I Caveiras vanno all’assalto dell’orrore al potere con Guerra total na Boca do Lixo, il loro album d’esordio pubblicato da Ur Suoni e costato due anni di intenso lavoro. I tre vengono da Firenze ma cantano in portoghese, sono mascherati come autentici rivoluzionari e si fanno chiamare Zé Caveira (voce, elettronica, percussioni), Diabo Branco (basso, voce, percussioni) e Bicho (batteria).
Dietro i nomignoli ci sono musicisti attivi da tempo nella scena alternativa fiorentina con realtà come Tribuna Ludu, Sex Pizzul e Lampredonto. Quella per il Brasile non è una sterile fissazione o un’appropriazione culturale indebita. Guerra total na Boca do Lixo è traducibile come Guerra totale nella bocca della spazzatura, ma è un gioco di parole con la Boca do Lixo, una zona popolare di Luz, nel centro di São Paulo.
La “bocca della spazzatura” è un quartiere degradato popolato da criminali, spacciatori, prostitute e diseredati, diventato simbolo di marginalità e disperazione tanto da essersi guadagnato il soprannome di Cracolândia negli anni Novanta. I Caveiras partono da qui per costruire il loro immaginario ribelle e allucinatorio, dove la Boca do Lixo si trasforma in “un luogo dell’anima, un santuario che accoglie tutti gli sconfitti e i diseredati di questo mondo”.
In realtà, Guerra total na Boca do Lixo è una citazione dal film Il bandito della luce rossa (O bandido da luz vermelha), classico del cinema marginal brasiliano diretto nel 1968 da Rogério Sganzerla e ispirato alla storia vera di João Acácio Pereira da Costa, criminale solitario che tra il 1965 e il 1967 tenne in scacco la polizia terrorizzando la popolazione di São Paulo.
Un atto di rivolta per l’affermazione della propria marginalità, contro le cupole dell’Occidente neoliberista e la loro narrazione dominante, la cloaca morale delle oligarchie venuta a galla con l’archivio di Jeffrey Epstein. I vicoli bui della Boca do Lixo diventano “il campo di battaglia dove si combatterà la guerra santa dei pezzenti, quando le masse – progressivamente spogliate di ogni libertà – insorgeranno contro i pochi che accentrano il potere nelle proprie mani”.
Per arrivare a mettere in musica questo atto di resistenza al capitalismo globale, i Caveiras hanno impiegato due Ep (Cidade oculta del 2018, in omaggio ad un cult del noir brasiliano diretto da Chico Botelho nel 1986, e il live Ao vivo depois do fim do mundo del 2022), uno split del 2019 diviso con i milanesi Arabia Saudade (ora diventati United Saudade of Americas) e la raccolta Four Years of Struggle: War Journal 2018-2022.
La rabbia che esce dai 12 brani del disco è viva e pulsante. I Caveiras celebrano il funerale della nostra superba, degradata civiltà affidandosi al lato oscuro del samba: una poltiglia di punk barricadiero, funk urbano, dub ossessivo, deformazioni industrial e vibrazioni afro-brasiliane da batucada rurale punkadeira. I suoni sono neri e rossi, come i colori del movimento anarchico e della Quimbanda, il culto di origine africana che libera dai vincoli mentali opprimenti per favorire il cambiamento e la trasformazione.
Aperti gli occhi davanti alle pratiche perverse delle élite e ad una classe dominante diabolica sotto ogni punto di vista, non resta altro da fare che lasciar perdere post da aperitivo ed editoriali da salotto e farsi trascinare nella battaglia. Questo disco è la perfetta colonna sonora per accompagnare chi ascolta contro la normalizzazione e la giustificazione intellettuale di guerra e genocidio, ideologia neoliberale e pedofilia.
L’ascolto dei Caveiras è una sorpresa continua. Agli estremi del loro spazio sonoro troviamo canzoni sferraglianti come Campo de guerra, Feiticeira e Fora da ordem! (gli esiti migliori quando la composizione è tagliente e nevrotica) e una ombrosa ballata psichedelica come Santo selvagem, dove spicca la voce di Serena Altavilla, cantautrice attiva da solista e in numerose formazioni italiane come i Mariposa e i Calibro 35.
Scrivere post incendiari su Facebook e firmare petizioni su Change.org non serve a nulla: il disagio sociale si sfoga scendendo in strada. I Caveiras lo sanno bene e ci donano la musica ideale per combattere la crisi terminale dell’impero. Nota conclusiva, a ribadire che Guerra total na Boca do Lixo è già uno dei migliori dischi italiani del 2026: l’album è dedicato a Mark Stewart, eroe e simbolo del post-punk britannico con il Pop Group e da solista, scomparso nel 2023 all’età di 62 anni.
Etichetta: UR Suoni
Anno: 2026
Voto: 8
Tracklist:
- Campo de guerra
- Entendendo nada
- Cadeira do Dragão
- Yoru
- Santo selvagem (feat. Serena Altavilla)
- Luz vermelha
- Feiticeira
- Até o caixão
- Sapo-Sapo
- Exu dei
- Fora da ordem!
- Campo de guerra (Reprise)
Alessandro Zoppo






