La locandina di Massimo Silverio e Dumbo Gets Mad al Monk di Roma

Massimo Silverio e Dumbo Gets Mad – 22 gennaio 2026, Monk (Roma)

Curiosa serata griffata Dna Concerti quella del 22 gennaio al Monk di Roma: il club di Portonaccio accoglie sul suo palco la strana coppia formata da Massimo Silverio e Dumbo Gets Mad, personalità italiane da esportazione che provano a mettere in discussione i confini del cantautorato sospeso tra tradizione, folk ed elettronica e della psichedelia pop. Ad aprire le danze alle 21:30 in punto è Massimo Silverio, che conferma fin da subito l’aura da fenomeno di culto che lo accompagna.

L’esibizione del cantautore friulano è raffinata, vibrante e molto partecipata dal pubblico, nonostante la proposta non sia immediata e definire il suo genere non risulti semplice. Influenzato dal folklore di territori ricchi di storia e tradizioni secolari, Silverio canta in lingua carnica, impostando sul suo delicato falsetto un suono stratificato che sovrappone folk evoluto, trip-hop scuro e minimalismo elettronico. Il richiamo alle radici della Carnia è trasfigurato, ma fa trasparire una conoscenza intima e profonda di quei luoghi.

Accompagnato dal produttore Manuel Volpe (leader della Rhabdomantic Orchestra) alle macchinazioni elettroniche e da Nicholas Remondino (multistrumentista di Lamiee, Ōtonn e Dròlo Ensemble e collaboratore – tra gli altri – di Stefano Battaglia, Iosonouncane e Any Other) all’apparato percussivo, Massimo Silverio riempie dei pieni di chitarra e voce uno spettacolo che lascia spazio ai vuoti (anche nella scenografia: zero luci e tanto fumo) per una formula estatica che arriva a lambire i territori dilatati, rituali e circolari degli Om con Robert Lowe.

Massimo Silverio
Massimo Silverio

I brani, estratti soprattutto dal secondo album Sùrtum (uscito alla fine del 2025 per la torinese Okum Produzioni, a due di distanza dall’esordio Hrudja del 2023), si susseguono come flussi sonori continui, come a voler rimarcare quel delicato intreccio tra natura, esseri umani ed animali di un territorio di montagna antico e fiero. Una musica istintuale generata per sottrazione, costruita su melodie otturate da ritmi sincopati e vibranti distorsioni e su una voce delicata e sofferta che sale dal basso verso picchi energici e celestiali.

Un concerto emozionante, evocativo e umano che per un’ora ci parla di amore ed essenza, violenza e devastazione, paziente attesa e morte, umidità come “fresca emanazione di vita”. Silverio è un artista che sembra provenire da una dimensione e un pianeta lontani, anche nei modi: il pubblico è caloroso e appassionato e lui, rimasto concentrato in silenzio tra un brano e l’altro, risponde timido, con garbo e un sorriso accennato. Poche parole, tanta sostanza.

Tempo di un breve cambio di palco e l’atmosfera cambia completamente con l’arrivo dei Dumbo Gets Mad, il progetto del cantautore, produttore e sound designer emiliano Luca Bergomi, partito da Los Angeles e rientrato a Milano. Nata come duo insieme a Carlotta Menozzi, la band si è allargata a cinque elementi, raggiungendo consenso internazionale (hanno suonato a festival prestigiosi come South by Southwest, Levitation e Manchester Psych Fest) e sei dischi all’attivo.

I Dumbo Gets Mad
I Dumbo Gets Mad

La formula dei Dumbo Gets Mad è semplice, fresca e diretta: una miscela di trasognato pop psichedelico, edulcorato garage rock e trascinante disco funk. Paradossalmente è proprio nell’elemento ballabile da club fumoso di metà anni Settanta che il gruppo riesce meglio, come dimostrano pezzi travolgenti quali Makes You Fly e Pariah. Perché dolcificare e alleggerire non guasta, senza essere necessariamente avvolti nel mistero e nell’oscurità.

Contornati da curiosi visual che alternano tigri, soldati, maneki neko, Doraemon e pattern psichedelici dai motivi fluidi e i colori accesi, i Dumbo Gets Mad sono una formazione da festa: trasportano in un mondo liquido e giocoso nel quale gli arrangiamenti pieni e rotondi, dove la chitarra di Bergomi è lo strumento principale, nascondono una certa inconsistenza di fondo, compensata da strategiche e ammiccanti densità indie pop.

Numerosi i piccoli classici, da Self-Esteem a Misanthropulsar, e le canzoni che arrivano da Five Eggs, nuovo album del gruppo uscito lo scorso settembre per Carosello Records. “Un disco psichedelico nell’estetica, nelle sue strutture e nell’immaginario sonoro, ma molto realista nei temi affrontati”, ha raccontato Luca Bergomi parlando di controverse dinamiche comportamentali e relazionali, alienazione e conflitti interiori. Un pop rock psichedelico emotivo, fluido e zuccheroso al punto giusto, perfetto per accompagnare il pubblico sorridente e soddisfatto verso casa in un umido giovedì di fine gennaio.

Alessandro Zoppo