I Golden Hours sono una specie di supergruppo post-punk composto da spiriti affini che hanno tirato fuori il loro secondo lavoro, intitolato Beyond Wires. Dopo l’album di debutto omonimo del 2023, la band di Berlino via Bruxelles torna sempre su Fuzz Club Records (saranno anche nella line-up di Fuzz Club Festival 2026) con un disco di canzoni semplici e glaciali, in cui le melodie e le ritmiche sostengono l’intera impalcatura, senza troppi artifici né manierismi stilistici.
Beyond Wires è composto da dieci brani in perfetto equilibrio tra elegante post-punk, cupa psichedelia e immersivo shoegaze, senza dimenticare un certo richiamo all’indie dei primi Duemila. Non potrebbe essere altrimenti visti i musicisti coinvolti, attivi da tempo in vari progetti dell’universo neo-psichedelico: Hákon Adalsteinsson (Singapore Sling, The Third Sound, The Brian Jonestown Massacre) alla chitarra e voce, Rodrigo Fuentealba Palavacino (Fifty Foot Combo, The Fuzztones) alla chitarra, Tobias Humble (Gang of Four, Tricky) alla batteria e Wim Janssens (Ellroy, Joy Wellboy) al basso, voce e tastiere.
Il suono dei Golden Hours è fosco, ipnotico e di classe, viscerale e inquieto, di ruvida e scintillante sensualità. Eterei e trascendentali al punto giusto, i quattro si divertono (per quanto possa essere possibile suonando musica secca e dolente) con composizioni che provano a distinguersi dal piattume generale del genere, pur non spiccando per una straripante originalità. La loro cifra è un sound raffinato e affascinante, accompagnato da testi profondi ed efficaci.
Il livello medio delle composizioni è elevato, per cui nessun pezzo spicca sugli altri. Ma se proprio vogliamo segnalare i vertici del disco, tre brani attirano particolarmente l’attenzione di chi ascolta. Innanzitutto Heading for the Moon, poco più di quattro minuti di struggimento cantautorale post-punk al massimo dell’inventiva. Poi la sensuale melodia pop di Arctic Desert, annegata in un arrangiamento scheletrico e glaciale punteggiato dagli intrecci sinuosi delle due chitarre. Infine l’andamento narcotizzante di Book of Lies, caratterizzata dai fitti intrecci di tastiere e chitarre.
In definitiva, Beyond Wires dei Golden Hours è un album che non cambierà le sorti della nuova scena post-punk europea, ma si presenta come un solido disco rock votato al nero, segnato da un pugno di canzoni romantiche e dolenti. Un affresco musicale con brani infusi di sentimento, melodie semplici, un’energia rara e un’aura profondamente malinconica che gira tutta intorno. Non è roba da poco nel panorama musicale attuale.
Alessandro Zoppo
Voto: 7
Fuzz Club Records, 2026
Tracklist:
- Whatever Happens Today
- Heading for the Moon
- Arctic Desert
- The Letter
- Book of Lies
- The Same Thing
- Voices
- Train I Ride
- Pray for Darkness
- The Water’s Fine






