Fresco di edizione 2026 del Tube Cult Fest, lo Scumm di Pescara ospita nella sua cave room una delle quattro tappe italiane del tour europeo di De Venom Natura, il secondo album ufficiale dei Ponte del Diavolo, new sensation del panorama metal italiano. Ad accompagnare il quintetto blackened post-punk di Torino ci sono i Cowards, trio di Recanati pronto ad una nuova uscita per l’etichetta indipendente marchigiana Bloody Sound.
I Cowards aprono le danze presentando il loro Can You Hear Me?, atteso per giugno e anticipato dal singolo Fear of Fear. Il materiale del precedente God Hates Cowards del 2025 aveva messo subito le cose in chiaro: Luca (chitarra, voce e basso), Giulia (basso, voce e chitarra) e Michele (batteria) amano i suoni taglienti e abrasivi del noise rock e del post-hardcore degli anni Novanta.
Sul palco i Cowards non sono selvaggi e pericolosi come la loro musica, anzi: la loro pacatezza li rende adorabili. Una compostezza fatta di pochissime parole messa a contrasto con sonorità esplosive e metropolitane: la percussività ossessiva e le deflagrazioni di chitarra e voce bilanciano le aperture dream pop e shoegaze fatte di carezze e dolore. L’intesa tra i tre è totale e viene restituita da una compattezza profonda che arriva dritta al pubblico. Promossi a pieni voti.
È quasi mezzanotte e l’ora più buia accoglie come un bacio le storie inquietanti raccontate dai Ponte del Diavolo. Per il gruppo è un ritorno allo Scumm a due anni dalla loro prima apparizione all’edizione 2024 del Tube Cult. Spettatrici e spettatori (di età variegate) conoscono bene quel che li attende e sono pronti a dare un benvenuto come si deve ad una delle formazioni più fresche ed originali che l’underground metal italiano abbia partorito negli ultimi anni.
Il concerto è incentrato sul materiale di De Venom Natura, uscito lo scorso febbraio per l’etichetta francese Season of Mist. La caratteristica principale dei Ponte è la loro immediata riconoscibilità: una proposta che mescola con abilità estrema black metal, doom, wave e post-punk; la voce evocativa di Elena aka Erba del Diavolo, protagonista di una performance beffarda e teatrale; i due bassi potenti che si legano alla perfezione al ritmo animalesco della batteria e ai ricami della chitarra. Pure in questo caso, poche parole e tanta sostanza.
Il concentrato dei Ponte del Diavolo unisce l’orrore del gothic sound alla potenza bastarda e suggestiva del death rock, con un’impronta torbida e martellante che definisce un crossover incestuoso e dannatamente attraente. Fatta eccezione per la lunga Delta-9 (161), piccola suite che domina la parte centrale del disco, De Venom Natura è suonato quasi nella sua interezza, con picchi per Lunga vita alla necrosi e Il veleno della Natura, con Erba del Diavolo sempre più Rettore 2.0 in preda a spasmi dark allucinati.
La cover di The Weeping Song lascia il posto a quella di In the Flat Field dei Bauhaus, a ribadire la discendenza da quel suono cupo, cataclismatico e tenebroso che ha trasformato l’abisso esistenziale in musica. Da Fire Blades from the Tomb, l’esordio ufficiale del 2024 che li ha fatti conoscere in mezza Europa, vengono estratte le immancabili Demone e Covenant, mentre dal passato della band (quando ancora facevano girare le cassette registrate in poche copie) arriva Un bacio a mezzanotte, ad aprire e chiudere un rituale oscuro, elettrizzante e totalmente personale.
Complimenti a Ponte del Diavolo e Cowards per provare a smarcarsi dai cliché e far parte di una comunità viva e pulsante, fatta di concerti, collaborazioni e amicizie. E complimenti allo Scumm per una programmazione attenta, precisa e curiosa e per la cura di ogni dettaglio, dall’accoglienza ai suoni. Non è cosa da poco per la malandata “scena” underground italiana.
Alessandro Zoppo






