDER – Goin’ down

Una band che viene da Detroit non può che suonare rock’n’roll nel senso più puro del termine e i Diegrinder non fanno alcuna eccezione: nel loro ep d’esordio sciorinano cinque pezzi (più una ghost song che altro non è se non una riuscita cover di “Rock against ass” dei favolosi Turbonegro) di heavy rock influenzato dai numi tutelari MC5 ma anche da fenomeni contemporanei come Alabama Thunder Pussy, Dozer e gli amici Disengage.
Il modo di suonare di John (batteria), Steve (chitarra), Adam (voce e chitarra) e Hank (basso) è sporco ma ammaliante, libera concessioni melodiche solo nell’iniziale “How long” e nella coinvolgente “The blood”, si macchia di spirito punk nella costruzione dei brani e fa esplodere energia sonica allo stato puro. Produzione e artwork sono ben curati, dimostrazione della voglia di lasciare un segno nel mondo del music business odierno, senza perdere un solo grammo della potenza e della compattezza che contraddistinguono il loro sound.

Se però le due tracce suddette convincono in pieno, soprattutto nelle linee vocali graffianti e negli intrecci delle sei corde, i restanti pezzi si attestano sulla sufficienza, mostrando una band cattiva, perversa (l’inizio slabbrato di “Fantasize”), vogliosa di emergere, ma ancora con alcuni punti (dinamicità delle composizioni e maggiore personalità) da mettere a fuoco in fase di songwriting.

Certo è che legnate come “Under my skin” e “Last ride” lasciano presagire un futuro roseo per i quattro. Ma soprattutto si apre uno spiraglio per una città come Detroit, era da tempo che dalla “Motor city” non veniva fuori una band così cazzuta e rabbiosa…

Alessandro Zoppo

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