Lucrecia Dalt dal vivo in concerto

Lucrecia Dalt – 27 maggio 2026, Monk (Roma)

È griffato Zen Arcade e Flaming Creatures il concerto di Lucrecia Dalt al Monk di Roma, seconda serata delle cinque tappe italiane che hanno portato la cantautrice colombiana da Milano a Bologna, Torino (per Jazz is Dead!) e Precenicco. Classe 1980, colombiana di nascita e statunitense d’adozione dopo un periodo formativo berlinese, Dalt (all’anagrafe María Lucrecia Pérez López) è in tour per promuovere l’ultimo album A Danger to Ourselves, il nono della sua discografia da solista uscito lo scorso settembre per RVNG Intl., l’etichetta newyorkese di Matt Werth.

A Danger to Ourselves è prodotto da David Sylvian, compagno dell’artista sudamericana che ha anche prestato la sua voce al brano d’apertura Cosa rara. Il disco, emerso dal “regno abissale del delirio erotico” e frutto di una drammatica esperienza personale (di arresto cardiaco temporaneo e pre-morte), si discosta dal materiale minimalista dei primi lavori come Commotus del 2012, Syzygy del 2013 e Anticlines del 2018 per evolvere verso una singolare forma-canzone che mescola i canoni latinoamericani e afro-cubani con flussi jazz e loop alieni. Rimangono la struttura spezzata delle composizioni e un suono deformato capace di essere delicato e dissonante al tempo stesso. Ma dal vivo in pentola bolle molto di più.

Sorridente e rilassata, Lucrecia Dalt è accompagnata sul palco da due giovani e fidati improvvisatori di talento: Alex Lázaro alle percussioni “aeree” (il suo kit è “una palestra scultorea: un’architettura di percussioni in stile Gaudí che richiede la rotazione di tutto il corpo”) e Cyrus Campbell al basso e contrabbasso. I ritmi caleidoscopici prodotti dalla coppia servono le distorsioni, gli stridii, le tessiture abrasive, le melodie e le performance spoken word di Lucrecia, autrice di una musica intensa e sensuale ricca di poesia notturna, sbandamenti metropolitani e suggestioni cinematografiche. Non a caso tra le influenze di A Danger to Ourselves ha citato i film di David Cronenberg e Leos Carax.

In bilico tra pop malinconico, elettronica pulsante e dub psichedelico, in alternanza continua tra inglese e spagnolo, il concerto si srotola tra sofisticate suggestioni electro wave dal sapore anni Ottanta e Novanta, audaci gesti sonori d’avanguardia ed escursioni sorprendenti in territori allucinati. Sono proprio i momenti dub jazz improntati alla psichedelia (vedi la lunghissima coda di Cosa rara) a convincere maggiormente: quando le canzoni si dilatano, si intrecciano con un’elettronica fluida e mutevole e viaggiano negli incroci tra la batteria di Alex e il basso che nasce dalle profondità di Cyrus.

Nonostante le numerose sequenze, l’esibizione di Lucrecia Dalt rimane tremendamente concreta, anche quando si fa più dissonante e stratificata: c’è sempre qualcosa di denso, emozionante e seducente nella musica dell’artista colombiana. È jazz, pop, ambient, elettronica e canzone d’autore che guarda tanto al patrimonio latino quanto alla sensibilità contemporanea, con melodie stranamente orecchiabili, inaspettate svolte di psichedelia rumorista, trip-hop ipnotico e crepuscolare e improvvisazione cosmica. Una musica estremamente elegante, da assaporare in silenzio, contemplando la sua voce sciamanica, i vuoti spettrali appesi tra le parole e quella tensione sonora che esplora l’amore, i legami, la trascendenza e il desiderio di liberazione dagli schemi.

Non manca un lato leggero nell’abissale profondità musicale di Lucrecia Dalt, specie quando abbraccia la sua chitarra acustica e si mette a cantare il bolero di Amorcito caradura. Tutto torna nell’astrazione cupa e giocosa della cantautrice, che anche dal vivo si conferma una delle voci più interessanti della musica sperimentale contemporanea. In chiusura, complimenti doverosi a Zen Arcade e Flaming Creatures che stanno portando avanti un format prezioso e illuminato in spazi non convenzionali di Roma, facendo assaporare al pubblico in luoghi come la chiesa metodista di Castro Pretorio, l’Istituto Polacco, la galleria Cantadora, il Metro Core e il Monk le esibizioni di artisti del calibro di Rafael Toral, Elliott Sharp, Fred Frith, Bitchin Bajas, Gift, Maquina, Wrens, Bill Orcutt, Glacial, The Dwarfs of East Agouza e tanti altri.

Alessandro Zoppo