DOMADORA – The Violent Mystical Sukuma

Una cascata di note improvvisate e ricche di umore sanguigno. Domadora (nome spagnolo per designare la figura femminile che nel circo ammaestra i leoni) è un trio impro/space/psych di stanza a Parigi che ha scelto un nome azzeccato per descrivere il loro approccio alla musica free form. Siamo dalle parti di Earthless, Tia Carrera, Stinking Lizaveta, con qualcosa di più rude e impattante del concetto sviluppato dai 35007 e qualcosa in meno della balordaggine dei Karma to Burn. “Hypnosis” in apertura descrive bene dove vogliono andare a parare i nostri: quasi 12 minuti di strati su strati di lava heavy psych a solidificare una cattedrale sonora inespugnabile. Nelle successive “Indian Depression” e “Rocking Crash Hero” la forma canzone riemerge con tanto di vocals affidate al chitarrista Belwil e sembra di sconfinare nella tratta che nei Novanta collegava Seattle con New York, se vogliamo un grunge più intellettuale: più cervello, meno eroina.
“Solarium” riprende il discorso iniziale fatto di trance ipnotica, anche se stavolta siamo sui sedici minuti e la parte centrale si slabbra e rallenta, riuscendo ad essere evocativa con piccoli tocchi sugli strumenti. Le finali “Girl with a Pearl Earring” e “Jack Tripping”, nove e otto minuti rispettivamente, riportano alla mente i gentili tocchi dei Causa Sui: psichedelia soft che gira attorno ad un pattern unico riempendolo o sgonfiandolo secondo le pulsioni della jam. Il verbo dell’improvvisazione, del lasciarsi andare alla creatività istantanea, dell’espressione musicale indeterminata, trova ogni volta i suoi seguaci che lo declinano secondo le proprie gioie. Una parte di band deve rimanere fedele a questa linea se vogliamo avere il piacere di una musica libera in ogni senso.

Eugenio Di Giacomantonio

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