Il poster del tour dei quarant'anni di 17 Re dei Litfiba

Litfiba – 28 luglio 2026, Arena Flegrea (Napoli)

I Litfiba tornano a Napoli nella cornice dell’Arena Flegrea per il tour 2026 che celebra i quarant’anni di 17 Re. Ad accogliere il concerto del 28 luglio è il Noisy Naples Fest, fresco della due giorni di live del 23 e 24 luglio alla Mostra d’Oltremare con Franz Ferdinand, Skunk Anansie, Bluvertigo e Grove, Kasabian, Subsonica, Planet Funk e Pellegrino.

È caldo e l’aria a Napoli è pesante. Il marmo e la pietra dura che dominano la cavea e le gradinate dell’Arena Flegrea non aiutano ad alleggerire il soffocante tasso di umidità. Va subito detto che la location è l’unico neo della serata: se l’acustica è perfetta e ad un concerto in fin dei conti è quello che conta, la fossa tra palco e pubblico toglie carica al flusso di energie che scambiano gruppo e spettatori. A tal proposito: in prevalenza maschi over 40, pochi dark e tanti nerd.

Il rispetto delle sedute dura invece il tempo di un paio di canzoni: poco dopo Febbre e Come un Dio, sono già quasi tutti in piedi. Per fortuna. Non potrebbe essere altrimenti ad un concerto dei Litfiba. La band è in grande forma. Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, supportati alla batteria da Luca Martelli, suonano in maniera impeccabile. È un autentico concerto rock: tutto suonato e ad alta intensità.

In più di due ore e mezza di live, i Litfiba eseguono tutto 17 Re, cambiando soltanto l’ordine delle canzoni. Nella seconda parte, piazzano i tre classici di DesaparecidoIstanbul, Eroi nel vento (dedicata a Ringo De Palma) e La preda –, i due di Litfiba 3Santiago e Tex –, Cangaceiro e la bellissima Il vento, dal live album Pirata uscito nel 1989. L’esibizione è così intensa che cattura e restituisce al pubblico tutte le emozioni e l’adrenalina dell’evento.

Non è una celebrazione nostalgica. Il concerto di Napoli (e l’intero tour di reunion) è la celebrazione di un disco epocale e decisivo per la storia della musica italiana, ma è pure un rinnovamento gioioso e una riattivazione creativa per una band tremendamente attuale che si ritrova a suonare in un periodo politico-sociale oscuro e polarizzato e in un presente musicale artificiale e tormentato.

Peccato che tra un brano e l’altro Pelù si lasci andare ai suoi comizi naïf che sono pure schietti e sinceri, ma alla lunga diventano davvero insopportabili. D’accordo che lo stratagemma serve a rallentare il ritmo per darsi la possibilità di tirare il fiato. E d’accordo che i Litfiba sono un gruppo anticonformista e militante e Pelù è uno showman che ha sinceramente a cuore la pace e la non violenza, la lotta alle ingiustizie e agli abusi del potere. Ma così è troppo.

Veder roteare uno scalpo di Donald Trump (o di Giorgia Meloni) ci sta e fa sorridere; sentire una denuncia delle malefatte delle lobby farmaceutiche dopo aver fatto da sponsor ai vaccini durante il periodo del Covid decisamente meno. Per fortuna c’è la musica e qui Piero Pelù è imbattibile: energico, intimo, profondo. Praticamente perfetto. Così come lo sono le chitarre ruvide e essenziali di Ghigo (il più osannato dal pubblico), le tastiere maestose ed espressive di Aiazzi e le ritmiche dinamiche e granitiche, in particolare il basso stratosferico di Maroccolo.

Lo spettacolo dei Litfiba per questi quarant’anni di 17 Re è ridotto all’osso: scenografie sobrie e semplici che lasciano parlare la musica. Un adattamento funzionale e contemporaneo di un pilastro nella storia del rock italiano per un concerto diretto, fresco, attuale e senza sbavature. Venuti fuori dal Limbo (per citare il titolo del brano di un gruppo che guardava proprio alla dark wave italiana degli anni Ottanta), i Litfiba del 2026 sanno mettere d’accordo rock e poesia, arte e politica, ricordi e identità, emozioni e appartenenza. In fondo, fanno semplicemente quello che hanno sempre saputo fare meglio: salire su un palco, suonare e trasformare uno show in un rito collettivo.

Alessandro Zoppo