CACHEMIRA – Jungla

Un fuoco hard blues arde nei Cachemira, power trio di Barcellona. Visti dal vivo recentemente al Tube Cult Fest di Pescara, hanno dato prova di essere una band con un grande feeling al pari di fenomeni come Radio Moscow, Kadavar e i rimpianti Prisma Circus: pelle bianca e cuore nero, per intenderci.

Gaston Lainé, chitarra e voce, è un vero asso. Scaglia riff potentissimi a grattare la volta celeste a cui abbina solos acidi e ustionanti. Al pari, la sezione ritmica di Pol Ventura (basso) e Alejandro Carmona (batteria) segue, impenna e rallenta con classe purissima. Si sente che hanno tirato su questo progetto per lanciare qualcosa di bello nella palude stagnante della modern music e avvolgono l’ascoltatore come, appunto, cachemire.

I cinque brani che compongono il loro album di debutto, Jungla (pubblicato dalla nostrana Heavy Psych Sounds Records), sono cinque gioiellini. L’ouverture è una delicata introduzione in punta di piedi, con il buon gusto di non tirare le carte sul banco in una volta sola. Con Sail Away si entra nel pieno del mondo dei Cachemira: riff à la Deep Purple si incrociano con rallentamenti eternal blues, fino al punto di portare tutto a ritmo zero, nel cuore del pezzo. Dal vivo questa dilatazione potrebbe andare dritta dritta sul pianeta Hawkwind. Goddess è primigenio heavy blues woodstockiano con tanto di assolo di batteria nel finale: l’eterna e bellissima favola della donna angelicata. La title track è pura schizopatia instrumental Hendrix al ponte dell’arcobaleno! e la finale Overpopulation va a minacciare sul campo e a viso scoperto i Radio Moscow.

Che si debba ritornare alla musica di quarant’anni fa per farci provare ancora qualche genuina emozione? La risposta è in album felici come questo dei Cachemira.

 

Eugenio Di Giacomantonio

 

Cachemira

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